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Campania Segreta: Teano

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Sorge alle pendici del grande vulcano di Roccamonfina ( vedi Campania segreta 1 ) e fa parte del Parco Nazionale di Roccamonfina e della foce del Garigliano. Oggi la cittadina, tagliata fuori dalle principali rotte commerciali e turistiche, conta c.a. 12000 abitanti, ma in epoca romana, attorno al I secolo a. C., ne aveva ben 50000!

Scopro recentemente che a Teano c’è il più grande teatro romano d’Italia. La cosa non mi stupisce più di tanto, perché tutta quell’area, antichissima per insediamenti umani, è ricca di storia e delle sue vestigia.
Quindi decido che vale assolutamente una visita approfondita.
Teano!
Per me e la maggior parte dei non addetti ai lavori, dei non studiosi specifici, Teano è il luogo di uno storico incontro. O di un auto-grill sull’autostrada.
Ma mi sbagliavo, e lo capisco appena arrivo nella prima piazza del paese.
Comincio a fare domande, perché non vedo frecce o cartelli di sorta che mi indichino come raggiungere iiil teatro, e mi imbatto in una popolazione gentilissima, dalla ragazza del bar al vigile urbano. Dal parcheggiatore, dotato di pittoresca bandana e lunga coda di cavallo, ad un passante, che vedendomi fotografare e chiedere informazioni, mi si avvicina, e di sua spontanea volontà, me ne sciorina una lunga ed utile serie. Ne resto talmente impressionato, favorevolmente, che il mio umore vira decisamente sul bello.
E tutto mi sembra affascinante, anche se la gran parte dei palazzi nobiliari sono quasi fatiscenti, ed avrebbero bisogno di un notevole restauro.
Il centro storico è situato su di un’altura, circondato da mura medievali, in cui si aprono sette porte. A sud porta Napoli.
Dal campanile dell’Annunziata, risalente al XVI secolo, e simile del tutto e per tutto a tanti altri della nostra regione, con la guglia leggermente ogivale ricoperta di maioliche verde e gialle, si dipanano vicoli pittoreschi in tutte le direzioni.
Il quartiere viola, così detto perché fu tinteggiato di quel colore durante la peste che decimò la popolazione.
Palazzo Caracciolo, già proprietà della famiglia Santagapito, dove avvenne l’incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II.
Nel Palazzo dei Principi di Teano c’è il museo, ricco di reperti, oltre che dei Romani, della popolazione dei Sidicini, di origine Osca, che furono i fondatori della città nel IV secolo a.C..
Una gran presenza di palazzi dai ricchi portoni finemente intagliati nella pietra, ornati da stemmi nobiliari e fregi ricercati, quasi tutti risalenti al XV e XVI secolo, fa intuire la passata grandezza dei luoghi.
Leggermente discosto dal centro abitato, su di una strada sterrata, sorge il teatro romano. Nei dintorni già si avverte un’aria dismessa.
La zona è recintata, e le rovine sono in bella vista, ma è chiuso!
Non mi scoraggio, attraverso la cancellata scorgo degli operai. Uno spinge una carriola.
Chiamo. Niente.
C’è un citofono, suono. Mi risponde una voce. Grazie al già citato buon-umore, sono positivo. Lo sommergo di parole; neanche per un attimo penso che possano lasciarmi fuori, e la gentilezza dei Teatini colpisce ancora!
Compare il signor Domenico, custode, guida e factotum del sito, che mi spiega che gli operai sono dei volontari, dei carcerati, che il teatro è stato abbandonato da una quindicina di anni, causa (c’è bisogno di dirlo!?) mancanza di fondi, ma stanno facendo il possibile per riaprirlo.
I volontari, tra cui alle volte ci sono anche studenti, stanno mettendo in sicurezza il “proscenio”, quasi interamente crollato. La “cavea” invece, gli spalti dove sedevano gli spettatori, è in ottimo stato.
Il teatro, a differenza dell’anfiteatro, antenato dei nostri stadi, dedicato a gare agonistiche e giochi di gladiatori,era usato esclusivamente per la commedia e altre attività, diremo oggi, culturali. Ad immagine di quello Greco, non era chiuso, con un ampio semicerchio, alle volte anche più ampio di 180 gradi,per il pubblico, e di fronte il palco per gli attori, con una vera e propria scena alle spalle, il “proscenio”.
Qui era alta 27 metri, con ben tre ordini di colonne.
Domenico, contento di avere un ascoltatore attento, e pungolato dalle mie domande, continua a parlare, mentre proseguiamo la visita.
Mi spiega che un anfiteatro, in effetti c’è. È stato ritrovato due secoli orsono alle spalle del teatro, ancora sommerso da terreno e detriti vari, non è stato ancora scavato, se ne intravedono appena le rovine. Per questo motivo, l’area è completamente recintata e chiusa.
Molto dignitosamente non lo dice, ma lo lascia ad intendere in tutte le maniere, servono fondi.
Dice invece: “ Venite, venite a Teano, c’è tanto da vedere!”
Sa perfettamente che più visitatori e turisti si incuriosiscono e vengono in zona, e più sono le possibilità di restituire a questi luoghi l’importanza che meritano.
Ne guadagneremo tutti, non solo i Teatini, o i Campani, ma gli Italiani e l’umanità tutta.
Per lo meno gli amanti del bello.

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