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La difesa d’ufficio della camorra stabiese

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Il Palazzo

comune di castellamare camorra

I mesi difficili che hanno contraddistinto l’estate politica stabiese sono dovuti alla camorra. Parole del sindaco, non nostre: “Abbiamo il fiato della camorra sul collo, i poteri forti stanno provando a mettere le mani sulla città.” Così parlò Antonio Pannullo, all’atto di presentazione della nuova giunta, poche settimane orsono.

In una città dove in trent’anni sono stati assassinati due assessori comunali dai clan, l’antimafia come metodo è un parafulmine per tutte le stagioni. Si sa.

Ed allora occorre essere chiari sin dall’inizio: la camorra non c’entra nulla, va assolta. Mancano prove, mancano indizi, manca l’asse portante della narrazione antimafia che sta imperando in città in questi giorni frenetici.

Salvatore Vozza, dimessosi dalla carica di consigliere comunale, ha inviato, in quota Articolo Uno-Mdp, una lettera aperta al Ministro degli Interni ed al Presidente della Commissione Antimafia, affinchè vengano effettuate le dovute verifiche, perché l’aria che tira è brutta assai: occorre una commissione d’accesso, serve chiarezza. I meno cauti, rigorosamente in aumento da questi parti, ritengono che sia opportuno iniziare a ragionare di un possibile scioglimento del comune stabiese per infiltrazioni mafiose.

Insomma, in atto c’è quell’odioso tentativo di ridurre tutto alla mafiosità, perché, se c’è la camorra, siam tutti salvi. E’ questo il contesto culturale, prepolitico, che connota l’intera vicenda stabiese.

A dieci anni dalla morte dell’assessore Tommasino (giunta Vozza), di cui ancora troppo poco è stato chiarito, si agita la bandiera dell’antimafia come naufraghi sull’ultima delle spiagge. La narrazione politica è tutta qui, in questo ennesimo atto di vigliaccheria malcelato. La narrazione infame ed infamante, quella che ci propone per l’ennesima volta di recitare la parte dei “cornuti e mazziati”, ci priva di ogni possibile difesa.

Castellammare è carnefice, non vittima. E la camorra non c’entra, checché ne dicano magistrati, giornalai, politici e i vari gerarchetti locali travestiti da associazionisti dell’ultima ora.

La storia politica di Stabia degli ultimi vent’anni non è una storia di camorra, ma di mala politica,di inefficienza, di insipienza, di pochezza e mediocrità.

La camorra, ovviamente, c’è. E’ sempre viva e lotta insieme alla città. Talvolta è più invasiva, mentre in molti casi resta sullo sfondo, in attesa di incidere nel tessuto economico del comprensorio. Le disfunzioni della macchina amministrativa, le mancanze ed i ritardi,però, con i clan c’entrano davvero poco.

Occorre esser franchi, evitando quel senso di ridicolo che sta accompagnando gli affari politici stabiesi: il Pd locale è una palude, una zona franca dove ognuno morsica quello che può. Il partito è affollato di iene, poco intelligenti, che vivono dell’oggi, perché inadatte a svolgere una qualsivoglia funzione istituzionale.

In altri termini, il Pd non ha venduto l’anima al diavolo né è invaso dalla camorra: il dramma è tutto politico, e si consuma nella mediocrità, nell’incapacità e nella grettezza della classe dirigente del Partito Democratico, stabiese e napoletano.

Insomma, quello che non si è fatto a Stabia in questi mesi è dovuto alla assoluta, comprovata inettitudine dei vari protagonisti della scena politica cittadina.

Stabia sprofonda sui complessi temi della programmazione turistica (waterfront, porto antico, centro storico) e su quelli ben più abbordabili della viabilità, con la stessa ineluttabile facilità. Un piano sequenza straordinariamente ripetitivo, in cui, francamente, la camorra non esercita un ruolo decisivo.

Ma come raccontarlo, di questi tempi?

L’antimafia come metodo, infatti, stravolge l’analisi, perché perfettamente in grado di sintonizzarsi sulle frequenze che meglio raccontano l’animo (politico e non solo) della città e di gran parte del Meridione. Il Pd vittima, come la città: questa è la nuova narrazione politica che ha trovato spazio sui più importanti quotidiani nazionali.

Il Ministro degli Interni, la Commissione Antimafia, le frasi sibilline del Sindaco sugli appalti: intorno alla città si sta volutamente creando un clima di “mafiosità latente” che non corrisponde alla realtà politica di questi mesi.

Il Pd ha vinto le scorse elezioni comunali come si è soliti vincere le elezioni amministrative nel Sud del Paese, facendo salire a bordo chiunque fosse in grado di garantire voti. D’altra parte, solo così era possibile ri-vincere le elezioni dopo il commissariamento della più sconclusionata giunta degli ultimi trent’anni, sempre targata Pd, guidata da Nicola Cuomo.

Eppure il patto con la “città consapevole” era: votate noi, che pranziamo e ceniamo con De Luca e Renzi. E’ stata la cosiddetta “filiera istituzionale”, infatti, l’unico punto programmatico di Antonio, detto Toni, Pannullo. Oltre, il vuoto.

La verità è che negli sgabuzzini dei palazzi della politica, la Stabia istituzionale incontra(va) unicamente taluni plenipotenziari consiglieri regionali.

Per certi versi, il Pd stabiese va incardinato all’interno di quell’area democratica che da tempo ha smesso di programmare l’azione politica, per concentrarsi sulla ben più concreta azione elettorale: poca visione, ma tessere e voti in quantità industriale.

Questo è Castellammare, nulla di più e nulla di diverso. Questa è la realtà, senza fronzoli o quisquilie da manettari e complottisti dell’ultima ora.

In queste acque melmose, Pannullo ed il vice sindaco dimissionario Di Martino hanno nuotato, sguazzato e gioito. In questo fango, la politica locale ha smesso di svolgere le sue funzioni,finendo per non decidere, non scegliere. In questo disarmo istituzionale a prova di voti e tessere, il partito democratico (locale e non) continua a non formare classe dirigente, preferendo auto commissariarsi, in ossequio alla fantomatica filiera.

Tutti sanno o hanno saputo: “l’antimafia come metodo”, dunque, è un tentativo infantile di non assumersi responsabilità.

La città aveva ed ha bisogno di scelte strutturali, di sistema, che riconcilino la politica con le sue ontologiche funzioni.

Qui la camorra non c’entra. Anzi, va assolta, perché a Castellammare la questione è tutta politica. Purtroppo.