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La qualità dello sviluppo: sostenibile e inclusivo

Scritto da Mariano D'Antonio Il . Inserito in Il Palazzo

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Lo sviluppo non può essere soltanto economico, non può coincidere semplicemente con l'aumento dei redditi personali e dei consumi della popolazione. Nè può essere soltanto economico e rispettoso dell'ambiente al tempo stesso, ma deve essere anche socialmente qualificato. Insomma dovrà essere sostenibile sotto tutti gli aspetti, dovrà essere tenuto su dalla società, dalle strutture economiche, dall'ambiente.
 

Le Nazioni Unite hanno approvato due anni fa, nel settembre 2015, un'Agenda Globale dello sviluppo sostenibile a cui ha aderito anche l'Italia. L'Agenda si prefigge di raggiungere entro il 2030 17 obiettivi, e cioè 1. Sconfiggere la povertà; 2. Sconfiggere la fame; 3. Salute e benessere; 4. Istruzione di qualità; 5. Parità di genere; 6. Acqua pulita e servizi igienico sanitari; 7. Energia pulita e accessibile; 8. Buona occupazione e crescita economica; 9. Innovazione e infrastrutture; 10. Ridurre le disuguaglianze; 11. Città e comunità sostenibili; 12. Consumo e produzione responsabili; 13. Lotta contro il cambiamento climatico; 14. Flora e fauna acquatica; 15. Flora e fauna terrestre; 16. Pace, giustizia e istituzioni solide; 17. Partnership per gli obiettivi.

In Italia si è costituita ed opera un'associazione che divulga e controlla la realizzazione di questi obiettivi nel nostro Paese, l'ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) che pochi giorni fa, a fine settembre scorso, ha presentato il suo secondo Rapporto sui progressi e sui problemi aperti nell'esperienza del nostro Paese per lo sviluppo sostenibile.

Questo Rapporto, che può essere scaricato on line, solleva molte questioni e fornisce alcune risposte preliminari. Rinviando alla lettura del Rapporto, che consta di 131 pagine sapientemente illustrate con grafici, tavole e riquadri, richiamo qui l'attenzione sul Quadro sintetico di aree, scelte e obiettivi strategici nazionali della Strategia per lo sviluppo sostenibile (contenuto nelle pagine 33-34) e su una stima dei sussidi ambientali erogati in Italia l'anno scorso (Tavola riportata a pagina 37 del Rapporto).

La stima dei sussidi all'ambiente non è esaltante sulla qualità dei sussidi inseriti nel bilancio pubblico italiano: sul totale di 41 miliardi e 151 milioni di euro, 16 miliardi e 167 milioni, il 39 per cento, sono sussidi ambientalmente dannosi; 15 miliardi e 679 milioni, il 38 per cento, sono sussidi ambientalmente favorevoli; 3 miliardi e 538 milioni, il 9 per cento, sono sussidi neutrali e 5 miliardi e 767 milioni, il 14 per cento, sono sussidi di difficile qualificazione.

Occorre dunque cambiare strada nella spesa pubblica se vogliamo che il bilancio dell'Italia sia orientato più decisamente in direzione favorevole alla tutela dell'ambiente.

Consideriamo ora gli aspetti strettamente economici dello sviluppo umano e soffermiamoci sull'aggettivo "inclusivo". Lo sviluppo si dice inclusivo se porta a ridurre le disuguaglianze tra le classi sociali, tra i gruppi, tra i cittadini comunque li classifichiamo, e perciò include i gruppi sociali deboli anziché escluderli dal progresso economico.

Usciamo dallo sbornia del capitalismo globalizzato, dei benefici che i teorici del liberismo incontrollato hanno attribuito ai movimenti di capitale da un punto all'altro del pianeta ignorando l'effetto di maggiore concentrazione della ricchezza che i mercati globali hanno provocato sia nei Paesi ricchi sia nei Paesi in via di sviluppo.

La disuguaglianza economica è aumentata negli anni recenti tanto che sta creando ostacoli al capitalismo su scala mondiale rallentando la diffusione del benessere dopo aver consegnato alla finanza (banche e fondi d'investimento) il predominio sulle attività produttive (agricoltura, industria e terziario come il commercio e i servizi sociali).

Un bel libretto scritto da Noam Chomsky (Le dieci leggi del potere. Requiem per il sogno americano, a cura di P.Hutchison, K.Nyks e J.P.Scott, editore Ponte alle Grazie, Gruppo editoriale Mauri Spagnol, Milano, agosto 2017) prevede che il capitalismo globalizzato, a partire dall'America con l'elezione di Trump, abbia gettato le premesse per la "distruzione della vita umana organizzata" (pagine 140 e seguenti) spingendo il pianeta verso la catastrofe ecologica e verso la guerra nucleare. Senza giungere a queste previsioni catastrofiche del radicale Chomsky, un intellettuale comunque libero e indipendente dal potere, non vi è dubbio che la dittatura del capitale finanziario, la concentrazione delle ricchezze che alimenta, il passaggio ormai compiuto dalla concorrenza delle piccole imprese alle grandi imprese oligopolistiche che si fronteggiano e si spartiscono i mercati dei prodotti nuovi, tutto ciò porta al ristagno dell'economia mondiale e in molti Paesi all'emarginazione di lavoratori espulsi dalla produzione e immiseriti, ridotti alla ricerca di un sussidio che permetta loro di sopravvivere.

I riformisti, ai quali sento di appartenere senza curarmi degli aggettivi poco lusinghieri come "sporco" assegnatomi da tempo, pensano/pensiamo che ci siano ancora spazi per "includere" i cittadini emarginati, soprattutto i giovani, nello sviluppo economico dando nuovo ossigeno, nuovi stimoli alle attività economiche.

Insomma lo sviluppo economico o sarà inclusivo di energie fresche oppure non ci sarà affatto. Anzi se non invertiamo la tendenza all'accoppiata micidiale tra la finanza internazionale dominante nei mercati globali e il populismo serpeggiante tra i movimenti politici di destra, ci troveremo soffocati da una nuova crisi monetaria (di euro, dollaro, sterlina e yen) e dalla paralisi della democrazia rappresentativa.

Mariano D'Antonio, economista