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Dalla parte delle donne e del No

Scritto da Claudia Coppola Il . Inserito in Vac 'e Press

Catherine Deneuve

Al coro mediatico della tempesta #MeToo, che da tempo infuria in rete e sui giornali, si è aggiunta una voce discordante: sul parigino “Le Monde”, ha fatto discutere la lettera collettiva firmata da Catherine Deneuve, in difesa della “galanteria” e della “libertà delle donne di essere importunate”.

Nel testo antifemminista, il movimento #MeToo, presentato come baluardo di puritanesimo 2.0, viene addirittura definito campagna di delazione e strumento di giustizia sbrigativa nei confronti dei poveri uomini costretti a dimettersi a causa di maldestri tentativi di corteggiamento e avance indesiderate protrattesi troppo a lungo.

In un’entusiastica quanto irreale celebrazione dell’emancipazione femminile e della libertà sessuale, nell’articolo viene a delinearsi la figura di una donna sull’attenti, indipendente, autosufficiente e mai debole. Una che deve vigilare affinché il suo stipendio non sia inferiore a quello dei colleghi uomini, ma che certo non si scandalizza se le si strusciano contro in metro. È questa una donna moderna e libera, giusto?

Sbagliato!

Alla base dell’errore c’è un problema di fondo: una donna non può essere moderna e libera in una società che non lo è.

La storica del femminismo Christine Bard, in una lettera di risposta alla Deneuve, pubblicata pochi giorni fa su FranceTVinfo, ci mette in guardia: minimizzare il sistema di violenze sessuali e la cultura dello stupro che ne è alla base, attraverso tutti i luoghi comuni che abbondano nell’articolo di LeMonde, è uno dei fattori che più contribuiscono a distorcere la nostra visione della realtà, e a riportarci nel circolo vizioso di una società perbenista e ipocrita, accondiscendente e brutale, ma certo non libera, o almeno non ancora.

Bard pone l’accento sull’ importanza del linguaggio: le parole sono sofisticati veicoli di idee. Il loro utilizzo in determinati contesti, il tono e l’accezione che possono assumere differenti espressioni, possono avere un’influenza fondamentale sul nostro modo di pensare e di agire.

In tal senso, è importante dare una definizione di “femminismo”, spesso confuso con bigottismo, moralismo esasperato o minaccia di guerra contro il genere maschile. Il femminismo vero, tuttavia non è nulla di tutto ciò, e non coinvolge solo le donne, ma tutta la società, nell’aspirazione all’uguaglianza dei diritti, al rispetto condiviso, alla tutela della dignità di ciascuno, sulla carta ma soprattutto nella vita: a scuola, a lavoro, a casa, in palestra, al supermercato.

Cosa vuol dire allora professarsi femministe, o antifemministe? Ancora, dare una risposta in questo senso sarebbe difficile, e forse neanche giusto. In un mondo oggi più che mai lacerato da divisioni asfittiche ci viene costantemente chiesto di scegliere da che parte stare, di darci un’etichetta, di schierarci contro qualcosa o qualcuno. Mare o montagna? Renzi o Salvini? Pepsi o Coca Cola?

Schierandosi, spesso si sposa una causa, un’idea, che a volte non esiste nella realtà, ma solo nella nostra mente.

Allora, piuttosto che discutere di femminismo o antifemminismo, e dei mille significati che questi termini possono assumere, converrebbe piuttosto prendere atto dei problemi che, di fatto, esistono.

Se, statisticamente, una donna su due dichiara di aver subito una qualche forma di violenza sessuale nel corso della propria vita, come possiamo anche solo pensare di vivere in una società libera?

Certo, essere ciechi è più comodo. Ma non si deve fare confusione. Seduzione e molestia sono due cose completamente diverse. Come afferma la Bard nella sua lettera, tra di esse non vi è una differenza di grado, ma di natura.

Sedurre una donna significa considerarla un soggetto al proprio pari, e dare rispetto e importanza ai suoi desideri. Molestarla significa trattarla come un oggetto, indipendentemente dal suo consenso.

Non è possibile sbagliarsi, non è possibile confondersi. È possibile, e molto comune, invece, illudersi e raccontarsi bugie, trovando giustificazioni ai “corteggiatori” molesti.

Ma una donna moderna è una donna forte: non nel professarsi libera a tutti i costi, non nell’essere invincibile o intoccabile, ma nel riconoscere le proprie debolezze, nell’accettarsi e rispettarsi, nella consapevolezza che la strada da percorrere è ancora lunga. Ma sarà bello viaggiare insieme.