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L’angolo del libro: "Il tessitore di vite" di Titti Marrone

Scritto da Roberto Calise Il . Inserito in Letteratura

Copia di 2013.06.04 - Presentazione libro Titti Marrone 2

Quando una notizia lascia lo scarno alveo della classica battuta d’agenzia, diventa storia, narrazione, vita. E’ quanto avviene nel nuovo libro di Titti Marrone, storica firma de Il Mattino e ora all’Huffington Post Italia, che, dopo numerosi saggi e reportage (fra gli altri, Riforma agraria e questione meridionale, 1981; Controluce, 1995; Il sindaco, 1996; Meglio non sapere, 2006) si cimenta con il genere letterario per eccellenza, il romanzo. Il tessitore di vite (ed. Mondadori, pagg. 222, euro 17) è infatti ispirato ad una incredibile storia vera, capitata fra le mani dell’autrice durante un normale giorno di lavoro in redazione.

E’ stato questo il pretesto per la stesura di un romanzo profondamente umano, in cui le vite di cinque persone diversissime fra loro si tessono assieme per un inatteso, quanto realmente accaduto, colpo di scena.
Il libro è stato presentato martedì 4 giugno presso il cinema America Hall (via Tito Angelini 21, Napoli) nell’ambito dell’iniziativa La libreria del Lib(e)ro Scambio, di cui vi avevamo anticipato la scorsa settimana. Oltre all’autrice, che abbiamo incontrato a margine dell’evento, è intervenuta Titta Fiore, responsabile cinema de Il Mattino.

Titti Marrone, dal giornalismo alla letteratura. Infatti, dopo numerosi saggi, ecco il suo primo romanzo. Come mai questa virata? E quale può essere, nella mente di una giornalista, una definizione possibile di romanzo?

Posso dire di essermi avvicinata al romanzo per gradi. Il mio libro precedente, Meglio non sapere (Laterza, 2006) era ispirato alla storia vera di tre bambini nella Shoah. Lì mi ero mantenuta all’interno della formula del reportage narrativo, avendo scelto di rispettare fino in fondo lo spartito di sofferenze autentiche di persone vere, con ferite ancora aperte. Invece, ne Il tessitore di vite ho deciso di darmi l’assoluta libertà di storie costruite assecondando la mia voglia di mettere a fuoco personaggi ispirati a più tipi umani, cucendoli assieme secondo una trama complessa. Volevo raccontare soprattutto lo spaesamento professionale, politico e ideologico di chi oggi ha tra i 50 e i 60 anni. Per chi viene dalla scrittura giornalistica, poi, il romanzo è una narrazione diversa, dal respiro più ampio e senza limiti d’intonazione, spazio, senza vincoli di opportunità o di condizionamento. Romanzo è quindi per me spazio di libertà assoluta.

Il tessitore di vite prende spunto da un fatto realmente accaduto. Cosa l’ha colpita a tal punto di questa notizia da decidere di costruirci sopra un intero romanzo?

Il fatto di cronaca che unisce i sei personaggi del libro è un filo sotterraneo, una suggestione all’inizio evanescente, poi via via più visibile, che a un certo punto viene svelato con un colpo di scena e riposiziona le esistenze di tutti. Qui non diremo di che si tratta, per non rovinare il gusto della lettura. Ricordo però che la storia vera sottesa a tutto il libro emerse tra le pieghe dei fatti di cronaca in un giorno poi rivelatosi affollato di news importanti, che la fecero scivolare indietro nella foliazione fino a restare confinata nelle ultime pagine. Ma a mio avviso quella storia non andava sprecata, ed è come se l’avessi tenuta in disparte dentro di me, per poi riprenderla e raccontarla. Questa è del resto un’opportunità che dà il mestiere del giornalista in una terra come la nostra, più di altre germinatrice di storie e osservatorio privilegiato di esistenza. E’ come scrisse il profeta Ezechiele a proposito di Gerusalemme: “lei è la pentola, noi siamo la carne”. E nella pentola del mio romanzo ho cotto, a fuoco lento, la carne dei miei personaggi.

Conoscendola un po’, sembra di rintracciare, fra le pagine del libro, tanti elementi della sua vita. Quant’è importante una certa dose di transfert nella stesura di un romanzo?

Lo è sempre stato, anche prima della famosa frase di Flaubert – Madame Bovary c’est moi – e lo è per chiunque. Così io e probabilmente molti di quelli che mi conoscono potranno specchiarsi nei personaggi qui raccontati: Massimo, il professore fascinoso, seduttore di studentesse e terrorizzato dalle sue coetanee, sicuro di essere il detentore di un pensiero potente ma paralizzato improvvisamente nella scrittura e nelle attitudini seduttorie, che a un certo punto scopre di essere un concentrato di banalità e sceglie di rifugiarsi in uno dei più grandi cliché contemporanei; Gabriella, la sociologa femminista scostante con le altre donne, chiusa in una trappola di frustrazioni che la porta a consultare ossessivamente l’oracolo Google per scoprire quanto conti la gente nella rete; Miranda, la ricca signora dominata dalle convenzioni sociali e dai rituali del benessere, incatenata a un segreto lontano e a una relazione difficilissima con la figlia; Pietro, venditore di morte pur di comprare per la sua annoiata famiglia il simulacro della rispettabilità e dell’agiatezza; e naturalmente Lia, la giornalista che rimpiange i bei tempi andati del sacro furore e delle battaglie civili dei suoi esordi.

Al di là delle singole storie dei personaggi, il contesto sociale in cui si muovono denota una forte crisi, non solo a livello di valori.

Non a caso il romanzo è ambientato a Napoli nell’anno secondo della Grande Crisi dei Rifiuti. Il tema dei rifiuti ritorna spesso con intenzione simbolica poiché a questo tema s’intreccia quello della crisi di valori di cui i personaggi sono portatori, in parte perfino emblemi. Quello che cerco di descrivere è lo stato di collasso della borghesia napoletana, e attraverso questa, della borghesia italiana, malata di opportunismo, ignavia, maschilismo, codardia, razzismo, arrivismo, insincerità. Una classe sociale che ha totalmente abdicato al suo ruolo, scegliendo di mettere la testa nella sabbia – com’è il titolo di uno dei capitoli del libro – e di arroccarsi nel proprio egoismo. E la Grande Crisi dei Rifiuti, che spunta già nella prima riga del titolo, è quella d’identità di una borghesia alla deriva, incapace di riconoscere se stessa e perfino i propri figli.

 

 

Titti Marrone

Il tessitore di vite 

Edizioni Mondadori, 222 pagine, 17 Euro

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