fbpx

Il Teatro e IL TEATRO, dove va il Mercadante, cosa fa Lorena

Scritto da Rita Felerico Il . Inserito in Teatro

FELERICO

La malinconica vicenda del Teatro Mercadante non scalfisce l’ottimismo del suo direttore Luca de Fusco; in più luoghi e all’interno di vari eventi, ribadisce con sicurezza che le porte sigillate del nostro Stabile saranno presto riaperte, che la nuova stagione sarà regolarmente inaugurata, dopo i lavori di ‘messa in sicurezza’ che procederanno per tutto agosto.
Si renderà omaggio a Pirandello a 150anni dalla nascita, mettendo in scena Sei personaggi in cerca d’autore con Eros Pagni , si procederà con un cartellone vario, ricco di nuove di produzioni e di spettacoli cooprodotti con diversi Paesi del Mediterraneo. Non vi saranno più spettacoli ‘itineranti’, ovvero ospitati in altri teatri, e la stagione non interrotta per i quattro eventi programmati al Teatro Grande di Pompei quest’ estate in giugno e luglio, realizzati con la soprintendenza di Pompei - con la quale si collaborerà ancora per 4 anni – permetterà al nostro di non perdere la qualifica di Teatro Nazionale. Inoltre, il 16 settembre si apriranno le porte all’ormai abituale Premio le Maschere e la Scuola dello Stabile proseguirà regolarmente il suo calendario di lezioni.

L’ottimismo viene avvalorato dal contributo di 100mila euro dato dalla Fondazione Banco Napoli – unico contributo privato - e da alcuni dati: il raggiungimento di una quota abbonati pari a 7200 che ha contribuito al rilancio del San Ferdinando, teatro che, rispetto agli anni passati, ha raggiunto il 75% di presenze. Insomma i conti dovrebbero tornare! Gli abbonati dovrebbero essere confermati e ci si augura crescere di numero. Di questo teatro che sembra spegnersi dietro la burocrazia, appiattirsi in un immaginario collettivo che lo veste di una luce impropria bisogna dire, parlare, occorre seguirlo, osservarlo, da segugi, da bravi cittadini protagonisti e attivi.

Ma, come altre volte ho scritto in brevi riflessioni o recensioni, se è importante seguire le sorti del nostro Stabile ancora più importante e interessante è conoscere ed apprezzare ciò che accade nelle sale cittadine meno ‘illuminate’ da contributi economici o da strepitosi dati di abbonamenti. Mi riferisco non solo all’offerta di spettacoli e messe in scena di circuiti particolari e di vario stile, ma ai laboratori che contribuiscono – se ben realizzati – a formare quella ‘classe’ di interpreti ed attori che ci si augura un domani vedere e splendere sotto luci più visibili.

I laboratori sono non sono luoghi di studio e ricerca professionale, ma spazi per la comunicazione creativa fra le persone – oggi più che mai in disuso - che accrescono nella ricerca comune dell’obiettivo finale, ovvero della messa in scena, non solo la personale capacità di relazione degli attori con se stessi e con gli altri, ma la capacità di esprimere esperienze del profondo. Lo scopo è coniugare i linguaggi della voce, corporali, sonori, dell’emozione e coinvolgere lo spettatore in un possibile viaggio di scambio di esperienze. E’ basilare se si vuole ‘fare teatro’.

Tutti questi ‘elementi’, insieme all’intento di voler sviluppare una maggiore capacità di ascolto di sé e degli altri in un gioco ‘di squadra’ che mettesse in risalto le capacità personali in una coesione spontanea di espressività di gruppo, ho ritrovato in un apprezzato studio laboratoriale su La Riunificazione delle due Coree di Joèl Pommerat condotto dalla bravissima Lorena Leone del Théatre de Poche. “Siamo partiti dal lavoro sul corpo, sull’ascolto, sullo stare in scena in relazione allo spazio e agli altri, al silenzio,alla parola, al muoversi e allo stare fermi. Abbiamo proceduto integrando elementi testuali estrapolati dal testo di Pommerat. Quest’integrazione si è fusa, in seguito, col desiderio di conoscere, indagare, analizzare sempre più minuziosamente i ‘quadri’ che compongono il testo, confrontandoci, dibattendo su questo o quell’altro senso, sulle infinite possibilità delle parole, sull’arbitrareità presunta dei concetti, modelli, stereotipi…”, così scrive Lorena nelle note di regia.

Desideravo mettere in risalto questa volontà, questa ‘abnegazione’ come la definisce Lorena, questa ‘dedizione’. E meritano di essere nominati i giovani allievi: Annalourdes Auciello,Federica

Cinque,Luca Cotugno, Giuseppe Fedele,Marica Ferone,Alessia Lamoglia,Davide Raffaello,Antonio Polese, Claudia Scuro, Francesca Somma, Salvatore Testa, Francesca Vico, costumi Fabiana Amato, luci Nino Perrella,assistente alla regia Fabio Palliola, foto di scena Rosa Fenza.

Il testo di Pommerat ha come tema l’amore e debuttò nel 2015 nell’ambito del Napoli Teatro Festival; il suo linguaggio ha il sapore di una contemporaneità concreta e reale che non rinuncia ad indagare i luoghi più remoti dell’anima attraverso la chiave dell’ambiguità, del dubbio, quello delle parole, quello della verità. “Ciò che mi ha affascinato di questo testo è la capacità di indagare il tema dell’amore in modo onesto, senza preconcetti, senza soluzioni preconfezionate”, afferma Lorena.

E’ materiale per costruire una trama di ricerca e di lavoro formativo rendendo ‘vero’ il teatro, procedendo su un discorso di decostruzione del testo (richiamando Derrida) che richiama l’invisibile che è nel testo. Scrive ancora Lorena: “Questo variopinto gruppo di ragazzi non si limita a fare il corso di teatro. Abitano questo spazio, lo usano, lo curano, ci sudano, si divertono, si arrabbiano, crescono, imparano, costruiscono relazioni, ci sedimentano sogni, insomma lo vivono. Perché il teatro,così come una casa,non è solo un posto dove stare o fare cose. E’ identità”.

In questo senso, il teatro, come la musica, l’ educazione ai linguaggi dell’arte si conferma strumento per agire positivamente all’interno della crescita personale e sociale delle persone, dei cittadini contribuendo a mantenere sveglio il senso critico e la libertà di espressione.

Il lavoro di Lorena come quello di tanti altri ‘educatori’ di vita, va dunque conosciuto e apprezzato. Ed è per questo che ne parlo.