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Festa del 25 Aprile e de Magistris: il pugno chiuso di un sindaco che non conosce la storia di Napoli e della resistenza.

Scritto da Mario Bianchi Il . Inserito in Succede a Napoli

25 aprile celebrazione 2

Il pugno chiuso del Sindaco di Napoli fa sorridere, sarebbe tempo di liberarsi dal senso comune della Resistenza sempre e solo rossa? Ma lui non resiste ed alza il pugno, così invaghito della sua immagine di Comandante rivoluzionario.

I napoletani avevano attraversato 43 mesi di guerra subendo centocinque bombardamenti aerei, piangendo ventitremila morti, contando centomila vani di abitazione distrutti, soffrendo disagi infiniti negli approvvigionamenti e nei servizi essenziali, quando i tedeschi, divenuti nemici, attraversarono le strade con le loro autoblindo, sparando, uccidendo, rastrellando gli uomini per deportarli altrove, nelle organizzazioni del lavoro obbligatorio. Il loro comandante ne voleva trentamila di questi uomini da lavoro. Fu forse proprio la paura dello sfollamento coatto di tutte le famiglie e delle retate dei maschi ordinate dal colonnello Schöll, a spingere la popolazione giunta sulla soglia della disperazione e dello sdegno per la violenza dei soldati, a rispondere con il coraggio del rifiuto.

Fu dunque quella di Napoli la rivolta spontanea di una città, non tutta per la verità, fatta da soldati e soprattutto ufficiali in cui l'odio antitedesco era rafforzato da un forte sentimento di lealismo al re ed all'istituto monarchico, che coinvolse anche operai, intellettuali, e gli scugnizzi .

Ciò non accadde solo a Napoli. Nel settembre del 1943 l’Abruzzo, per esempio, fu attraversato dalla Linea Gustav. Alla macchia, rifugiati nei boschi, nelle stalle e nei casolari sperduti, gli uomini della Majella coltivarono precocemente l’idea di un’opposizione aperta all’esercito invasore. Le prime forme di resistenza popolare, nacquero qui in modo embrionale, spontanee ed istintive: per sottrarsi ai bandi di reclutamento per i lavori coatti ed evitare il prelevamento forzoso di beni indispensabili alla sussistenza, gli uomini si organizzarono presto in resistenza armata, e così organizzata da Ettore Troilo, socialista, nasce la brigata Maiella che non dipende direttamente da nessuno dei partiti del CLN.

Intendiamoci molti partigiani erano comunisti, molti comunisti diedero la vita. Tuttavia non possiamo dimenticare quello che Aldo Cazzullo nel suo “Possa il mio sangue servire” ha reso noto a un pubblico vasto cioè quello che accadde a Porzûs, dove partigiani comunisti uccisero i partigiani «bianchi» delle brigate Osoppo: tra loro anche Francesco De Gregori, lo zio del cantautore che ne porta il nome; e Guido Pasolini, che prima di essere ammazzato scrive al fratello Pier Paolo per farsi mandare dalla madre un fazzoletto tricolore, perché vuole indossare quello e non «lo straccio rosso» .

Non possiamo nasconderci ancora che non tutti i partigiani delle Garibaldi erano comunisti: molti erano ragazzi senza partito, che volevano sfuggire alla leva di Salò. Poi c’erano i partigiani cattolici, monarchici, socialisti, giellisti. Non era di sinistra Edgardo Sogno, che passò il resto della vita a combattere i comunisti, ma allora si batteva perché gli Alleati rifornissero anche i garibaldini, di cui riconosceva il valore. Non era di sinistra il generale Raffaele Cadorna (nipote del generale che prese Roma, figlio del comandante della Grande guerra), che si fece paracadutare con una gamba lesa nell’Italia occupata. Non era di sinistra Maggiorino Marcellin, il sergente degli alpini che in Val Chisone fronteggiò con mille uomini le SS e la Luftwaffe.

Non era di sinistra il colonnello Montezemolo, che guidò la Resistenza a Roma prima di essere torturato e ucciso alle Ardeatine. Non erano di sinistra i tre carabinieri di Fiesole - Vittorio Marandola, Fulvio Sbarretti, Alberto La Rocca - che vanno a farsi ammazzare in una domenica di agosto, un pomeriggio pieno di sole, per salvare dieci ostaggi civili che non hanno mai conosciuto. Non era di sinistra don Ferrante Bagiardi, che quando vede fucilare 74 suoi parrocchiani sceglie di morire con loro dicendo: «Vi accompagno io davanti al Signore». Non era di sinistra suor Enrichetta Alfieri, che rischiò la vita per salvare i prigionieri dei fascisti a San Vittore. Non erano di sinistra i componenti della Brigata Ebraica. Non erano comunisti i quasi 90 mila militari che morirono dopo l’8 settembre: i fucilati di Cefalonia, i bersaglieri che si batterono al fianco degli Alleati.

Dunque a noi sembra che un sindaco dovrebbe in rappresentanza di tutti, ricordarsi e ricordare che la Resistenza è patrimonio della nazione, non di una fazione!

Ma il nostro no, lui no, lui alza il Pugno come un vero comandante: Hasta siempre! (che con la resistenza non c’entra nulla ma a Lui piace tanto!)