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I miracoli dell’educazione, contro la corruzione

Scritto da Eliana Iuorio Il . Inserito in Il Palazzo

papafrancesco

“Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum Georgium Marium, Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio, qui sibi nomen imposuit Franciscum” Ho un ricordo nitidissimo, del momento dell’annuncio dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio, quale 265° successore di Pietro; ero a Parigi, poco distante dall’Arc du Triomphe, in un Marzo che avrebbe donato alla città la neve più fitta che abbia mai visto.
Emozione alle stelle, perché che fosse un uomo giusto e buono lo sapevamo anche prima della sua elezione. Un sostanziale cambio di guardia per la Chiesa cattolica, che da quel giorno e per questi quattro anni non ha fatto altro che mostrare, per mezzo del suo più alto rappresentante, grande impegno sociale; vicinanza agli emarginati; massimo impegno per la pace; messaggi volti alla tutela dell’ambiente; dialogo con le altre confessioni. Papa Francesco ha incontrato i familiari delle vittime innocenti di criminalità, guidati da Don Luigi Ciotti (presidente di Libera), appena dopo un anno di incarico ed ha subito fatto chiarezza sulle sue posizioni, apertamente in contrasto con i fenomeni “mafie” e “corruzione”. Importanti le sue “aperture” - nel senso del pieno rispetto - per le persone omosessuali e per i divorziati risposati; la condanna pubblica nei confronti dei pedofili (condanna diretta anche e soprattutto verso coloro che vestono abiti talari). Il Papa dei selfies che avvicina giovani ed adulti alla religione ed alla spiritualità con il sorriso del nonno buono, lo ricordo con grandissima stima nel 2015, durante una visita a Napoli (nel quartiere Scampìa); quella mattina la mia piccola Lucia Emanuela scalciava forte nella pancia, mentre Francesco scandiva quelle parole diventate ben presto uno slogan: “La corruzione spuzza, la società corrotta spuzza e un cristiano che fa entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, spuzza!”; solo tre anni fa – dopo la visita ad alcuni familiari del piccolo Cocò Campolongo (un bimbo di tre anni!!!), arso vivo per una vendetta di ‘ndrangheta - la durissima omelia di Sibari, durante la quale ebbe ad annunciare la scomunica per i mafiosi. Di pochi giorni fa, invece, la prima riunione di un gruppo di lavoro costituito da vescovi, studiosi, componenti delle Istituzioni, magistrati, intorno ad un seminario chiamato “Dibattito internazionale sulla corruzione”; tale gruppo dovrà elaborare un testo – guida per le future iniziative ed attività condivise sul tema ed in particolare ci si soffermerà sull’approfondimento della questione relativa alla scomunica per mafiosi e corrotti. Un enorme passo avanti, se pensiamo che i sacerdoti ad ora sono tenuti ad offrire i sacramenti anche a tali criminali; spesso raggiungono persino i latitanti nelle loro “tane”, per portar loro la comunione! Ai divorziati (non risposati) oggi si nega non solo questo diritto, bensì addirittura quello di fare da madrina o padrino ad un battesimo…

Quanto è importante, la voce del Papa, su argomenti come questo? La Chiesa si rivolge a milioni di persone, praticanti e non; per i primi, non ascoltare le parole del Vicario di Cristo potrebbe davvero mettere in crisi la propria coscienza. Essere destinatari di una scomunica, poi, rappresenterebbe un durissimo colpo. D’altronde, chi si considera osservante e praticante, non può ignorare i dettami del Vangelo; mafie e corruzione stridono fortemente con gli insegnamenti di Cristo e qualunque forma di religiosità espressa da questi personaggi nelle forme più svariate, non è altro che superstizione.

Ma cosa è, la corruzione? Risponderò dal mio punto di vista. E’ un fenomeno ancor più subdolo delle mafie e più difficile da contrastare, perché è tipico della natura umana. Diciamoci la verità: al di là degli affiliati a vario titolo alle cosche, i cittadini coinvolti per omertà o collusione con le mafie – ragionando su grandi numeri - sono decisamente pochi, in percentuale, rispetto agli “estranei”; al contrario, cercare di quantificare tutti i corrotti ed i corruttori, è molto più complicato; il meccanismo della corruzione, la mentalità che alimenta questo fenomeno è cosa sottile e strisciante ed alberga in tantissime persone. Pensiamo a chi pensa di ingraziarsi gli insegnanti dei figli, portando loro doni di ogni sorta; a chi fa di tutto per arrivare ad una raccomandazione per ottenere un posto di lavoro; a chi si rivolge a soggetti in grado di aiutarli a scavalcare posizioni negli elenchi pubblici per le visite specialistiche in ospedale, o per i ricoveri; a chi contatta personaggi di dubbia moralità, per ottenere questo o quell’appalto od incarico; a chi cerca di corrompere il pubblico ufficiale affinché possa cancellare la multa presa alla guida della propria automobile, per i motivi più vari. La domanda, alimenta l’offerta!

Le soluzioni per il contrasto a questo fenomeno, sono – a mio avviso – tutte da ricercare nella prevenzione, nella educazione, nella consapevolezza di fare il bene comune attraverso i nostri comportamenti, nella partecipazione alla vita pubblica con coscienza e rispetto delle regole; nel contempo, sarà certamente fondamentale anche un’azione repressiva certa ed adeguata, in ottemperanza di quanto disposto dal nostro legislatore al fine di condannare queste condotte da reato compiute in danno della stessa collettività (perché il prezzo della corruzione lo pagano i cittadini e le cittadine, sia ben chiaro). Credo moltissimo nella forza del “Noi” e delle azioni collettive; solo insieme, solo con un impegno costante e quotidiano, possiamo pensare di prevenire e limitare i danni della corruzione. Ho aderito tra i primi, alla Campagna apartitica lanciata da Gruppo Abele e Libera, nel gennaio 2013, per il contrasto alla corruzione e la promozione della trasparenza: si chiama “Riparte il futuro” e potete trovare ogni riferimento su questo sito https://www.riparteilfuturo.it/ Un modo per costruire insieme un mondo migliore e sensibilizzare le coscienze attraverso l’informazione, la sottoscrizione di petizioni, la realizzazione di eventi sociali di diffusione di messaggi contro i fenomeni corruttivi.

E’ nostro compito costruire una società in grado di accogliere con coerenza i risultati di un’azione educativa volta al contrasto di corruzione e mafie; i giovani devono vivere in un contesto sociale nel quale trovare riscontri, ai messaggi che le agenzie educative impartiscono loro (sempre secondo un’ottica di confronto e partecipazione, ché pensare di affidare messaggi di tal genere senza un contraddittorio sarebbe assolutamente controproducente); dobbiamo costruire una società in grado di stare al passo con gli insegnamenti e l’opera di prevenzione realizzata con l’educazione. Solo allora, potremo dire “addio” in modo efficace e duraturo, a mafie e corruzione.