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Campania Segreta: Miseno II

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

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Piccola località turistica nel comune di Bacoli, rivestiva in epoca romana un’enorme importanza a causa del porto che ospitava una grande flotta. La possente “Classis Misenensis”, istituita dall’imperatore Augusto nel27 a. C., per difendere il Mediterraneo occidentale.


Quello che oggi è un porticciolo di pescatori, con qualche pontile per le imbarcazioni da diporto ed una piccola darsena della Guardia di Finanza, accoglieva anticamente fino a 250 navi da guerra. Ho parlato in un altro numero della rubrica Campania Segreta, delle cisterne che qui furono costruite per rifornire la flotta, i marinai e le ville della zona, oggi mi voglio soffermare sullo spettacolare “fronte di porto”.
Partendo dal piccolo porto, poco più che un imbarcadero, che sorge a ridosso di punta Sarparella, dove si può subito notare uno splendido capitello corinzio, poggiato su di una base, come una statua in un giardino, ad avvisare i visitatori che questa è un’area ricca di vestigia del più grande impero che la storia ricordi.
Situato alle spalle della frequentatissima spiaggia di Miliscola, cioè, guardando il promontorio di Miseno sulla sinistra, è un luogo fresco e tranquillo anche in piena estate.
Il primo tempio che si incontra, a poche decine di metri, è il Sacello degli Augustali. Si tratta di un edificio costituito da tre ambienti a pianta rettangolare, che si aprono su di un porticato.
Come si può facilmente vedere anche dalla strada, è invaso dall’acqua e frequentato da gabbiani, causa l’abbassamento del terreno, come in tutta l’area flegrea, dovuto al bradisismo.
Il tempio era adibito ai riti di culto degli imperatori. Costruito in epoca Giulio-Claudia, I sec. d. C., era riccamente adornato di statue e fregi di marmo, tra cui quello del frontone del portico raffigurante l’imperatore Marco Aurelio con un sacerdote, le statue degli imperatori Vespasiano, Nerva e Tito, e degli dei Asclapio, Venere e Apollo, tutti conservati nel Museo Archeologico del Castello di Baia.
La maniera più comoda e agevole per effettuare questa visita, è in barca. La cosa non è difficile, basta rivolgersi alle persone che si incontrano nel piazzale, o più semplicemente telefonare ai numeri segnalati sul cartello esposto all’esterno del Sacello, attaccato all’inferriata. (N.di A. 081 5233977- 338 8911536)
In barca, dopo il Sacello, si incontra una spiaggetta, nella parete di tufo retrostante si apre una galleria, chiusa da un cancello. Le chiavi le ha una custode. E qui si apre una bellezza nascosta: un teatro romano sommerso, non dall’acqua questa volta, ma dalle abitazioni.
Nel 1826, uno storico, Lorenzo Palladino, quando le case erano più rade e se ne vedevano le rovine, ce ne lascia una testimonianza. Oggi, esternamente, se ne vede solo qualche muro e poche altre tracce.
Noi entriamo dal lato opposto, da una villa. L’amico Gaetano, appassionato velista, ci apre gentilmente casa sua. Subito, entrando, notiamo, in ottimo stato di conservazione, una scala, che portava al terzo livello del teatro, ci spiega, la “Summa Cavea”. In un ambiente adibito a deposito, si vedono tutta una serie di archi e volte a botte: la parte posteriore della Cavea, e siamo al secondo livello. Attraverso crepe in sbarramenti successivamente costruiti, infilo lo sguardo a stento, e scorgo delle nicchie che si aprono nei cortili di altre abitazioni Tramite una scala, scendiamo al primo. Percorriamo gallerie fiocamente illuminate e torniamo magicamente indietro nel tempo. Camminiamo tra nicchie e mura antiche, mattoncini romani ed archi. L’Ambulacro. Ad un certo punto si intravede la luce del giorno e, svoltati in una galleria, il mare. Il cancello, e siamo sulla spiaggia. Che meraviglia!
Continuando via mare, da terra ci si arriva egualmente,ma è molto più lungo il tragitto, spiaggette, scogli, la spiaggia di Bacoli ed il suo porto, e la tomba di Agrippina Minor. La madre dell’imperatore Nerone. Donna dal grande carisma, che influì talmente sulle sorti dell’Impero, sposa dell’imperatore Claudio, fautrice dell’ascesa al trono del figlio e coinvolta in giochi di potere e continue trame, da essere uccisa dal suo stesso figlio. Nerone fece affondare la nave su cui viaggiava la madre. Questa, con alcune ancelle, si salvò. Nuotando per raggiungere la riva, una delle donne, ignara del complotto, gridando, finse di essere Agrippina, per farsi salvare; invece fu uccisa a colpi di remo. La vera Agrippina vide la scena, capì e scappò a nascondersi in una villa di amici, dove fu comunque raggiunta, in seguito, ed assassinata. Il suo corpo fu frettolosamente sepolto qui, e questo piccolo teatro, pieno di raffigurazioni di mostri e ninfe acquatiche, le fu attribuito come tomba. Nelle notti di luna piena, dei pescatori di Bacoli giurano di aver visto il suo fantasma pettinarsi, specchiandosi nel riflesso del mare.

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