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Programmare per incidere: il "DOS" che verrà e il distacco dalla realtà

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Vac 'e Press

castellammare

Una programmazione intelligente è una programmazione che vive il presente, trascendendo l’oggi. Ed allora discutere di programmazione, in una città come Castellammare,può essere fondamentale, a patto, però, che si resti con i piedi per terra.

Durante l’interessante incontro pubblico organizzato e voluto dall’associazione “Gli amici della Filangieri” sulla dicotomica relazione viabilità\vivibilità, l’Assessore all’Urbanistica Rubino, alla presenza del Sindaco Pannullo, ha dichiarato che si lavorerà (si sta già lavorando) per aggiornare il Dos.

Il documento di orientamento strategico (DOS) è uno strumento chiave nella narrazione politico-amministrativa di una città. Indica la via, mappa le prospettive, mette a sistema. Potremmo dire, forzando un po’, che dal Dos è possibile cogliere, sul piano politico, i nodi sciolti, le sconfitte e le speranze di un territorio. Da questo punto di vista, Castellammare si è fermata al 2009: fu la giunta targata Vozza, infatti, ad elaborare il Documento. Dopo, il silenzio. L’accoppiata Bobbio-Cuomo, unita nelle diversità, ha amministrato, si fa per dire, “sbarcando il lunario”, prima di arrendersi alla patologica incapacità.

E’ interessante, dunque, che si torni a discutere del Dos, della necessità di aggiornarlo alle mutate esigenze della città e del comprensorio. Quel Documento, infatti, va ovviamente contestualizzato (pensiamo,ad esempio, alla parte relativa all’attività termale), va calato nelle opportunità che Castellammare pare sia intenzionata finalmente a cogliere.

In tal senso, il Dos che verrà dovrà essere un Dos “aperto, integrato ed a prova di commissariamenti”. Una questione di metodo che, se risolta in modo intelligente, consente al programma di sopravvivere nel tempo, alle possibili burrasche e, allo stesso tempo, permette alla città di essere “parte” nella costruzione del suo futuro. La mappa delle prospettive e degli interventi, infatti, va costruita nella “relazione istituzionale” con l’amministrazione comunale: una relazione a cui la Giunta comunale ha il dovere di garantire solidità ed autorevolezza. Per incidere nel medio e lungo periodo, infatti, occorre una consapevolezza diffusa delle sfide che la città ha davanti a sé. Sfide possibili, vincibili. Per questo il lavoro sul Documento di Programmazione avrà un suo peso specifico maggiore se costruito in modo “sistemico”, guardando non solo alla filiera istituzionale dell’oggi, ma anche alle inconfutabili carenze che ci condannano da tempo. Carenze politiche e collettive, anche di una cittadinanza storicamente irresponsabile, perché inconsapevole.

Il Dos che verrà, inoltre, dovrà nutrirsi della realtà (quella di oggi e di domani), perché un documento programmatico irrealizzabile è un autogol che la città non può consentirsi in questo momento storico. Lo diciamo ora, dopo aver toccato con mano quanto il vecchio documento di orientamento strategico sia stato stuprato nel corso del tempo. Pensiamo alle prospettive urbanistiche fissate per la città, in particolare su Corso De Gasperi: il Dos non ha inciso, anzi. E’ stato “aggirato” tramite il Piano Casa, con uno spropositato utilizzo delle deroghe agli standard urbanistici innovativi previsti dallo strumento comunale. La gestione dell’Area Cirio, in tal senso, rappresenta un evidente controsenso rispetto a quelle che erano le intuizioni originarie.

Stiamo attenti, infine, a quello verrà deciso in merito alla eterna “questione portuale”: i segnali che arrivano dall’Autorità di Sistema del Mar Tirreno Centrale (e dal recente Piano Operativo Triennale) dicono chiaramente che Castellammare ha idee poco chiare su quelle che devono essere le “linee di accesso” alla città dal mare. Cantieristica, bacini di carenaggio o costruzione, megayacht e gigayacht, minicrociere, aliscafi e traghetti: un minestrone che non ci porterà lontano. Lo dicono i numeri, lo dice la situazione dei grandi porti del Mezzogiorno d’Italia: il Dos può e deve essere l’occasione per chiarire definitivamente, nella visione della Stabia del 2027, quale sarà la effettiva dimensione della nostra portualità. E’ a partire forse da un documento programmatico e condiviso che sarà possibile, infatti, comprendere quali siano le attività coerenti con la linea dettata dall’Autorità di Sistema e quali, invece, miseramente non lo siano.

Programmare in modo serio, infatti, significa scegliere. Scegliere per attuare: vedere prima, per fare poi. Ma guai ad immaginare l’inimmaginabile, guai a perdere il contatto con la realtà. La deriva psicotica degli atti di programmazione, infatti, è un cancro che dobbiamo debellare. Castellammare ha bisogno di un Dos con i “piedi per terra”, un “Documento di responsabilità e visione”, il più possibile condiviso con la città. Si lavori, allora, per un “Dos con i muscoli”, capace di esistere nella vita della comunità stabiese: in caso contrario, questo Documento brillerà, ancora una volta, per la sua inutilità.