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Università: salta l'appello autunnale?

Scritto da Andrea Amiranda Il . Inserito in Il Palazzo

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Lo scorso 27 giugno oltre cinquemila docenti di atenei italiani hanno firmato una lettera da cui si evince che il primo appello degli esami universitari della prossima sessione autunnale non si terrà. La decisione, presa a seguito del blocco degli stipendi da parte del Ministero dell'Istruzione, ha già suscitato il malumore di migliaia di studenti da tutta Italia.

Lo sciopero avrà luogo con la cancellazione di una data d'esame a discrezione tra gli appelli fissati dopo il 28 agosto e quelli prima del 31 ottobre. Questo quanto emerge dalla lettera del Movimento per la dignità della docenza, avente come primo firmatario Carlo Vincenzo Ferraro, docente presso il Politecnico di Torino, al quale si sono aggiunti altri 5.443 professori e ricercatori universitari di 79 sedi universitarie e enti di ricerca italiani. Ferraro considera lo sciopero in questione come l'epilogo di tre anni di lotte: "Abbiamo aspettato pazientemente, abbiamo fatto ben nove azioni diverse per cercare di evitare di dover arrivare allo sciopero. Ci hanno obbligati a farlo."

La protesta chiede lo sblocco delle classi e degli scatti stipendiali dei Professori e dei Ricercatori Universitari e degli Enti di Ricerca Italiani aventi pari valore giuridico. Le classi e gli scatti stipendiali, bloccati nel quinquennio 2011-2015, andrebbero così a sbloccarsi a partire dal 1 gennaio 2015 anziché dal 1 gennaio 2016. Per comprendere a pieno la questione, occorre, tuttavia, ricordare che nel 2010 il governo Berlusconi bloccò gli stipendi di tutti i dipendenti pubblici (compreso quello del personale universitario) per una durata di tre anni (2010-2013). La misura fu successivamente prorogata per i soli professori universitari fino a che la Corte Costituzionale non ne sancisse nel 2015 la incostituzionalità.

La questione tuttavia non è risolta: l'attività professionale svolta in quei quattro anni viene di fatto ignorata, e al momento dello sblocco i professori si ritrovano con lo stesso stipendio e lo stesso ruolo di prima. "È come se fossimo stati in letargo per quattro anni: tutti gli avanzamenti di carriera e di stipendio che avrebbero potuto potenzialmente esserci in quel periodo, sono spariti. Quattro anni di professionalità completamente svaniti," spiega Ferraro. "Noi non chiediamo assolutamente che ci vengano dati i soldi arretrati o di avere aumenti, chiediamo che i nostri stipendi vengano adeguati agli anni di insegnamento e alla carriera. Se così non fosse, ci porteremmo avanti il danno a vita: un danno che è stato calcolato essere di 90mila euro netti per ogni docente."

Per ora ammontano già a due gli incontri tra i rappresentanti dei docenti ed alcuni delegati del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Incontri che, però, non hanno dato vita ad alcun accordo soddisfacente. Per questo motivo i professori firmatari assicurano che almeno un appello durante la sessione autunnale sarà garantito, ma la prima data prevista sarà annullata. Se poi nel corso di laurea dovesse essere previsto un solo appello, questo non si terrà nella data prevista ma in quella 'straordinaria' che sarà fissata 14 giorni dopo l'appello in questione.

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