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Una legge per la qualitá della nostra democrazia

Scritto da Francesco Gentile Il . Inserito in Il Palazzo

I giornali nel raccontare nei giorni scorsi la proposta di legge Finocchiaro-Zanda, che tante polemiche ha suscitato, hanno strumentalmente scelto due nomi: legge contro i movimenti, legge per i partiti.In realtà nessuno delle due scelte è ne felice ne tantomeno corretta.Il nome  giusto, almeno per quelli che ancora si appassionano a riflettere sulle vicende e non si limitano a sbraitare per sport, sarebbe stato "legge sulla democrazia".Mi spiego. A meno che non si sia deciso che in Italia la democrazia rappresentativa sia stata dichiarata abolita de-facto, magari con un lancio di agenzia o un post su un blog di qualche privato e riccioluto (oltre che benestante) cittadino, i Partiti rappresentano la forma  a cui, la Costituzione, riconosce il rango di primaria forma di organizzazione della partecipazione dei cittadini alle Istituzioni repubblicane.Se è vero, come è vero,che ancora esiste l'art.49 della Carta costituzionale, allora la scelta di una forza politica di darne una, seppur tardiva, piena applicazione non può suscitare ne scandalo ne ribrezzo. Ci sono infatti questioni e vicende che non possono ne devono essere normate guardando alla tattica o alla convenienza mediatica del momento.Tralasciando infatti il dato, non secondario, che la proposta Finocchiaro-Zanda, sia stata già presentata nella scorsa legislatura dall'allora segretario PD Bersani, occorre dire con chiarezza che una legge del genere serve soprattutto nell'ottica della riforma del finanziamento pubblico ai Partiti, come affermato dallo stesso Bersani.   Una legge che definisca criteri minimi di trasparenza, democraticità, tutela delle posizioni di minoranza, contendibilità politica è necessaria per salvaguardare non solo la quantità dei processi democratici italiani ma addirittura la loro qualità.Nell'interesse esclusivo dei cittadini occorre impedire che movimenti personali, di proprietà privata, privi di strutture in grado di garantire la possibilità degli aderenti a deciderne la linea politica, accedano alle Istituzioni repubblicane. Se una forza politica non vive pienamente processi democratici, se i diritti di chi non è d'accordo su una posizione non possono essere tutelati, se basta un diktat del Proprietario per definirne le posizioni, allora le Istituzioni diventano un Club di azionisti, con buona pace di parole come partecipazione e trasparenza.All'obiezione di chi sostiene che siamo nel tempo della democrazia digitale, va risposto che non solo questa non è in contrasto con la democrazia rappresentativa ma anzi ne costituisce il complemento migliore, ma anche che la stessa partecipazione on-line vive di regole e procedure, come ci insegna il caso del Partito dei Pirati e del suo software di partecipazione Liquid Feedback.Non può essere un gruppo oligarchico di appassionati del web, magari domiciliati su server di cui non si conosce neanche l'ubicazione, a dichiarare decaduta la democrazia.Spetta però ai Partiti intercettare nella loro forme e nei loro meccanismi di decisione una partecipazione dei cittadini che è sempre più intermittente e sempre meno stabile e novecentesca.Se la Sinistra non vuole essere percepita come forza di conservazione deve affiancare alle regole, giuste, una riorganizzazione delle proprie forme di aggregazione in grado di essere in sintonia con lo spirito del tempo.Se non accade questo, lo spirito del tempo verrà sostituito dai rumori intestinali di un Paese che ai populismi e agli autoritarismi strizza l'occhio sempre, seguendo un riflesso automatico che lo porta ad essere gregge e non popolo.