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Signori biglietti, il palcoscenico dell'arte

Scritto da Gabriele Esposito Il . Inserito in Teatro

signori biglietti

Lo scorso weekend al Teatro Palcoscenico, sito in via Gaetano Argento 54, la compagnia Stabile ha portato in scena la piece "Signori Biglietti", di Giovanni Rescigno, per la regia di Paolo d’Aquino. Circa due ore di uno spettacolo che rappresenta la riscoperta del teatro popolare e di tradizione, ma con un linguaggio più moderno e ritmi serrati.

Signori Biglietti, è quella classica commedia degli equivoci, presenta i canonici personaggi istrionici del teatro italico, così troviamo il padrone di casa con un’amante segreta, il genero con problemi a consumare il matrimonio, un ex fidanzato non rassegnato ad aver perso l’amore e… un susseguirsi di situazioni divertenti e personaggi al limite dell’improbabile.

La trama racconta della famiglia Provolone. Ignazio (Paolo D’Aquino) e Concetta (Susy Liparulo) sono in fermento per l’arrivo della loro unica figlia Elvira (Lina Petrellese) dal viaggio di nozze, con il marito Eduardo (Salvatore Leonangelo). L’arrivo degli sposi è preceduto da quello dell’ex spasimante della ragazza, don Carlino (Salvatore Raciti), un bravo giovine, ma con la fissa di declamare versi famosi di scrittori antichi, che deluso dal matrimonio di Elvira, vive in depressione.

All’arrivo degli sposi una brutta sorpresa li attende: Concetta, la mamma della sposa, vuole mandare all’aria il matrimonio non appena appresa la notizia che il marito della figlia non ha ancora fatto il suo “dovere”. La mancata prima notte di Eduardo dovuta ad un episodio capitato durante la prima notte di nozze, vissuta in treno (durante il viaggio di nozze), per colpa di un solerte bigliettaio delle ferrovie, che nel momento meno dell’amore, entra bruscamente nello scompartimento di due gridando “Signori, Biglietti”. E Zac! Praticamente traumatizzando lo sposo gli procura un trauma, per cui quando inizia un rapporto amoroso con la sposa subito sente (o crede di sentire) quella voce”Signori Biglietti” e si “raffredda”. Così la sposa ritorna a casa “vergine” come era partita. A casa il maritino “bloccato” si ritrova a dover fare i conti con la terribile suocera che gli ingiunge di dare immediata e sicura prova della sua virilità, pena l’annullamento del matrimonio. Come sbloccarsi? Un amico, il compare di famiglia Saverio (Antonio Toscano) gli suggerisce, per risolvere il problema di impotenza di ricorrere alle arti di un avvenente e disponibile cocotte, una pittrice di nome Zezè (Maria Aprile). Bene! Ma che ti combina il destino?

Il padre della sposa ha a sua volta una relazione proprio con la cocotte di cui sopra.

Cocotte, tra l’altro, pittrice dilettante che sfrutta i suoi amanti, vendendo loro costosissimi quadri, che, in realtà, sono di scarso valore.

Nel mentre Baldassarre (Giuseppe Riboni), marito di Zezè, vuole cogliere in flagrante la moglie con uno dei suoi amanti. Fanno da cornice semantica alla piece Carolina (Maria Mariniello), la cameriera impicciona di casa Provolone, la cameriera personale di Zezè (Rosaria Meo), la comare Filomena (Carmela Olimpo) e la guardia (Antonio Ventura).

La vicenda raggiunge toni sempre più comici, quando nello studio della cocotte si ritrovano contemporaneamente tutti i personaggi ed amanti.
Incontri compromettenti, travestimenti improbabili e mal riusciti, fughe precipitose, e un turbinio di risate accompagnano il gran finale della piece.
Una parata di colpi di scena al limite dell’assurdo, ritmo puntuale ed incalzante, testo accattivante, pieno di ammiccamenti e allusioni che ci accompagna in un’atmosfera piacevolmente licenziosa, priva di psicologia, solo maschere: il Padre, la Madre, il Marito, la Moglie, l’Amante, l’Amico….e un tourbillon di incontri, scontri, litigi, crolli e rinascite tipico della “pochade”.

La stabile del palcoscenico dà una gran prova di recitazione. Tre giorni di tutto esaurito nonostante il caldo torrido di questo weekend hanno dato prova di grande affezione verso professionisti seri che fanno dell’arte una passione e che giustamente il territorio riconosce ed apprezza sempre.

Paolo D’Aquino, che da anni gestisce con successo crescente il Palcoscenico, che svolge anche l’attività di scuola teatrale, può esser orgoglioso di questa stagione, ma conoscendolo è già proiettato in quella futura, “chi si ferma è perduto”…