fbpx

L’Angolo del Libro Presenta: Allah, San Gennaro & i Tre Kamikaze, Di Pino Imperatore

Scritto da Francesco Verdosci Il . Inserito in Letteratura

pino imperatore

Già il titolo di quest’intrigante opera letteraria è tutto un programma. Tre Jihadisti pronti a qualunque sacrifico, una città tanto affascinante quanto caotica ed ecco a voi il palcoscenico del nuovo libro di Pino Imperatore – l’autore del grandissimo successo letterario e teatrale Benvenuti in Casa Esposito - ovvero il più originale, surreale ed esilarante incontro/scontro tra satira, religione e la napoletanità verace.

Dopo mesi e mesi di duro addestramento, sia fisico che psicologico alla Jihad, Salim, Feisal ed Amira sono pronti al martirio finale. Si faranno esplodere a Napoli. Prima, però, decidono di addentrarsi nel cuore della città, per scegliere il posto più adatto per immolarsi al sacrificio ultimo nel nome di Allah. Quello che non sanno è che la napoletanità più verace, romantica e caciarona è lì pronta a travolgerli.

Riuscirà la Napoli di San Gennaro e della sua gente, i suoi riti quotidiani, la sua passionalità ed i suoi misteriosi anfratti urbani, a fermare i tre Jihadisti? L’unica maniera per scoprirlo è districarci tra le magnifiche pagine ed addentrarci corpo ed anima in questa interessantissima novella - esattamente come i tre protagonisti si immergono nel cuore pulsante della Dea Parthenope - pronti ad “esplodere” di risate e lacrime.

La scelta di Pino Imperatore di raccontare una storia così difficile, senza dubbio “esplosiva", dura ma anche commovente ed esilarante, non poteva essere più azzeccata, una volta approdato alla Mondadori Editore.

L’integrazione è la chiave di volta tutta l’opera. Il diverso da noi che viene affascinato dalla nostra passione, dalla millenaria cultura, dalla generosità del popolo così come noi veniamo attratti da chi consideriamo ancora diverso, dal dramma, dalla disperazione, dalla malinconia ma anche dal coraggio e dall’altrettanto millenaria cultura dell’Islam.

Il lettore conosce i cuori dei tre protagonisti mentre questi iniziano a conoscere la nostra città con i suoi luoghi sacri e le centinaia di magnifiche opere d’arte, i suoi vichi e vicarielli, le sue università, risucchiati dal fascino ancestrale di Napoli mentre si imbattono in un popolo sorridente e generoso, nonostante sia sempre e comunque indaffarato nella quotidiana lotta con la vita. Lì dove “s’incontrano facce strane di una bellezza un po’ disarmante”, il lettore ed i protagonisti spaziano dall’avvenente e procace vicina di casa, passando per delinquenti di varia specie, fino ad Arturo ‘o filosofo, un simpatico anziano non vedente che viaggia in metropolitana deliziando gli uditori che incontra con racconti di “presunte” conoscenze illustri delle varie epoche storiche.

Perché Napoli, forse, più di tutte le altre città può rappresentare quell’Occidente che i tre kamikaze non avevano mai immaginato. Un Occidente in grado anche di riservare piacevoli sorprese, non soltanto il racconto d’odio e di intolleranza verso il diverso o l’altro da sé, col quale sono stati forgiati nei duri mesi di addestramento al martirio.

I più affascinati da questa grande bellezza sono soprattutto Amira e Feisal. E come poteva essere altrimenti? Dopotutto, anche il lettore non può non restare incantato dalle splendide descrizioni delle opere d’arte custodite in città o da quei misteriosi pezzi di dedalo urbano in cui si cozzano e si mischiano il sacro ed il profano; non si può non perdersi tra le eterne contraddizioni di Napoli, i costanti disservizi della pubblica mobilità, gli scioperi improvvisi ed i centinaia di ambulanti che sarebbero capaci di venderti di tutto, dalle cover dei cellulari alla Santità.

La grande ars letteraria di Pino Imperatore risiede però nell’offrire al lettore, simultaneamente a tutto questo turbinio di strade, monumenti e cuori, soprattutto il lato umano dei tre protagonisti ed il mondo in cui si trovano che li spinge, chi per un motivo chi per un altro, alla decisione d’immolare la propria vita in nome di un qualche ideale che forse, il più delle volte, è creato ed istillato da altri.