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Campania Segreta: Capua

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

MUROLO copertina

Passeggiando per il centro storico di Capua, tra chiese ed vecchie mura, all’occhio di un visitatore attento, non possono sfuggire antiche pietre, risalenti ad epoca romana, incastonate nelle mura dei palazzi. Alle volte casualmente, altre per un uso puramente pratico.

Ovunque, nelle costruzioni,quando non avvengono in terre vergini, ma dove già fioriva una civiltà precedente, vengono riciclati materiali di risulta. Se poi sono pregiati, se ne abusa, e se ne fa man bassa.

La Roma cristiana è stata costruita saccheggiando la Roma imperiale, ed è questo, forse, l’esempio più eclatante al mondo. Ma certamente non il solo caso.

Ciò che caratterizza il centro storico di Capua, per un nativo della Campania, come me e la maggior parte dei lettori di QdN., non è poi una cosa così straordinaria. Siamo abituati a Pompei e Paestum; a Pozzuoli resti di mura romane sono un po’ dovunque, ma immaginate un Americano. Deve restare a bocca aperta, a dir poco sconvolto.

Bassorilievi in marmo, che farebbero bella mostra in un museo di Austin o di Cincinnati, qui sono sparsi un po’ dappertutto, come sparsi a casaccio da un urbanista pazzo, al posto di cassette postali e cabine telefoniche. In particolar modo quello di Cibele, in via Pier delle Vigne, dove sembra far da insegna ad un parrucchiere, è in ottimo stato di conservazione. In realtà non rappresenta la dea del buon raccolto e dell’abbondanza delle messi, ma un suo sacerdote,con in una mano una torcia, e nell’altra un timpano. Questo antichissimo culto, proveniente dalla Frigia, ed importato qui dai Greci, fu poi ripreso dagli antichi Romani, quasi a voler ricordare le discendenze Troiane.

Continuando a camminare, un po’ a zonzo per il centro storico, che non è poi così vasto da scoraggiare, ci si imbatte in altre pietre. Nella fiancata del Palazzo del Municipio, delle teste, su cui campeggia senz’altro quella del dio Volturno ( sulle altre ci sono versioni contrastanti ), qualche frammento qua e là, ma soprattutto, cosa che mi impressionò particolarmente, incastonati negli angoli delle case, a mo di paracarro, degli spezzoni di colonna, e delle “are”.

Il senso pratico della gente è passato, probabilmente ignaro, o incurante, su dei reperti storici di gran valore. Ma a cosa fatta, considerando che non siamo negli Stati Uniti o in Canada, ed i nostri musei e siti archeologici ne sono pieni, credo che stiano meglio qui, a testimonianza che in questa terra, tra il glorioso periodo romano ed i giorni nostri, sono successe tante cose.

Un po’ più a sud, verso il fiume, di fianco ad un “ Tatoo shop “, su di una parete tinteggiata in un bel rosa vivo, c’è murata una figurina funeraria che mi è particolarmente cara. Anni fa, su questo bassorilievo, scrissi un racconto, pubblicato nel 2015 da Artetetra edizioni, nella raccolta “ Petra narrat – Racconti meravigliosi delle pietre di Capua “, a cura della professoressa Jolanda Capriglione.

Mi incuriosì perché, posta lì, in un vicolo, un po’ in disparte, emanava un certo macabro magnetismo, e per la nebulosità del suo ritrovamento. O forse, nebulosi erano solo i racconti degli avventori di un bar nei pressi, che incoraggiati da un paio di birre, ci dissero che pare fosse stata ritrovata durante lavori non ben identificati nelle cantine stesse del fabbricato.

Alla domanda: “Quando?”, si scatenò un putiferio: 50 anni fa, no 80, 20. 200.

I numeri!

Su Capua, la sua storia e le sue origini, si potrebbero scrivere vari libri e non basterebbero, ma ritengo doveroso, seppur in poche parole, dare un breve cenno storico; altrimenti non si capisce cosa facessero qui queste pietre.

L’odierna Capua è stata fondata nell’856, su di un ansa del Volturno, dove sorgeva precedentemente il porto fluviale romano di Casilinum, dai cittadini superstiti dell’antica Capua, oggi Santa Maria di Capua Vetere. Questi fuggivano dal saccheggio, successivo alla sconfitta da parte di mercenari saraceni, ingaggiati dal Duca di Benevento, che voleva strappare la ricca cittadina dalle mani del vecchio feudatario, il Duca di Caserta.

Data la sua importanza strategica e commerciale, fu oggetto della cupidigia di Longobardi e Normanni, Svevi e Angioini, come il resto della regione, fino ad un altro più cruento saccheggio, nel 1501, ad opera di Cesare Borgia, il Valentino.

Ma questa è un’altra storia.

Capua, oltre che di pietre storiche è ricca di tanti altri siti interessanti da visitare, come castelli e torri medievali, le più famose dovute a Federico II. Il Duomo è la chiesa più antica,costruito nell’856, anno della fondazione della città stessa. E la chiesa di Santa Caterina e la chiesa della Santella.

Passeggiando a piedi si scorgono svariati luoghi ameni e ricchi di storia, che la durata del giro può protrarsi a piacimento, ma il posto che io consiglio di visitare, è l’antica armeria borbonica. Strutture di legno, preposte a contenere fucili e moschetti, formano veri e propri giochi surreali di scale a chiocciola, degni del più folle disegno di Escher.

Per chi non la conoscesse, una giornata nel centro storico di Capua, è una giornata spesa bene.

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