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Caldoro, De Magistris e Bassolino: tre uomini in barca

Scritto da Andrea Pomella Il . Inserito in A gamba tesa

Nel suo editoriale domenicale, Paolo Macry per descrivere la condizione di tre leader della scena politica campana, Caldoro de Magistris e il redivivo Bassolino, usa una metafora letteraria: tre uomini in barca, come quelli del romanzo umoristico di Jerome K. Jerome, che invece di navigare nelle tranquille acque del Tamigi sembrano dirigersi verso un mare di guai. A ben vedere Bassolino il  mare di guai  già l’ha attraversato e la sua stagione politica sembra averla già vissuta, ma è accomunato agli altri due dalla stessa idea che dà di se stesso. Parliamo di tre leadership carismatiche sulla via del tramonto, che devono i loro successi alla debolezza dei partiti e, se in qualche modo le loro parole riscontrano ancora un qualche interesse tra i media, è solo perché lo scenario desolante della politica locale non trova alternative credibili. Ha ragione Macry a dire che sono tutti e tre prigionieri di una condizione di isolamento politico; la “barca” li sta portando alla deriva, e a loro non resta che divertirsi punzecchiandosi  a vicenda a mezzo stampa. E’ uno strano modo di occultare la loro debolezza, polemizzano  fra di loro e in questo modo provano a ritrovare, davanti l’opinione pubblica, la loro legittimità perduta. Tre ex leader zoppicanti che cercano di rinverdire una stagione ormai andata, condannati alla solitudine, a cui non rimane che dialogare con l’avversario politico, in uno strano gioco in cui sembrano guardarsi a uno specchio che rimanda loro una immagine in qualche modo familiare. Nell’articolo di Macry la società civile sembra essere lo scoglio a cui la barca dei tre politici cerca di aggrapparsi per non andare alla deriva, perché è facile prevedere che con le sue debolezze strutturali la società civile napoletana e campana finirà, in qualche modo, dritta fra le braccia del prossimo leader carismatico, anche se “Per tutti e tre i nostri uomini, insomma, il rischio è che la barca venga assalita dai pirati della società civile.” In definitiva in un modo o nell’altro i nostri tre eroi non navigano in buone acque, chi scrive non nutre molta fiducia nella società civile nostrana, e per questo motivo è giunto il momento di affondarla questa barca. Che la politica torni a fare il suo lavoro e provi a trovare nuove soluzioni per la nostra città, anche perché non possiamo aspettare che la società civile lanci ancora un salvagente ai tre politici, altrimenti anch’essa rischierebbe di andare a picco.