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Il caso Afragola

Scritto da Domenico Tuccillo Il . Inserito in A gamba tesa


Si può pensare di vincere al ballottaggio se al primo turno hai riportato il 36% e il tuo competitore, che ha riportato il 41,5%, si è alleato, al secondo turno, con il terzo candidato che ha riportato circa il 20%? Sì, si può! Non c'è nemmeno troppo da trasecolare: specie se al primo turno i voti da te riportati superano quelli delle tue liste, mentre l'avversario ne ha raccolti un numero inferiore a quello delle sue. Il caso di Afragola non è dunque un'eccezione assoluta: il ballottaggio, molti continuano a non comprenderlo, è un'elezione ex novo. E, per di più, senza il condizionamento nefasto delle liste e della pletora di candidati che una legge, sbagliata, continua a consentire.
Come attrezzarsi, dunque? L'accordo politico con il terzo incomodo, intanto, in linea di massima, può produrre più danni che benefici: ci si adagia; si registrano puntualmente contraccolpi interni alla tua stessa coalizione, come a quella di chi ti si aggrega; si perde di mordente e di motivazione. Se tutto questo poggia peraltro sull'operato di una amministrazione che ha dato cattiva prova di sè, che è screditata agli occhi dell'opinione pubblica, allora la rimonta è a portata di mano. Basta crederci. E basta non sbagliare le mosse.
Ad Afragola la mossa vincente per me è stata quella del camper. Uno strumento di trasporto e al tempo stesso di comunicazione che mi ha consentito di essere in contatto con la gente in modo costante, tutti i giorni, dalla mattina alla sera, senza soluzione di continuità. Mentre i miei avversari continuavano a vedersi tra di loro nei comitati per dirimere i problemi e le diatribe sorte a seguito dell'accordo siglato solennemente nelle sedi provinciali dei partiti, io giravo la città palmo a palmo. Volantinaggio, caseggiato e incontri di quartiere: questa è stata la formula vincente. Avendo ovviamente qualcosa da dire. Critiche serrate e documentate, mai generiche e demonizzanti, rispetto al lavoro fatto dall'amministrazione uscente. E, poi, soprattutto, poca retorica politica, nessun incontro di partito (con tanto di dirigenti regionali o nazionali), ma molte soluzioni da offrire. Proposte presentate in modo chiaro, semplice e comprensibile. Prospettive di sviluppo del territorio, ma anche attenzione alle esigenze del quotidiano, ai temi della vivibilità e dell'organizzazione dei servizi. Insomma un giusto mix, supportato da una qualche credibilità personale legata alla storia propria e della propria famiglia sul territorio e ad una squadra di giovani motivati e volenterosi, pronti a svenarsi pur di riuscire nell'impresa di riscattare la propria città. Mi domando ora: come si poteva non vincere?