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La locomotiva azzurra non si ferma più: anche la stazione di Genova è superata

Scritto da Simone Santacroce Il . Inserito in Il Pallonetto

napoli genoa

Immaginiamo una locomotiva (casualmente tinta d'azzurro), una di quelle vecchio stampo a vapore che si fa notare lungo il suo percorso per la enorme scia di fumo che lascia dietro di sè. Immaginiamo anche 38 stazioni in cui questa locomotiva deve transitare (perché di fermarsi proprio non ne vuole sapere) per raggiungere finalmente la sua meta finale.
Ecco, è esattamente questa l'immagine che ci fa affiorare alla mente questo Napoli. Continua ad andare veloce come un treno con 9 vittorie e 1 pareggio nelle prime 10 partite (pardon ,Stazioni) e si fa notare da tutti, non per la nube di fumo ma per il suo gioco spettacolare e consolidato. Ieri sera, nella sempre ostica stazione di Genova, la nostra locomotiva ha superato un ennesimo test di maturità. Dopo la triade di partite con Roma, Manchester e Inter non era facile tenere ancora alta la concentrazione e l'inizio di gara, con annesso gol del genoano Taarabt, sembrava avvalorare questa tesi. I casellanti genovesi non avevano però fatto ancora i conti con il capotreno di origine fiamminga che guidava il treno partenopeo. Con una fantastica doppietta, infatti, un certo Dries Mertens ha fatto si che la corsa della propria locomotrice non si arrestasse. Primo posto riconquistato e corsa verso la meta finale che continua, per ora, senza ritardo alcuno (Trenitalia potrebbe prendere spunto). Una piccola parentesi va aperta poi su due argomenti: le reazioni insensate di una parte dell'ambiente napoletano dopo il pareggio casalingo con l'Inter e il secondo gol a Genova del folletto belga. Sul primo tema c'è da dire che se un fisiologico pareggio interno (dopo 8 vittorie consecutive, ricordiamolo) contro un'Inter rivitalizzata dalla cura Spalletti basta per far cadere una parte dell'ambiente azzurro nello sconforto più totale allora non abbiamo capito nulla. Siamo di fronte al Napoli più forte che ci sia mai stato dal punto di vista tecnico a cui manca solo un titolo per conquistare una sorta di immortalità calcistica. Non capirlo e rammaricarsi al posto di godersi il momento è da folli patentati. Sul secondo argomento, invece, non c'è molto da dire. Le immagini talvolta parlano da sole e non resta altro che sedersi, applaudire e constatare che un gesto tecnico di questo livello ha in sé un qualcosa di metafisico che una qualsiasi parola non saprebbe descrivere appieno. Chapeau Dries. Siamo giunti, quindi, alla 10 stazione di questa folle corsa della nostra amata locomotiva azzurra che non rallenta neanche per un attimo. Non conosciamo precisamente ancora cosa ci aspetta alla fine del nostro viaggio, ma possiamo dire con assoluta certezza che il nostro treno non è di certo inferiore a nessun altro e da qui in avanti continuerà a correre veloce. Tutti gli altri sono avvisati.