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L’Italia degli stupri: dramma contemporaneo o bombardamento mediatico?

Scritto da Francesca Ciaramella Il . Inserito in Il Palazzo

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Non è sempre facile per una donna affrontare questo argomento senza sentirsi parte lesa. Ogni volta che sappiamo di un nuovo stupro o nuove intimidazioni o dell’ennesimo femminicidio, sentiamo dentro come da un rastrellatore di emozioni buone. Rimane solo odio, disgusto e rabbia. Eppure a mio parere è proprio questo il momento storico che richiede maggiore lucidità, quella necessaria per scindere tra dramma contemporaneo e bombardamento mediatico.

Dal lungomare di Rimini al macabro di Villa Borghese e della stazione Termini, e per concludere l’aggressione alla dottoressa di Catania. L’attenzione di ogni compagine sociale è rivolta al dramma stupri con le fazioni politiche a tirar la corda da ambo i lati per l’individuazione di un unico grande colpevole.

Ogni giorno la cronaca nazionale riversa sugli ascoltatori nuovi angoscianti dati: nuove violenze e nuove appropriazioni indebite o coatte ad opera dei «nemici della nazione», come recita qualche post parlando dei migranti. E se poi Il Giornale ce la mette tutta per rifilare statistiche sull’aumento delle responsabilità degli stranieri in merito alla questione stupri, e Il Fatto Quotidiano lascia moralistici richiami ai suoi lettori come a voler stimolare l’ultimo briciolo di carità cristiana contro la crescente frustrazione civile; allora cari signori a chi bisognerà pur credere?

La macchinazione mediatica ha raggiunto negli ultimi mesi indici altissimi e settembre si sta rapidamente trasformando nel mese del mattatoio rosa. Non si fa in tempo a leggere di uno straniero coinvolto in uno stupro, e poi giusto qualche giorno dopo eccolo lì lo scandalo super partes con due carabinieri a far da “garanti” e a stabilire un nuovo ritrovato equilibrio nel girone infernale della violenza sulle donne. Da una parte una Boldrini incapace di analizzare delle stime plausibilmente troppo alte e dall’altra la Meloni arrabbiata e scivolata nell’ultimo livello del suo sciovinismo.

Conclude in bellezza un curioso déjà vu: la ripresa da parte di Forza Nuova di un interessante lascito dell’epoca fascista, per l’esattezza un manifesto di evidente natura razzista che riproduce l’immagine di uomo scuro e dai tratti snaturati intento ad afferrare con violenza una donna chiara, e che recita «Difendila dai nuovi invasori».

E nel frattempo il trambusto mediatico finisce per coprire segnalazioni ancor più preoccupanti. L’agenzia ONU ha messo in luce che in Italia il 19% delle donne tra i 18 e i 74 anni ha subito violenze fisiche dal proprio partner, una percentuale che in Francia sale al 26%, in Svezia al 28 e nel Regno Unito al 29(i dati si riferiscono al 2014). Secondo il report diffuso nel 2016 dallo United Nations Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women (UN Women) lo stivale risulterebbe essere uno dei paesi europei con l’indice di crimini di violenza domestica più bassi secondo recenti dati, anzi a detenere il primato sarebbero proprio quelli del nord Europa, primi fra tutti Svezia e Regno Unito. Cosa ci dicono suggeriscono tutti questi numeri?

Mentre nel resto dell’Europa un certo clima di emancipazione spinge le donne a denunciare e a cercare di combattere gli aggressori protetti dalle calde mura domestiche, in Italia rimane un massacro silenzioso, finché ovviamente non venga toccata la tragedia come dimostrato dal caso di Lecce.