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Perchè Di Maio non sarebbe il mio presidente

Scritto da Antonio Zapelli Il . Inserito in Il Palazzo

di maio no presidente

Dunque, lo scorso weekend Rimini è stata l’epicentro di un “atto rivoluzionario”, qualcosa mai accaduto prima nella storia della politica italiana. La proclamazione di Beppe Grillo come “padre padrone” o meglio “padre spirituale”, come si è definito - nonostante esista in carne ed ossa, e di un candidato premier con una bella faccia pulita, un po’ olivastra, e quell’accento napulegno che c’è ma “lo avvertono soltanto quelli che vogliono diffamare me (o Napoli)”.
Ebbene sì, Luigi Di Maio è ufficialmente il candidato premier del Movimento 5 stelle… ma guai a chi di noi potrebbe sospettare un mancato processo democratico in questa proclamazione, nonostante nel Movimento ci sia qualcuno che gridi “Di Maio non è il mio leader” (vedi Roberto Fico, al quale prontamente è stata tappata la bocca con un bell’aut-aut, come solo Grillo li sa fare).

Ci sono state delle primarie, con tanto di candidati antagonisti: i conosciutissimi Vincenzo Cicchetti, Elena Fattori, Andrea Davide Frallicciardi, Domenico Ispirato, Gianmarco Novi, Nadia Piseddu e Marco Zordan. Non ditemi che non ne avete mai sentito parlare. Ognuno di loro sta costruendo il proprio percorso politico all’interno del Movimento. Molto famosi a livello regionale, tuttavia - notiziona delle notizione - nella politica nazionale hanno poca visibilità. Evidentemente Di Maio è stato “configurato” come il “prescelto”, un po’ alla Harry Potter, già nel momento in cui fu proposto come vice presidente della Camera dei deputati (il più giovane nella storia della Repubblica Italiana, per Bacco). La sua proclamazione dunque è stato l’esito di un voto on-line, sull’originale piattaforma virtuale Rousseau (il poveretto si sarà rivoltato nella tomba, pace all’anima sua). Di Maio ha ottenuto 30.000 voti circa su un totale di 37.000. Cifre imponenti, da encomio. A Rimini sembrava che avessero abbattuto l’ISIS, tanta era la contentezza.

Dunque, nella mente di Grillo&associati, Di Maio potrebbe essere il miglior premier per un cittadino italiano. Apro la sua biografia su Wikipedia: ha lavorato come steward al San Paolo, ha fatto l’animatore, l’aiuto regista. Si è iscritto prima ad Ingegneria, poi è passato a Giurisprudenza (immagino avesse le idee molto chiare sul suo futuro), non ha completato gli studi. È diplomato. Dunque, nella mente di Grillo&associati, un poco più che trentenne diplomato senza laurea, eletto nelle file del suo non- partito, cioè movimento, con poco più di 30.000 voti, dovrebbe essere il meglio per me, per la mia vicina di casa, per l’operaio di Como e l’imprenditore di Siracusa. Mi dispiace, ma io non ci sto. E non per una questione classista, perché ho il massimo rispetto per le persone che decidono di non proseguire i propri studi e di sfruttare il diploma facendo altro. Io non ci sto perché penso a tanti giovani come me, che sgobbano, sudano, soffrono per completare una carriera universitaria, che lavorano nel weekend per pagare le tasse, e fanno salti mortali nella speranza di un futuro migliore. E noi, dovremmo essere rappresentanti da un “guagliuncello” che non è stato nemmeno capace di completare un percorso di studi per il sol fatto che saprebbe parlare bene o è in grado di motivare i continui cambi di direzione della testa del suo movimento? No, non ci siamo proprio.

Lo stesso movimento che per anni si è riempito la bocca della parola “meritocrazia”, ora la rigetta e la vomita nel piatto di tutti noi ragazzi ai quali non basta nemmeno una laurea per trovare occupazione, mostrando che non vale a niente studiare, acculturarsi, impegnarsi in un percorso di specializzazione, la cosa importante è avere culo. Perché è quello che ha avuto Luigi Di Maio, niente di più, niente di meno.