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Napoli Teatro Festival, Rocco Papaleo racconta Luigi Tenco

Scritto da Lorenzo Riccio Il . Inserito in Teatro

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Rocco Papaleo porta in scena al teatro Trianon di Napoli lo spettacolo Forse non sarà domani, un racconto della vita e delle opere di Luigi Tenco attraverso canzoni, frammenti di interviste e lettere. Lo spettacolo è parte del Napoli Teatro Festival Italia 2017 che con circa 80 eventi, dal 5 giugno al 10 luglio, sta proponendo spettacoli di qualità a prezzi accessibili.

Papaleo in scena interpreta le canzoni di Tenco ma legge anche le sue interviste e le sue lettere permettendo di capire a pieno le sue canzoni. Le parole di Tenco vengono adoperate per introdurre le sue stesse canzoni e ciò mostra quanto Tenco utilizzasse la musica per esprimere ciò che era. Papaleo canta le canzoni rielaborate da Roberto Molinelli e viene accompagnato da brillanti musicisti: Arturo Valiante (pianoforte), Guerino Rondolone (contrabbasso), Davide Savarese (batteria e percussioni) e Marco Sannini (tromba).

“Cinquant’anni non sono bastati a dissolvere l’alone di doloroso mistero intorno alla fine di Luigi Tenco. – afferma Rocco Papaleo – Eppure, per tutti quelli che l’hanno conosciuto e applaudito negli anni Sessanta, così come per i tantissimi che l’hanno scoperto (o riscoperto) solo dopo, nulla può meritare più rispetto ed attenzione della sua vita, breve e assai intensa”.

Forse non sarà domani mostra allo spettatore un Tenco a tutto tondo in relazione all’amore, alla guerra, alla società e alla musica. Papaleo è allo stesso tempo interprete e narratore che esprime il suo personale punto di vista coinvolgendo anche il pubblico che canta e interagisce con gli artisti sul palco.

Salvatore Quasimodo nel 1967 scriveva «La gente ha preferito poi dimenticarlo in fretta, quasi per un senso di omertà come sempre avviene quando ci si sente in un certo senso colpevoli, coinvolti. E non siamo forse un po’ tutti responsabili dell’atto estremo del cantante, noi che esaltiamo e sopportiamo il carosello del festival, da anni, senza esigere nemmeno un livello minimo di intelligenza nei contenuti delle canzoni? […] Chi è furbo capisce che le qualità sono difetti agli occhi del pubblico e che solo ciò che è generico e non agita le opinioni dei benpensanti va bene, è lecito. I capelloni, i beat, i folk e i canti di protesta sono accolti purché non superino l’avanguardia rivoluzionaria della Vispa Teresa. Luigi Tenco ha voluto colpire a sangue il sonno mentale dell’italiano medio».

Il suicidio di Luigi Tenco, in seguito all’eliminazione dal Festival di SanRemo del 1967, è un atto che irrompe con forza nella liturgia di una manifestazione che coinvolge milioni di italiani. Il gesto di Tenco è un’accusa sia nei confronti del mondo dello spettacolo, sia nei confronti del pubblico, un atto di ribellione nei confronti dei «Signori benpensanti» come li definirà Fabrizio De André, ma anche un colpo durissimo a tutti quelli che «Si ritrovarono dietro il palco, con gli occhi sudati e le mani in tasca, tutti dicevano: “Io sono stato suo padre!”, purché lo spettacolo non finisca» come canta Francesco De Gregori.