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Spagna, Re-Ferendum

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Linea di Confine

spagna segnalati episodi censura online durante referendum

Sono trascorsi più di tre anni dal referendum che vide la vittoria del NO sull'indipendenza della Scozia dal Regno Unito. Il quesito referendario chiedeva alla popolazione «La Scozia dovrebbe essere un Paese indipendente?» Per essere approvata, la proposta di indipendenza doveva ottenere la maggioranza semplice. Potevano votare i residenti in Scozia che avevano compiuto sedici anni. Votarono il 97% degli aventi diritto. Già all'epoca la voce di un quesito referendario simile diventava sempre più prepotente anche in Catalogna.

Tuttavia, complici le resistenze di Madrid, la data del 9 Novembre 2014, coincidente col venticinquesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, si rivelò un fallimento. Vennero proposti due quesiti referendari: il primo domandava "Vuole che la Catalogna sia uno Stato?" e il secondo "In caso affermativo, vuole che questo Stato sia indipendente?". Madrid dichiarò che il referendum non si sarebbe tenuto.

Dopo tre anni, il 1º Ottobre del 2017, si è tornati nuovamente ad interrogare la popolazione catalana, stavolta con esiti assai controversi, nonostante le ben palesate resistenze del governo centrale. La Generalitat de Catalunya ha indetto con una legge parlamentare un referendum, secondo cui il voto risultante dalla consultazione avrebbe avuto natura vincolante in pieno contrasto con il dettato costituzionale spagnolo.

Il quesito posto dal referendum indipendentista è riportato nell'art. 4 della legge della regione catalana istitutiva del referendum. Questo recitava « Vuoi che la Catalogna sia uno Stato indipendente sotto forma di Repubblica?»

Hanno preso parte alle consultazioni 2.262.424 catalani, pari al 42,58% della popolazione con diritto di voto nella regione. Il 91,96% di questi ha risposto affermativamente al quesito.

Naturalmente, in virtù della procedura e anche dei numeri, non possiamo definire legittimo un referendum di questo tipo. Questo è rilevante però politicamente: difatti un dato incontrovertibile è che in Catalogna è presente un forte movimento indipendentista che la politica di Madrid ha fomentato. L'esecutivo spagnolo ha trasformato, secondo un noto giornalista, "una palla di neve, in una valanga". È un affermazione in linea di massima esatta. Mariano Rajoy avrebbe potuto gestire la vicenda catalana meglio, nonostante sia inconfutabile che questo referendum è illegale. La Costituzione Spagnola non ammette referendum di questo tipo e l'utilizzo della forza era quindi legittimato da motivi di salvaguarda della Carta Costituzionale.

Il SI ha vinto prepotentemente, ma i dati sono falsati. L'illegalità l'ha fatta da padrona: urne per strada, voti plurimi, assenza di liste elettorali.

Qualsiasi referendum per essere legale deve basarsi su una base certa di cittadini aventi diritto di voto: nel caso del referendum catalano si è ragionato in maniera puramente casuale.

Inoltre si è votato per strada a causa dell'atteggiamento ostile di Madrid. Ciò che deve sottolinearsi è che il diritto di voto si deve esercitare all'interno di un seggio elettorale regolarmente riconosciuto. Tra l'altro è stato consentito il voto telematico anche quando i seggi erano ufficialmente chiusi ed era in atto lo scrutinio.

Non possiamo però risolvere la delicata vicenda catalana solo ragionando su questo piano che è un piano esclusivamente giuridico. Quando si parla di autodeterminazione dei popoli è importante lasciare spazio anche a considerazioni politiche, sociali e democratiche, il tutto in un ottica internazionalistica.

Tralasciando però questi discorsi è fondamentale ragionare sulle dichiarazioni successive a questa votazione. Il Re Felipe, difende la Spagna: "Dalle autorità della Catalogna slealtà inaccettabile". Il garante massimo della Nazione si è esposto in maniera molto più decisa rispetto alla collega, Elisabetta II, che nel caso della Scozia mantenne un atteggiamento neutrale.

Il presidente catalano Carles Puigdemont ha affermato che: "In questa giornata di speranza e sofferenza, i cittadini della Catalogna hanno vinto il diritto a uno Stato indipendente in forma di Repubblica [....] Nei prossimi giorni il mio governo invierà i risultati del voto di oggi al Parlamento catalano, dove risiede la sovranità della nostra gente, in modo che possa agire secondo quanto previsto dalla legge sul referendum."

Alla luce di queste dichiarazioni Mariano Rajoy può scegliere la via del dialogo nel caso in cui le autorità catalane decidessero di aprire un tavolo di confronto; ma potrebbe anche applicare l’articolo 155 della Costituzione spagnola per rimuovere dall’incarico il presidente catalano. Difatti: “Se una Regione non rispetta gli obblighi costituzionali o altre leggi che impongano questi obblighi, oppure attentino in modo grave contro l’interesse della Spagna, il Governo dovrà chiedere spiegazioni al presidente della Regione e, nel caso in cui non venga ascoltato, previo parere positivo del Senato, potrà adottare ogni misura necessaria per costringere quella Regione a rispettare in modo coatto detti obblighi o per proteggere l’interesse generale della Nazione". Si può inoltre procedere all'arresto di Puigdemont in quanto colpevole dei reati di attentato alla costituzione, insubordinazione e insurrezione.

L'Unione Europea dopo un lungo silenzio ha dichiarato che il referendum catalano è illegale. Jean-Cladue Juncker ha invitato "tutti gli attori rilevanti a muoversi rapidamente dallo scontro verso il dialogo".

Intanto in Spagna oltre quaranta sigle sindacali hanno indetto uno sciopero "per la grave violazione del diritto e delle libertà". Difatti nei giorni antecedenti alle consultazioni ci sono stati numerosi scontri tra le forze dell'ordine e i manifestanti pro-referendum. Oltre ottocento persone sono rimaste ferite. Il governo spagnolo ha dichiarato che dodici agenti della polizia hanno riportato lesioni e tre cittadini catalani sono stati arrestati. Il governo catalano ha invece denunciato che Madrid ha con la forza chiuso 319 seggi su 2300.

Il Governo spagnolo esce da questo referendum molto indebolito e si prospetta all'orizzonte lo spettro delle elezioni anticipate. Da ricordare è che la Spagna viene fuori da anni di incertezza politica. Nuove consultazioni elettorali potrebbero influenzare negativamente una già critica situazione. Inoltre il procedimento costituzionalizzato di formazione dell'esecutivo renderebbe particolarmente difficile la nascita di governi stabili, che mai come in questo momento sono necessari per la risoluzione di un grave crisi istituzionale.

Alfano sulla vicenda catalana ha dichiarato che “Ci riconosciamo nelle parole del presidente Mattarella e in quelle della Commissione Europea e condividiamo la scelta del premier spagnolo Rajoy di convocare le parti politiche per avviare un dialogo”. Gentiloni sulla stessa linea del ministro ha auspicato a un “ rispetto totale delle leggi, dello stato di diritto e della costituzione unitaria spagnola, mi auguro che ci sia una chance per il dialogo, si eviti una spirale di violenze e si dia spazio alla politica per una ricerca di soluzioni. L’Europa da una parte deve riconoscersi nella Costituzione spagnola e dall’altro, deve incoraggiare la ricerca di soluzioni politiche. Così fanno gli amici”.

Naturalmente la Lega Nord è intervenuta a favore del Premier della Catalogna: “Un governo che usa la violenza per sgomberare e chiudere i seggi elettorali, prendendosela con anziani e bambini, è una vergogna”. Roberto Calderoli ha addirittura chiesto di interrompere i rapporti diplomatici con Madrid. Giorgia Meloni invece ha affermato che non si appassiona "alle spinte indipendentiste e che vorrebbero dividere o indebolire gli Stati nazionali in Europa”. Forza Italia ha invece dichiarato l'Europa "sconfitta". Per Alessandro Di Battista "Spagna e Italia tollerano la corruzione, ma non un popolo che decide come, quando e perché votare".

Concludiamo con una considerazione partendo da un'affermazione di un noto dittatore, Benito Mussolini : "Vi immaginate voi una guerra proclamata per referendum? Il referendum va benissimo quando si tratta di scegliere il luogo più acconcio per collocare la fontana del villaggio, ma quando gli interessi supremi di un popolo sono in gioco, anche i Governi ultrademocratici si guardano bene dal rimetterli al giudizio del popolo stesso." Che questo referendum sia l'inizio di una guerra civile in Spagna? Il tempo risponderà a questa domanda, di sicuro Re-FERENDUM catalano ha ferito la Spagna.