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Ogni orizzonte della notte: come obliarsi e poi riemergere dal buio

Scritto da Francesca Ciaramella Il . Inserito in Letteratura

ogni orizzonte

Dallo scorso 24 Marzo è possibile imbattersi in libreria e online in Ogni orizzonte della notte, edito da AUGH! Edizioni e nuovo prodotto letterario dello scrittore napoletano Maurizio Vicedomini, la cui officina vanta la messa in cantiere di ben tre romanzi e un fortunato racconto, Senzanome, vincitore nella sezione fantasy del Premio Mondadori (2013).

Giovanissimo, eppure già filologo, editor e direttore di rivista, sa quanto può essere arduo destreggiarsi nel groviglio illogico dell’attuale industria letteraria italiana; e nonostante ciò eccolo alle prese con il suo lancio nel buio: tra una presentazione ufficiale e una chiacchierata informale, descrive la sua promettente creatura. Ed oggi anche noi di QDN proviamo a parlarne.

Lungo una linea ideale, l’orizzonte, si stagliano le certezze visive dell’osservatore; verso l’orizzonte convergono i punti di ogni piano orizzontale; e in fondo esso rappresenta il limite divisorio tra cielo e terra. Per l’autore però questa linea finisce per sovrapporsi a numerose altre linee, che rappresentano la molteplicità e la contemporaneità delle visioni e delle esperienze individuali. Il cerchio che conteneva la vista completa delle cose viene a convergere con altri cerchi contenenti altrettante realtà differenti, eppure tutte concepibili e possibili nello stesso momento; quest’idea sembra essere alla base dell’impostazione del testo, che sceglie la forma del racconto per oscillare tra piani temporali, spaziali ed esistenziali molteplici.

Nei suoi 11 racconti Maurizio Vicedomini non cerca identità storiche definite, ma rincorre simboli, chiama in causa giochi di prospettiva e imbastisce scene familiari in contesti completamente sconosciuti. Ed in quest’ottica che si inserisce la grande costante del testo, il buio, attraverso il quale egli può annullare tutto ciò che si è sempre dato per scontato e provare a immaginare e ricreare sentimenti, percezioni, visioni, credenze e sogni. Non è importante conoscere i nomi dei personaggi, come preferisce far chiarire al vecchio con bastone in Odissea D’autunno o alla bella fuggitiva della spiaggia in Chiaro di luna; conta rappresentare ogni solitudine e scatto d’amore nell’ottica della sua irripetibilità e allo stesso tempo alla luce della sua transitorietà.

Molte volte al buio si rischia di obliarsi, ma come ricorda Vicedomini tante altre, invece, si finisce per prendere coscienza. Ed in effetti leggendo ogni racconto, si rischia gradualmente di perdersi cercando di districarsi nell’alterno gioco delle sue figure, ci si sente attratti da esse e ci si immerge completamente in esse, al punto da non riuscire più a individuare il principio, il punto a partire da cui tutto è iniziato; e finalmente ogni volta immancabilmente nei finali si riemerge dal buio, volutamente costruito dell’autore, per acquisire nuova e talvolta cruda consapevolezza.

Ma non accade forse anche in amore? Tuffarsi completamente nell’insondabile, nell’inspiegabile e farne la propria unica visione del mondo, per poi scoprire che in fondo la morte è sempre lì pronta a ricostituire l’intero ordine cosmico.