fbpx

Creare un profilo falso e inviare sms ingiuriosi all’amante: è stalking del coniuge infedele

Scritto da Andrea Amiranda Il . Inserito in Vac 'e Press

AMIRANDA

Il 28 dicembre dell’anno appena terminato la Cassazione è tornata a pronunciarsi sul reato di stalking, allargando ulteriormente le ipotesi criminose previste dal codice.

La norma. La parola stalking - molto spesso abusata - incarna una serie di condotte previste dall’art. 612-bis c.p., rubricato “atti persecutori”. La norma in questione dispone che «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita».

La pronuncia. Con la sentenza n. 57764/17 la Cassazione ha stabilito che configura un’ipotesi di stalking quella dell’uomo sposato che, a seguito della rivelazione alla moglie da parte di altra donna di una relazione extraconiugale, commetta atti persecutori nei confronti dell’amante.

Nel caso di specie, l'imputato aveva creato un profilo Facebook denominato “Lapidiamo la rovina famiglie” in cui venivano condivise foto, filmati e commenti con riferimenti più o meno espliciti alla parte offesa e alla sua relazione pregressa con l'imputato.

Nell’esaminare la questione, i Giudici di Piazza Cavour hanno puntualizzato che è del tutto irrilevante che la vittima potesse ignorarli semplicemente “non accedendo al profilo”, dal momento che l'attitudine dannosa è riconducibile alla mera pubblicizzazione di quei contenuti.

In più, come se ciò non bastasse, l’imputato aveva inviato alla donna sms dal contenuto ingiurioso, suscitando in lei notevoli ripercussioni psicofisiche: la forte paura, infatti, aveva spinto quest’ultima a rivolgersi ad uno psicoterapeuta, il quale, dopo aver eseguito una valutazione anamnestica e diagnostica, le aveva prescritto dei farmaci ad hoc.

Tutto ciò premesso, la parte offesa aveva dunque cambiato le proprie abitudini di vita, con un nuovo lavoro, con la decisone di non frequentare più certi luoghi e di non uscire più sola.

Sul punto si rileva che, come confermato da un orientamento sempre più consolidato, è ormai sufficiente che il soggetto offeso sia costretto - a seguito di comportamenti persecutori di terzi - a cambiare in negativo il proprio stile di vita per integrare il reato di stalking.