fbpx

Campania Segreta: Vairano Patenora

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

vairano patenora 056

Nella pianura del Volturno, detta “patenaria”, sorge il paese di Vairano Patenora, sormontato da un castello in rovina. Sono queste torri e queste mura massicce, di chiara origine Normanna e Angioina, a stuzzicare la nostra curiosità.

Poco più all’interno dell’autostrada, della via Casilina , e di Vairano Scalo, famoso perché qui è situata la località storica di Taverna Catena,dove avvenne l’incontro tra Garibaldi ed il re Vittorio Emanuele II di Savoia, c’è un piccolo paese. Vairano Patenora. Si arrampica gradualmente su di una altura, dove, come una corona posata sul cranio di un sovrano, c’è un castello medievale. Le stradine che portano alle rovine, man mano che si prosegue, diventano sempre più strette ed impervie, sino a trasformarsi nella magia di un borgo medievale.
Perfetto set cinematografico, è teatro a fine luglio, di una saga in costume, con tornei cavallereschi, “Quintane”, e gare di tiro con l’arco.
Segnalo che c’è anche una strada carrabile, che aggirando tutta la collina, porta all’ingresso del borgo, dove c’è un ampio piazzale per posteggiare.
Nelle mura che lo circondano si aprono tre porte. Provo la prima, quella più in alto, Porta Castello, ma un grosso cane, dall’apparenza feroce, mi sbarra la strada. Non è legato, ringhia e mi mostra i denti. Non corro rischi, salendo il ripido sentiero ho notato un’altra porta; scelgo la prudenza, e mi dirigo lì. Porta di Mezzo. Entro, ed inizio subito a rendermi conto, che seppur in rovina e malmesso come il castello, il borgo è abitato. Come nel Far-west hanno i villaggi fantasma, in Italia ci sono (siamo più antichi) i borghi fantasma. La leggenda narra che qui vaghi, senza trovar pace, il fantasma di Carlo II d’Angiò, detto lo zoppo, che fu spesso ospite del maniero.La prima traccia è bizzarra: una sottoveste blu appesa sotto un lampione! Poi, aggirandomi per viottoli scoscesi e e scale diroccate, si notano panni stesi ad asciugare e lucchetti ai portoni. Addirittura qualche citofono. Incontro il medico condotto, che a grandi falcate, si inerpica agilmente per una erta chiazzata d’erba. Ci scambiamo un rapido cenno di saluto, apre un portone, e scompare al suo interno. Ha l’affanno, e la cosa mi consola, perché anche io ho l’affanno, e non vengo direttamente dal paese, ma sono salito in auto fino al piazzale.

Il borgo fortificato fu costruito nel X secolo da Pandoro VI, ed in seguito fu eretto il castello, che seppure in piccolo, ricorda, per imponenza ed austerità, Castel Nuovo, il Maschio Angioino di Napoli. Dopo aver resistito ad un primo saccheggio da parte dei Vitelleschi, fu distrutto definitivamente nel 1461 da Marino Marzano, nemico degli Aragonesi, nelle cui mani era definitivamente passato. Fu poi ricostruito a cavallo tra il XV ed il XVI secolo, dal barone Innico II d’Avalos, ma non fu rispettata la pianta originale, di cui non resta traccia alcuna.
Già in epoca romana, ed ancora precedente, la zona fu teatro di grandi battaglie contro i Sanniti, prima da parte dei Sidicini di Teano, poi di Roma.
Sulle montagne vicine, vi sono tracce di antichi insediamenti, e rovine risalenti a periodi precedenti l’era Cristiana.
Oggi, all’interno delle mura del borgo, c’è il caratteristico “Ristorantino della Fortezza Normanna”.

Nelle vicinanze, nei pressi del fiume Volturno, è ubicata l’Abbazia della Ferrara.Arrivarci non è difficile, vi sono poche ma precise indicazioni, ed è previsto anche un itinerario ciclistico.
Costruita nel 1171 ed appartenuta all’ordine dei Cisternensi, è oramai completamente diroccata. Restano in piedi poche mura ed un paio di navate, suggestivamente ricoperte dalla vegetazione, e la cappella, che contiene un affresco del XIII secolo in discrete condizioni. Furono ospiti qui Federico II di Svevia e Pietro da Morrone, il futuro papa Celestino V, che estendeva fin qui la sua zona d’influenza.

vairano patenora 058

vairano patenora 051

vairano patenora 038

vairano patenora 026