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Il PD e i giovani e i giovani per il PD

Scritto da Francesca Scarpato Il . Inserito in A gamba tesa

Qualche giorno fa, sul Corriere della sera, Antonio Polito commentava i risultati di una ricerca fatta sui flussi elettorali, relativi alle recenti elezioni, dall’istituto Cattaneo di Bologna, nella quale si evinceva che solo il 7% dei voti espressi dai giovani italiani (fra i 18 e i 26 anni), sono andati al Partito Democratico.

Quel 7 mi è ronzato per la testa, per giorni e giorni, perché in realtà esso non è altro che l’emblema di quanto si sia ormai gravemente incrinato il rapporto fra il Partito Democratico e i giovani.

A mio avviso, non sono in alcun modo in dubbio le capacità dei giovani militanti democratici, di dialogare con i propri coetanei e non lo dico perché sono di parte ma semplicemente perché se fosse questo, il problema sarebbe facilmente risolvibile.

Invece così non è, perchè la questione ha radici ben più gravi, dal momento che riguarda l’impostazione fondamentale, culturale, politica e ideale del mio partito.

Il primo dato risulta facilmente rinvenibile nell’età: siamo tutti, o quasi, nati dopo la caduta del muro di Berlino. Le storie che riguardano la prima repubblica e gli scontri fra Don Camillo e Peppone non ci riguardano e meno che mai ci appassionano. Anzi spesso ci annoiano e ci spingono ad allontanarci, dal momento che si finisce, quasi sempre, per cercare catalogazioni in vecchie logiche di “ex”. 

La seconda ragione riguarda le condizioni materiali del nostro vivere: cresciamo e ci istruiamo con la spada di Damocle del precariato sulla testa. Non abbiamo alcuna prospettiva di una collocazione lavorativa stabile, ne abbiamo quelle garanzie di tutela dei diritti che hanno avuto e hanno i nostri padri e i nostri nonni. Ovvero quella base elettorale che in maggioranza, da garantiti, vota il PD.

Terza ragione: noi abbiamo avuto, e abbiamo ancora, a che fare con una scuola ed un’università che non trasmettono più ne un vero sapere critico ne tantomeno un vero sapere tecnico, in grado di farci presentare competitivi sul mercato del lavoro. La verità è che non è stato fatto del merito il criterio organizzativo di una scuola pubblica degna di questo nome, che anzi, è riuscita a divenire tra le peggiori d’Europa, ridotta a mero esamificio. E il Partito Democratico ha finito per difenderla così com’è!

Quarta ragione: la Pubblica Amministrazione versa in condizioni a dir poco pessime. Essa è divenuta un luogo di assistenza, gonfiata in maniera abnorme, per far fronte in modo assolutamente sbagliato ad una domanda di occupazione e non di servizi. Tutto questo è sicuramente frutto (ancora una volta) dell’operato dell’apparato politico che vediamo ogni giorno sempre più inefficiente e degradato.

E vengo al quinto punto: il PD partecipa del discredito del ceto politico stesso!

Ora, se sono queste le ragioni, non si dovrebbe fare altro che individuare quello che è un vero programma politico, innovativo, che riattraversi questi temi alla luce dei reali interessi delle nuove generazioni. Se quello che vogliamo è una sinistra rinnovata, dobbiamo essere pronti alla battaglia politica! Nessuno ci concederà nulla. Ed è esattamente da questo sentimento che, al di là della forma e dei contenuti, “occupypd” ha preso le sue mosse. Le istanze che in questo modo, noi giovani ventenni, stiamo provando a portare avanti al di là delle rispettive appartenenze politiche, sono quelle di chi sta ambendo ad affermarsi come soggettività che viene riconosciuta nelle domande che pone.

 

Quindi due sono le cose: o il Partito Democratico è pronto a divenire anche il partito dei giovani o è pronto a morire. A voi e noi la scelta!