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Il decisionismo vuoto di De Magistris

Scritto da Andrea Pomella Il . Inserito in A gamba tesa


Si risolve  in un revival delle più vecchie pratiche della prima repubblica la rivoluzione di Luigi de Magistris. Un rimpasto per dare nuovo slancio alla giunta, ma che in realtà è semplicemente una manovra per cercare sponde politiche con le quali puntellare una situazione traballante altrimenti destinata a precipitare. Mentre rivendica, in puro stile berlusconiano, la centralità della sua figura nel gioco politico cittadino, “La rivoluzione  è stata eleggere il sindaco, non gli assessori”,  il sindaco, trasformisticamente cambia rotta, mette in soffitta i proclami bellicosi contro i partiti e si dichiara addirittura pronto a interloquire  con il governo Letta. Persa un’altra  occasione di aprire alla città e alle sue forze più dinamiche, de Magistris  coinvolge personalità di spicco dell’area del centrosinistra, nel tentativo di far emergere le divisioni interne al PD  provando, così, ad utilizzarle a proprio vantaggio. Cosa abbia in mente il sindaco è difficile capirlo, del resto,  come è accaduto dopo le dimissioni degli assessori di punta della sua giunta, non sono seguite spiegazioni, ma solo l’esibizione narcisistica delle proprie prerogative. In un momento non certo facile per la città, la risposta a tutti i problemi è di pura natura politicista; si prova a tirare a campare, rimandando ulteriormente i nodi da sciogliere e i guasti di una gestione più attenta ai proclami e alla visibilità mediatica che danno i grandi eventi piuttosto che all’ordinaria amministrazione. Ma cosa rimane delle speranze che aveva suscitato de Magistris, delle assemblee pubbliche e della sua rivoluzione?Al momento solo un decisionismo vuoto, animato più  da furbizia e tatticismo -nel tentativo egoistico  di rimanere a galla a tutti i costi -che da una reale idea circa quale direzione dare all’amministrazione cittadina. Ci si avvicina all’istituzione della Città metropolitana senza sapere come verrà gestito questo delicato passaggio istituzionale E’ facile intuire che il sindaco proverà a rimanere in sella usando a suo vantaggio le pieghe della legge che istituisce la Città metropolitana, appuntamento che molto probabilmente sarà l’occasione per rendere definitivamente manifesto l’isolamento nel quale si è cacciato. Isolamento che, a ben vedere, è il portato del deficit di legittimazione che ha da subito accompagnato la sua  elezione. Parliamo di un trionfo personale che  ha celebrato la sua vittoria su quei partiti che adesso sembrano prendersi la loro rivincita, ma che non ha avuto basi solide su cui poggiare. Le vicende della rivoluzione arancione, sono quelle di un movimento personale che ha finito per essere fagocitato dal suo leader, animato da grande intuito nel momento della conquista di palazzo San Giacomo, ma incapace di capire che il suo decisionismo sarebbe risultato vuoto in quanto sprovvisto di una base solida su cui reggersi,  per questo motivo il fallimento della giunta di de Magistris è anche l’ennesimo fallimento della società civile napoletana. Ai partiti dell’opposizione spetta il compito di provare ad aprire un dialogo con la giunta, dialogo disinteressato che non deve implicare nessun appoggio diretto od organico, si tratterà semplicemente di capire quali provvedimenti saranno presi per il bene città e sostenerli discutendo, qualora fosse necessario, sulle linee programmatiche. Salvare de Magistris da se stesso è un’impresa probabilmente inutile, ma provare a fare qualcosa per il bene della città, è, per il momento,  ancora possibile.