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La vera sfida del PD: innovare nell’era della disillusione giovanile

Scritto da Claudio Lanza Il . Inserito in Vac 'e Press

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Prima che il Segretario in pectore del Partito Democratico sconquassasse la vita politica italiana con il suo motto “Rottamazione”, non si può certo affermare che il refrain “i giovani di oggi saranno la classe dirigente di domani” non fosse già vecchio.
Sono anni, ormai, che i politici auspicano a parole “largo ai giovani”, contrastando il ricambio generazionale nei fatti. Un fenomeno che non fa che acuire la sensazione di immobilismo avvertita nel nostro paese.

Ciò ha generato una forte disillusione nelle giovani generazioni che, sempre di più, reagiscono disertando gli spogli elettorali non solo in Italia ma in tutta Europa.Un sintomo di una malattia grave per ogni democrazia, ossia la radicata percezione che la massima espressione della sovranità, il voto, conquistata in secoli di guerra, sia in realtà inutile. Votare non influenza il corso delle cose, il processo decisionale a livello politico e istituzionale. E ciò viene avvertito non da elettori maturi, ma da giovanissimi, soprattutto alla prima esperienza di voto. Insomma, ci si affaccia alla vita politica del paese già cronicamente disincantati su ciò che si potrà ottenere.

Eppure, ci sarebbe davvero bisogno di noi giovani, soprattutto qui nel Mezzogiorno. Sul Mattino del 20 Maggio, Umberto Ranieri, prestigiosa mente dell’intellighenzia di sinistra napoletana, capace di tenere sempre teso il filo che unisce riflessioni e azioni su Napoli e sul mondo, sembra scrivere direttamente a noi giovani, quelli che lottano e non si arrendono, quando afferma che il Partito Democratico, non può dimenticare il Mezzogiorno, non può più permettersi di rimandare quel lungo elenco di riforme che i cittadini aspettano da decenni: dalle infrastrutture (marittime, terrestri e digitali), alla formazione al passo con i tempi fino ad arrivare ai giovani e come sostenere il loro cammino, pieno di insidie.

Alla fine, il professore si pone una domanda fondamentale: “c’è consapevolezza di questa impresa nei gruppi dirigenti del PD su scala nazionale e locale?” Sarebbe difficile affermare il contrario. Ad ogni incontro, in ogni conferenza, per ogni libro presentato sul Sud e i suoi problemi, questo elenco di “cose da fare” viene riproposto in tutte le salse. Probabilmente, si tratta solo di una domanda retorica utilizzata al fine di ricordare a tutti le croniche necessità del Sud.

È un altro tipo di consapevolezza a mancare: nel mondo dell’industria 4.0 e delle infrastrutture digitali, manca la consapevolezza che sono i giovani ad avere le capacità di portare avanti una visione smart, ossia integrata in modo innovativo, della loro comunità, locale o nazionale. La retorica del “largo ai giovani” sa di stantio. È necessario accelerare il cambiamento. Lo dimostra l’evoluzione tripolare dello scenario politico italiano.

Il Movimento 5 Stelle rappresenta il nuovo modo in cui i giovani d’oggi intendono la partecipazione politica. Il voto non viene più identificato come metodo efficace per influenzare il processo decisionale a livello politico ed istituzionale. La disillusione, in questo campo, è altissima. Tuttavia, ciò non significa che i giovani siano disinteressati alla cosa pubblica, anzi. Sempre più spesso si nota la preferenza da parte dei giovani per una partecipazione più attiva nella cosa pubblica rispetto a quella passiva, in tutta Europa. Fenomeno probabilmente spinto dalla difficoltà da parte delle nuove generazioni d’identificarsi con l’offerta politica che i partiti di oggi offrono.

La soluzione è attirare nuove idee e nuovo consenso in quella parte di popolazione dove la sinistra davvero riformista può attingere per pianificare l’Italia che verrà, il Partito Democratico non ha altra scelta che aprire i propri ranghi ai giovani e alla loro idee. Molti pensano che in un paese dove la maggioranza della popolazione è anziana, i giovani non trovano spazio proprio perché incapaci di rappresentare anche le vecchie generazioni. Niente di più lontano dalla verità. Un’Italia ferma nel passato sfiorisce, e con essa il benessere delle vecchie generazioni si erode sempre di più. Un’Italia più giovane e attiva non può che andare a beneficio di chi, dopo una vita passata a dare il suo contributo per la società, ora vuole godersi i sacrosanti diritti maturati.

La seconda sfida per il Partito Democratico, della quale è necessario avere consapevolezza, è l’educazione civile della nuova generazione nell’era della disillusione. Per non tradire la promessa di essere l’unico vero

partito riformista di governo in Italia, il PD dovrebbe dare alla politica italiana una scossa, una forte dose di gioventù.

Allora, nella confusione di idee che ha contagiato da diversi anni la politica italiana a livello nazionale e locale, è necessario che noi giovani ci alziamo dalle nostre sedie, lasciamo agli attivisti dell’ultima ora le strade e il megafono, e ci rimbocchiamo le retoriche maniche, incominciando da Napoli.