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Perché ad Ottaviano si è perso le elezioni

Scritto da Angela Pascale Il . Inserito in A gamba tesa

Raccontare del perché ad Ottaviano la compagine uscente abbia perso le elezioni non è semplice. Probabilmente non è semplice farlo “su carta” e cercando di tenersi in una quantità di battute accettabili. Eppure, poiché mi è stato chiesto, tenterò di farlo nella maniera quanto più oggettiva possibile. Il centrosinistra è riuscito a mantenere il governo di Ottaviano negli ultimi dieci anni, prima una breve parentesi con Michele Saviano, esponente di rifondazione comunista ma dimessosi dopo un annetto circa, e poi almeno otto con Mario Iervolino, ai tempi della prima elezione esponente dell’Udeur e poi passato nelle fila del PD.
Mario Iervolino è stato tanto amato quanto odiato, di questo ne son tutti certi poichè a sentir il nascere e crescere di un opinione che man mano si diffonde come portata da un venticello caldo, alcuni di noi son stati attenti per anni. I motivi di gloria e tramonto rimangono invariati come quelli di una storia che si ripete in ogni dove e che non rende affatto unico Ottaviano. Si parla di micro clientelismo, si parla di piccole e grandi promesse non mantenute. Si parla soprattutto di una strada martoriata, Viale Cesare Augusto, la famosa strada con al centro i pini che portava sopra, fino alla “Valle delle Delizie” e poi più sopra sino al Palazzo Mediceo. Martoriata perché dopo aver tolto i pini ,i lavori, dopo anni, erano e sono ancora incompiuti. Iervolino è meno colpevole in questa storia di quanto l’ottavianese medio possa pensare poiché i fondi destinati al progetto sono rimasti fermi in regione per rispettare il patto di stabilità. Probabilmente i lavori potevano essere affrontati con più giudizio e seguendo una progettualità diversa, probabilmente.
L’opinione pubblica santifica e maledice alla stessa velocità, ed in questo caso l’idea è stata questa, “Il sindaco ha amministrato male, deve andarsene”. Ed è diventato un mantra, quanto il “sospetto” che dietro al candidato Nocerino ci fosse ancora lui, come una colpa infamante e non un valore aggiunto.
Il Partito Democratico Ottavianese forte del proprio governo cittadino si è sicuramente appiattito sulla figura del sindaco, oserei dire “figura protettiva”, poiché tutto sommato, qualunque cosa sarebbe accaduto, Mario avrebbe risolto. Finalmente il PD aveva ottenuto un rimpasto di giunta tanto agognato e sofferto che poteva tirar un sospiro di sollievo e lasciarsi barcamenare nella quasi “frivola” campagna elettorale nazionale. Quando ecco che il sindaco si dimise per poter concorrere alla camera dei deputati e alle primarie per i parlamentari. Il 30 Dicembre si capì che i voti presi non sarebbero stati sufficienti per una posizione “alta”della lista, che dunque ancora una volta, Ottaviano non avrebbe espresso nessun parlamentare di centrosinistra.
Ci si ritrovò catapultati definitivamente, nonostante lo si sapesse da qualche mese, nei preparativi per le elezioni amministrative. Come bambini svogliati e disamorati spessissimo la dirigenza ha tergiversato il problema.
Alcuni hanno iniziato a urlare, in nome di un sindaco toscano, la loro diversità, il loro essere di sinistra ed il loro volere le primarie, le primarie sono state chieste anche dai Giovani Democratici, e da altri consiglieri e assessori uscenti Ma in maniera del tutto disarticolata e impazzita, talvolta con violenza e rabbia personale. Sono stati avanzati nomi e proposte, partendo da qualche assessore uscente e passando per vecchi sindaci mai dimenticati, compagni di Sel, magistrati, e con la ferma convinzione della maggior parte che l’unico posto dove davvero non si potesse guardare era proprio nel partito. La convinzione che i propri compagni fossero i più “sbagliati”di tutti e che nessuno potesse realmente rappresentare l’insieme è stato forse uno dei peggiori orrori.
Un gruppo di dirigenti locali, intanto ,seguitava a sentirsi e a vedersi con Andrea Nocerino, una persona perbene e distinta, presidente delle Giacche Verdi, passato alla storia del paese come “il farmacista”.
Dopo numerose e animatissime riunioni, dopo iniziative dalla vaga utilità della strana, scarsa e variopinta compagine di sinistra ottavianese che non vuole mai sporcarsi le mani davvero, dopo l’intervento dalla discutibile utilità (dico così perché nella mia oggettività so perfettamente che le opinioni a riguardo sono svariate) del segretario provinciale, si arrivò alla conclusione che l’unica strada percorribile fosse proprio quella di appoggiare Nocerino. La scelta era quanto mai poco condivisa, molti hanno deciso di restare casa e non candidarsi, altri hanno deciso di sostenere un candidato consigliere-amico. Altri hanno invaso il web di appunti e note personali senza schierarsi apertamente e producendo danni peggiori. I giovani democratici, pur avendo tante remore, hanno ritenuto opportuno presentare una candidatura, poiché la coerenza da buon militante impone che in un gruppo anche quando si è minoranza, una volta presa una decisione, si lavora tutti assieme e compatti.
Sotto richiesta del candidato sindaco, ma all’inizio celata da necessità, ci si è presentati con una lista civica “Ottaviano Bene Comune”, si trattava di una civica tra le sei. Nessun partito compariva, eppure tutti sapevano che sia Sel che il PD avevano sposato il progetto, avendo propri candidati e lavorando nel comitato.
La continua richiesta di società civile ha creato una certa “promiscuità” vedendo sfilare politici di destra e di sinistra in sostegno del candidato. La confusione, il non collocarsi non porta buoni risultati, anzi disaffeziona molti, soprattutto gli elettori di centrosinistra. Accende critiche, e soprattutto scontenta quelli che al partito si sentono legati, in particolare gli attivissimi giovani democratici e gli spumeggianti renziani.
Circa le liste, erano ben sei, tante si direbbe, considerando che il principale competitor, Luca Capasso, ne aveva sette. Eppure era chiaro che nelle liste di Nocerino troppi territori erano sovra rappresentati e altri completamente dimenticati, si trattava di errori chiaramente dovuti alla troppa mancanza di politica e alla fretta, il tempo era sempre meno e si doveva costruire il sistema tutto.
Si lavorava in modo disarticolato, e con la sensazione di aver già perso. Alcuni giovani volenterosi c’erano e non hanno lasciato solo il candidato per un attimo, ma le eccezioni non bastano, deve essere la squadra tutta a lavorare,a darsi carica, serve l’esperienza, serve conoscenza del territorio oltre che di gente fresca , di giovani e di professionalità molteplice, servono candidati forti , ed ecco Nocerino ne aveva troppo pochi di questi ultimi. La Ascom, la Federconsumatori e l’associazionismo non sono bastati. Mancava la politica o ce n’era troppo poca. Troppa parte del PD era rimasta fuori, il centrosinistra ridotto a brandelli e talvolta disinteressato alle vicende, a volte talmente “borghese” da non voler nemmeno votare, nemmeno per “il male minore”. Forse la domanda non dovrebbe essere “perché si è perso ad Ottaviano?”, dovremmo cambiarla in “Come potevamo mai vincere?”.
Bisogna che la società civile riesca ad accettare che l’”incivile”politica serve sempre, bisogna che il partito democratico cresca e maturi, non già che cambi padre o guida spirituale, bisogna aver più coraggio e più fiducia nei propri compagni di viaggio. Occorre ritrovare lo spirito di gruppo, la voglia di onestà e il desiderio di sacrificio in cambio di qualcosa di più vasto del proprio orticello.
E poi, bisogna capire come il centrodestra abbia vinto così facilmente, di certo non si può trattare solo di demeriti del centrosinistra, sarebbe riduttivo e poco veritiero. Badando bene che vincere a tutti i costi non sempre è un merito o segno di virtù.