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Giggino, rivoluzionario del bus

Scritto da Davut Grossi Il . Inserito in Funiculì, funicolà

demabus

Giggino imperatore dal basso, rivoluzionario del bus. O Giggino liberaci dall'attesa del mezzo arancio, dalla camicia pezzata sotto la pensilina, dallo struscio fraudolento dentro l'abitacolo, dalla riscossione dell'obliterato, dalla fuga della porta posteriore del pulmanno.

Giggino grazie, Giggino facci camminare, facci dimagrire, rendici autonomi dai servizi, toglici anche le strade, facci volare, abbatti la funicolare di Montesanto, dacci asini, muli, bardotti, corde, trampoli, scarpe chiodate. Giggino cantiamo, Giggino ti amo, Giggino cammino con te, occupiamo la funicolare, facciamo il TRAM-A-MURO dell'emozione mangiata. E poi su e giù per il Vomero: a piedi, a dorso di amico, di amante, a cavallo l'uno dell'altro: SO-LI-DA-LI. Oppure andiamo a bracciate, senza mezzi, per le vie del mare: da via Marina a Mergellina: a nuoto. Sei un visionario, sei il futuro, sei un puro, sei pure bello. Le tue polo, la tua anarchia: non faccio che pensare ai pantaloni color ghiaccio, che sono il segno della tua lotta al capitale. Ti ringrazio, orgoglio borbonico, sei meglio di Re Bomba e mi pento, di tutto il male che ho fatto, detto, pensato. Sono tuo perché mi fai sentire sovrano dal basso, mi fai stare bene, mi fai sudare, mi fai gettare il sangue, non sei solo il più grande sindaco democratico di sempre, sei anche medico del popolo, sei il nuovo Padre Moscati. Mi hai liberato dal pulmanno e dalla schiavitù del mezzo pubblico. Capisco il tuo progetto: siamo noi la rivoluzione arancione, siamo noi il bus di noi stessi, saliamoci addosso, beni comuni mobili ogni uno per l'altro...
e poi corriamo per le strade
e mettiamoci a ballare
perché lui vuole la gioia
perché lui odia il rancore
poi coi secchi di vernice
coloriamo tutti i muri
case, vicoli e palazzi
perché lui ama i colori!

Davut Grossi