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Campania Segreta: Pietra Salata

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Lo scoglio di Pietra Salata si trova nel golfo di Napoli, a scarsi 100 metri dalla costa, di fronte a villa Rosbery, la residenza del presidente della Repubblica. Praticamente ben in vista, in città, sotto gli occhi di tutti. Ma sotto, cosa c’è?
 

A Napoli tutti gli appassionati di mare, e di piatti a base di frutti di mare, sanno che a Pietra Salata ci sono le cozze più buone del mondo.
Cozze veraci, piccole ma saporitissime. Il guscio è interamente riempito dal mollusco, al contrario di quelle d’allevamento, in vendita allo stabulario ed in tutte le pescherie, che all’apertura della grande conchiglia, spesso riservano la sorpresa, e la delusione, di un frutto infinitamente più piccolo di quanto non prometta la grandezza del nero carapace.

A questo punto è lecito porsi una domanda, ma è legale raccoglierle? Ci sono due scuole di pensiero, ed entrambi sono d’accordo che prenderle per venderle, farne un uso commerciale, sia chiaramente proibito dalla legge. La diatriba è sull’uso personale (come sempre ). Per mangiarsele a casa propria. Magari preparare una ricca cena per gli amici : impepata e spaghetti a cozze. Stupirli con un tubettone cozze, pecorino e rucola, o altre leccornie.

Che male c’è?
Del resto sono nel mare, ed il mare è di tutti. Non è come raccogliere qualche pomodoro dall’orto del vicino, o cogliere fichi da un albero in una proprietà privata. Quello è rubare! Le cozze invece, sono lì, alla portata di tutti. Sono di chi le prende.

Purtroppo non è così. Non si possono prendere, anche se non sono in un Parco Nazionale o in una Riserva Marina Protetta.
Non si possono prendere perché non si possono mangiare. Non si possono consumare perché non sono state sottoposte ad alcun controllo sanitario, e data la particolare natura del mitile, che funziona come un filtro, cioè si nutre di tutto ciò che contiene l’acqua marina, microbi compresi. Potrebbe essere portatrice, la povera cozza, di vibrioni e malattie infettive, poi trasmettibili ad altri.

Alla comunità.
La fauna non si limita alle sole cozze, infatti sono presenti granchi ( i “ ranci felloni “ ) e sconcigli, quest’ultimi a dir la verità sempre più rari. Piccoli pesci nuotano numerosi tra gli anfratti scogliosi. Guarracini, pesci becchino e qualche piccola e colorata donzella. Branchi di salpe brucano le alghe come pecore l’erbetta nei campi.

Fin qui tutto normale. Bello, ma in fin dei conti niente di eclatante. A guardare bene gli scogli, posati su di un pianoro, che si estende piatto, parallelo alla diga foranea di villa Rosbery, si nota qualcosa di anomalo. Innaturale.
Gli scogli, in effetti, non sono stati creati da madre natura, ma da mano umana. Le mura si vedono chiare, e dopo un’attenta perlustrazione, si può individuare la struttura di un antico vivaio romano. Di ciò che ne rimane. Due vasche sono quasi intatte, e sul fondo di quella che sembrerebbe un’altra vasca, sono chiaramente visibili i fori perfettamente circolari, come nel vivaio di Ponza, le famose “Murenarie“.

Mi piacerebbe sentire, al proposito, il parere di un archeologo o di un esperto, che ci aiutino a capire a cosa servivano quei buchi rotondi. A contenere delle giare o delle ceste, tipo nasse? Per gli “ avanotti “, o per raccogliere il pesce? Magari quelle murene di cui erano tanto ghiotti.

Io sono semplicemente un osservatore curioso, un umile scrittore, e mi limito a raccontare ciò che ho visto. Questa “scoperta” che feci anni fa, seppur affascinante, non mi sembrò poi così pazzesca, perché basta risalire la costa, verso ovest, in direzione di capo Posillipo, per vedere rovine romane ben più note ed in buono stato, come villa Imperiale, per esempio.

Questi magnifici ingegneri, che ci hanno lasciato acquedotti e fognature, ancor oggi funzionanti dopo 2000 anni, videro uno scoglio nei pressi della costa, e lo usarono per appoggiarvi la costruzione del vivaio. Eroso dal tempo e dal mare, non ne restano che le fondamenta.

Sommerse.

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