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Perché guardare Black Mirror: lo specchio nero della realtà

Scritto da Claudia Coppola Il . Inserito in Cinema & TV

black mirror

“A box of dark chocolates”. È così che Charlie Brooker, visionario autore di Black Mirror, ha definito la sua creatura, e mai definizione fu più calzante. La serie tv di casa Netflix, di ritorno ad ottobre con la tanto attesa quarta stagione, è in effetti un vero e proprio gioiello del piccolo schermo, senza dubbio uno dei progetti televisivi più audaci ed interessanti degli ultimi anni.

Articolato nei contenuti, supportato da regia, sceneggiatura e fotografia da manuale ed innovativo nel format narrativo, Black Mirror è una serie da gustare poco a poco, per poter apprezzare la qualità e la complessità di ogni singolo episodio. Ognuno di essi, infatti, è indipendente dagli altri.

Come nei racconti di Asimov, tutti gli episodi di Black Mirror sono narrativamente autosufficienti, ma immersi in un unico universo psicologico e permeati dallo stesso tema di fondo: il rapporto dell’uomo con la tecnologia, ed in ultima analisi, il rapporto dell’uomo con se stesso.

Della realtà distopica descritta dalla serie, a metà fra quella di Orwell e quella di Huxley, ciò che più spaventa e turba lo spettatore non è la tecnologia, ma chi ne fa uso, e come.

La tecnologia di Black Mirror, infatti, non è tanto lontana dalla nostra: è al contrario quasi “quotidiana”, molto simile a quella dei moderni smartphone, computer e social network. Si tratta piuttosto di una versione potenziata, e portata alle estreme conseguenze, di ciò che nella nostra realtà già esiste ed è in uso.

Uno degli aspetti più interessanti della serie è proprio la sua critica arguta e tagliente, e la lucidità nell’analisi profonda di una società in cui non è la tecnologia ad essere demonizzata, ma sono gli uomini ad essere messi di fronte ai propri demoni e a lasciarsi vincere dalla meschinità e dalle debolezze di sempre.

É proprio questo che forse più spaventa, è questo che lascia la cicatrice più profonda nello spettatore. La fantascienza qui è solo un pretesto per esplorare temi più complessi: dalla politica alla morte, dalla difficoltà dei rapporti interpersonali al libero arbitrio, dalla giustizia al valore dell’identità.

“Black Mirror” è uno specchio nero, in cui l’uomo, messo di fronte a se stesso, alle proprie incongruenze e alle proprie paure, stenta a riconoscersi.

Non è la tecnologia la causa dell’alienazione e della disumanizzazione del mondo di Black Mirror: il progresso non è altro che uno strumento che, messo nelle mani degli uomini, ne amplifica le facoltà, esaltandone pregi e difetti. È forse questo, nella serie, l’unico barlume di speranza: sta a noi scegliere. Sta a noi stabilire la differenza fra ciò che è giusto e sbagliato, sta a noi tracciare il confine che non dobbiamo superare.

Sperando che i nuovi episodi in arrivo non deludano le aspettative, attendiamo con pazienza il rilascio della prossima stagione di questa serie fantascientifica, che forse tanto fantascientifica non è.