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Perché Salvare La Terra (Dei Fuochi) è Salvare Noi Stessi. VELENO, di Diego Olivares

Scritto da Francesco Verdosci Il . Inserito in Cinema & TV

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Venezia, 74esima edizione. Scorrono i titoli di coda sulla storica manifestazione cinematografica. Si accendono le luci del lido e scrosciano come di consueto gli applausi per gli autori e gli interpreti dei film presentati alla kermesse, sia in concorso che in anteprima mondiale.
Poi le luci del red carpet si spengono e non sai mai quali di queste opere vedrà davvero quelle delle sale cinematografiche. Perché poi, si sa, sono le storie più convenzionali o quelle più facilmente distribuibili – commerciabili è il caso di dire - ad arrivare al grande pubblico. Il resto, spesso e volentieri, si perde nei meandri dei cineforum e dell’home video, frettolosamente dimenticato.

Questa volta invece succede ciò che non ti aspetti. Una vera e propria folgorazione. Lo schermo si spalanca e critici, pubblico e distributori restano senza fiato dinanzi alla potenza di VELENO, opera seconda di Diego Olivares presentata un po’ in sordina ma che ha avuto l’onere e l’onore di chiudere la settimana di cinema Veneziana e che ha debuttato nei cinema italiani lo scorso 14 Settembre.

Un po’ come era successo nei giorni precedenti, alla presentazione al lido veneziano di Gatta Cenerentola, ciò che ha colpito di più è che la pellicola in questione è un’opera ed una storia decisamente Napoletana/Campana – tutta ambientata nel dramma fisico e metafisico della tristemente nota Terra dei Fuochi - la cui potenza scenica travalica i confini nazionali ed ha il respiro del grande cinema internazionale. Quel Cinema che difficilmente si dimentica e che resta impresso nei cuori e nelle menti per sempre.

Sangue, Passione, Morte, Politica, Criminalità, Potere, Denuncia Sociale. Veleno è una stupenda opera corale, che entra a pieno diritto nella lunga scia dei melodrammi popolari di intrattenimento e di impegno civile e politico che erano tanto di moda negli anni ’60 e ’70. Verrebbe subito da paragonarlo alle opere di denuncia di Francesco Rosi ed Elio Petri o al magnifico Il Giorno della Civetta di Damiano Damiani e non avremmo tutti i torti. Senza dubbio è un film che implora, oggi più che mai, il cambiamento immediato per questo territorio martoriato ed abusato da troppo tempo e nel silenzio generale.

Nonostante tutto, però, non è mai un film troppo brusco o banale e stucchevole - pur nel ritrarre un certo senso di magia che lo spettatore prova specialmente nella seconda parte della pellicola – ma è un perfetto equilibrio tra drammatizzazione fantastica e realtà quotidiana. Il regista ed il cast non si servono mai della compassione ma raccontano un dramma posato e lineare, che arriva e che tutto sommato scorre “piacevolmente”.

Tratto da una storia vera, Veleno è il triste ma affascinante excursus di una famiglia che abita nella terra dei fuochi. È la storia di due fratelli che si impegnano corpo ed anima a portare avanti l’azienda agricola di famiglia che ovviamente insiste su terreni ambitissimi dalla Camorra che intende utilizzarli per ampliare una già esistente ed enorme discarica illegale. Il fratello minore, Ezio (interpretato dal bravissimo Gennaro di Colandrea) vorrebbe vendere la terra mentre suo fratello maggiore Cosimo (un superlativo, intenso e magnetico Massimiliano Gallo; attore napoletano in puro stato di grazia, applauditissimo anche per Gatta Cenerentola) categoricamente e con estrema forza, nonostante le violentissime intimidazioni già ricevute dalla famiglia. Sarà sua moglie Rosaria (Luisa Ranieri, interprete coraggiosa, assolutamente meravigliosa) a continuare l’aspra e dura resistenza contro la criminalità organizzata, nonostante sia in dolce attesa, quando Cosimo scoprirà di essere afflitto da un incurabile cancro.

Due Interpretazioni quanto mai pure, credibili e convincenti nel ritrarre questa eroica battaglia tanto per la sopravvivenza quanto per rendere giustizia a questo paesaggio (sia naturalistico che dell’anima) ferocemente deturpato. Una Terra dilaniata, nitida di lacrime e grondante sangue tossico, in cui la natura però reagisce ed è perciò in continuo mutamento (e la cui luce intensa, quasi spettrale, è magnificamente resa dalla fotografia dell’ottimo Andrea Locatelli).

Ma ad essere avvelenata non è solo la Terra in cui si dipana tutta la vicenda. Avvelenato è anche e soprattutto il Corpo. Quello delle vittime e quello dei carnefici perché il Veleno – come giustamente ci ricorda e vuole insegnarci il film - intossica anche coloro che ne fanno avido strumento di arricchimento e sopraffazione.