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Giovani attori allo ‘specchio’- il desiderio di mettersi in gioco

Scritto da Rita Felerico Il . Inserito in Teatro

exOPG

Il teatro Mercadante è chiuso, ormai dal 24 marzo; dopo una replica delle Troiane si sono “inserrate le porte” e si è tolta la parola al teatro della città, divenuta improvvisamente muta, privata della sua voce.

Accadeva un po’ prima del termine della stagione. Meraviglia che solo per poco i media abbiano ospitato i soliti gossip e i soliti battibecchi sulle responsabilità istituzionali rispetto alla vicenda; meraviglia di più che la voce degli appassionati, della ‘società colta’, non abbia insistito per comprendere meglio la vicenda e non abbia in un certo qual modo ‘pressato’ perché venisse alla luce un discorso chiaro ed esplicito. Il Direttore Luca De Fusco ha voluto distribuire in questi giorni durante le repliche di Morte di Danton – lo spettacolo di chiusura prodotto con il Teatro Stabile di Torino, regia di Mario Martone – un comunicato nel quale conferma la riapertura dello Stabile per il 16 settembre, per la tradizionale serata delle “Maschere del Teatro“.

Nonostante "l’incidente di percorso", la Scuola del Teatro Stabile ha continuato e continua la sua attività e la sua esperienza educativa, grazie alla disponibilità dei docenti e dei ragazzi (ad oggi si tengono le lezioni e si studia presso il Teatro San Ferdinando); e se il Mercadante tace, i giovani allievi si fanno sentire. Gli INSTABILI (compagnia composta da un gruppo fra i 27 allievi che a suo tempo Luca de Filippo scelse ad uno ad uno per formare la classe che doveva inaugurare l’apertura della Scuola) hanno realizzato una pagina di teatro interessante e di molteplice lettura. All’interno di un festival infatti, il FRINGEHart, rispondendo ad un bando, si sono messi in gara con lo spettacolo Specchio Rotto- lettere dal mondo esterno, interamente ideato e realizzato da loro, dalla regia alla sceneggiatura, dalla creazione dei costumi alla scelte delle musiche, dai video alla ben colorata e calibrata immagine della locandina, creata dalla fantasia e dalla bravura di Claudia Scuro che è l’ amica fotografa e grafica del gruppo.

Prodotto con pochi mezzi, come di prassi e nel rispetto delle buone regole dell’arte povera, senza nessun sostegno economico, con minimi supporti tecnici grazie alla collaborazione di qualche collega non allievo e di amici che hanno messo a disposizione le proprie case per le prove e di luoghi che hanno aperto le porte per ospitarli nella fase di allestimento (come l’ex OPG, l’exAsilo Filangieri, Barbara, l’Asylum) ha dichiarato Elisa Guarraggi, la regista, il testo nato da un'idea di Sharon Amato al quale hanno messo mano nella stesura Anna e Clara Bocchino e la stessa regista, narra di un misterioso signor X che, ferito nella sua umanità, decide di allontanarsi dal rumore della guerra e delle violenze che uccidono la fantasia, prendendo le distanze da quello che potremmo definire la voglia di vivere, rinchiudendosi fra le mura della sua stanza con solo il computer.

Come un eremita, nella sua casa, senza nessun contatto vero con il mondo che brulica fuori da quelle pareti, X diventa prigioniero dei suoi stessi pensieri e nel tempo- passano anni prima che si decida a ricontattare la realtà – emozioni e ricordi si pietrificano nella sua anima. Si comporta come un hikikomori, uno di quei giovani che, più che depressi, si murano nella loro stanza per la vergogna di un fallimento che sentono appartenere non solo a loro, ma alla società nel suo insieme: la distanza, il divario creatosi fra il mondo che si erano immaginati e la realtà, quella vera, di tutti i giorni, della politica, dell’economia, della violenza. Il sogno di creare una "comunità politica capace di condividere per creare" – come dice Controllo- si frantuma. Di qui parte il percorso intrapreso da X, il quale ossessionato dai pensieri e dai ricordi non riesce ad uscire dalla sua angoscia.

L’unico modo per superare il vuoto del dolore è quello di reincontrare il mondo con la parola ed invita gli utenti del blog ad avvicinarsi a lui non attraverso il blog, ma scrivendo e spendendo lettere cartacee: la riconquista della parola è il solo modo per ricominciare – dice X - perchè il benessere non sta in tutto quello che non si può toccare, ma nel creare relazioni vere e reali, nel trasformare il brutto e il bello con gli origami, un’ abitudine che X aveva perso, ricordatagli dal garzone del salumiere che ogni giorno gli lascia il cibo fuori della porta. Il giovane garzone irrompe sulla scena e nell’intimità di X ,che viene ‘riportato’ alla realtà dalla sua semplice relazionalità.

Messo in scena sia al cinema Hart che al Teatro Bolivar, lo spettacolo dimostra di possedere una notevole resa scenica – opera di Elena Schelenz – un’ accattivante trama narrativa, nella quale si inseriscono a ritmo i video di Luca Ciriello (uno dei tre amici). Il gioco delle luci di Ettore Nigro ( il secondo amico ), gli arrangiamenti musicali di Ivan Caso (il terzo amico) sono il tocco finale alla bravura delle attrici e degli attori. Antonia Cerullo, che veste i panni di X, Gaetano Balzano, Clara Bocchino, Francesca Fedeli, Teresa Raiano, Beatrice Vento- le emozioni di X - Angela Bertamino, Maria Luisa Bosso, Anna Bocchino, Katia Girasole, Annabella Marotta – che sono le lettere di X – e Umberto Salvato,sostituito da Emanuele D’Errico nella rappresentazione al Bolivar, il garzone.

Ricco di citazioni letterarie, di reminiscenze scolastiche, di topoi ed espressività di costume, di monologhi significativi e caratteriali, veri cammei– due sono in napoletano –, gli INSTABILI non solo dimostrano di mettere bene a frutto gli insegnamenti dei maestri, ma di saperli arricchire con il loro sguardo e con una non banale esperienza della loro contemporaneità.

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