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Un giallo avvincente ma di pagine smisurate da leggere nelle vacanze di fine anno

Scritto da Mariano D'Antonio Il . Inserito in Letteratura

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Sono stato prima attratto, poi coinvolto, infine portato a leggere fino all'ultima pagina il romanzo «Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone» scritto da Maurizio De Giovanni e pubblicato un mese fa da Einaudi.

E' una storia ambientata tra Napoli e Sorrento, un racconto intricato che vede protagonisti i poliziotti del Commissariato di Pizzofalcone, detti i bastardi, una qualifica che non hanno meritato ma se la portano dietro per una storia delittuosa che aveva coinvolto anni addietro alcuni colleghi, coinvolti in un traffico di stupefacenti, corrotti, condannati ed espulsi dalla pubblica sicurezza. I loro successori al Commissariato di Monte di Dio, protagonisti in alcuni racconti di De Giovanni pubblicati da anni a questa parte e tradotti anche in serial televisivi, fanno di tutto per riscattare il corpo di polizia da quella brutta vicenda recuperando con successo reputazione ed encomi.

L'autore dei gialli è uno scrittore abile nel costruire e padroneggiare anche quest'ultima vicenda dei Bastardi di Pizzofalcone, che non racconterò qui per intero per non guastare al lettore il piacere della lettura.

Mi limito solo ad alcuni commenti mescolando apprezzamenti (molti) e critiche (poche) all'autore. La Napoli raccontata da De Giovanni è una città ricca di contrasti, sospesa tra la tradizione e la modernità. Sono nella tradizione locale i legami familiari tenaci, talora ossessivi e possessivi dei genitori nei confronti dei figli. Appartengono invece al cambiamento dei costumi la sperimentazione di rapporti umani non convenzionali, con una rappresentazione diffusa di omosessualità e transessualità descritte con punte di ironia che mitigano il compiacimento per la cosiddetta trasgressione. La cifra socialmente più impegnata nel racconto della società napoletana è il conflitto tra legalità e propensione al delitto, che va oltre la lotta tra difensori della legge e criminali organizzati, tra magistrati e poliziotti da un lato e camorristi dall'altro. Le figure dei tutori della legalità, dei magistrati e dei poliziotti, nella rappresentazione dei racconti di De Giovanni sono figure incondizionatamente positive mentre i delinquenti sono tratteggiati come personaggi abominevoli, senza alcun alibi quali i moventi della povertà e dell'esistenza precaria che li spingerebbe sulla strada del crimine. Pure gli espedienti che magistrati e poliziotti adoperano talvolta comportandosi sul filo delle regole, sono giustificati nel racconto come misure necessarie per affermare una giustizia sostanziale piuttosto che rispettare in astratto le leggi.

Insomma i racconti di De Giovanni sono abili e persuasivi messaggi di comportamenti socialmente virtuosi più dei discorsi spesso noiosi che infarciscono una trasmissione televisiva o un comizio ampolloso dedicato a commentare l'esito di un blitz anticamorra.

In quest'ultimo racconto ci sono dettagli che lo rendono ricco e avvincente ma compaiono anche vicende che lo qualificano come improbabile. Ad esempio è fragile la storia dell'amore travolgente scoppiato tra Mimì, un cameriere di Sorrento aitante, dotato di una irresistibile simpatia e Chiarlotte, la bellissima diva di Hollywood di origini calabresi travolta dalla passione per il ganimede sorrentino. L'amore tra i due dura per decenni e dopo il rientro dell'attrice in America negli anni '60 è alimentato con un ricco carteggio che passa per trent'anni tra le due sponde dell'Atlantico. Qualche lettera scritta da Mimì il cameriere sorrentino a Charlotte, l'attrice italo-americana, come la missiva riportata a pagina 233 del libro, parla di un sentimento immenso che da anni lega i due, tale da produrre (addirittura!) un riflesso genetico nelle figlie che hanno avuto separatamente dai matrimoni successivi. Una considerazione questa che combina affetto, chimica e biologia irrealisticamente assortiti nella sensibilità di un cameriere italiano degli anni '60 ingenuo e poco colto per quanto navigato egli sia stato tra le avventure amorose con turiste straniere.

Questa rappresentazione di De Giovanni e altri episodi di storie sentimentali tra poliziotti, donne magistrate e donne pediatre, mostrano tuttavia la forza dell'amore capace di rompere le barriere tra le classi sociali. Tutto ciò cozza ingenuamente con la realtà napoletana dove il divario tra i cittadini è ferocemente separatista con ricchi e benestanti di qua e di là persone di condizioni modeste raggiunte a stento nelle professioni e nella scala dei redditi.

Concediamo però allo scrittore il sogno di rappresentare un'umanità che supera le barriere segnate dalle origini sociali, dai privilegi acquisiti, dai punti di partenza alti o bassi che siano, per raggiungere risultati conformi al talento e alle aspirazioni personali.