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“Babygang” a Napoli : inasprimento delle pene per i minorenni?

Scritto da Francesca Ciaramella Il . Inserito in Succede a Napoli

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In principio era la Camorra: infida seduttrice di giovanissimi reietti e maciullatrice di sogni e speranze di ribalta; poi è venuto il tempo di Gomorra & Co, produttori di modelli sbagliati e della “spettacolarizzazione della violenza”. Oggi queste idee non convincono più. Le origini del male sono altrove. Ma ci interessa davvero? Vogliamo realmente ricercarle e risanare il problema? O è più comodo circuirlo, isolarlo e dunque nasconderlo?

Qualche giorno fa Il Fatto Quotidiano ha preso in prestito l’urlo pieno d’ardore pronunciato da Pino Daniele durante uno dei suo concerti, una frase che suonava un po’ così : « Siamo usciti ormai dal ghetto. È finita ! ». Mi duole dirlo, ma credo che queste parole fossero più versi tesi a incitare e creare un senso di aggregazione condiviso, che una vera riscrittura della realtà. Non siamo mai usciti fuori dal ghetto, e in fondo non ci siamo mai entrati tutti, perché chi vive nel ghetto a Napoli nemmeno lo conosciamo; anzi , ci fa più comodo ignorarlo, allontanarlo dal nostro raggio visivo quel tanto che basta per smettere di ricordarcene.

Ma poi ci sono le stragi giovanili e le violenze perpetuate nel giro di una decina di giorni a richiamarci tutti all’ordine, per vederci in prima linea forti e orgogliosi dietro uno striscione, ipocriti propugnatori di una legalità condivisa contro il marcio che la offende. Nobile certo difendere qualcosa di cui, in fondo, non ci siamo mai preoccupati veramente. Nobile certo, é sostenere l’inasprimento della pena per la criminalità giovanile, l’urgenza del controllo, la repressione forzata dei colpevoli, e la detenzione a lungo termine. Per ben intenderci: la repressione dei colpevoli non elimina il problema, e se è vero che punire è una delle giuste regole del buon educatore, va comunque riconosciuto che ciò andrebbe fatto prima che una strage bussi alla nostra porta.

Mentre la municipalità si sveglia da un letargo durato anni per difendersi dalla minaccia delle babygang, instancabili associazioni laiche e religiose continuano a lavorare per riempire il vuoto e l’abbandono dei futuri e più probabili delinquenti. Da prima che Gomorra diventasse un fenomeno virale, da prima che la criminalità giovanile sfondasse il muro delle nostre coscienze addormentate, dei munacielli sconosciuti affrontavano le difficoltà dell’integrazione dei reietti dimenticati, quelli appunto che nel ghetto ci sono sempre state, e che non ci è mai interessato conoscere.

Qualcuno di ben più autorevole di me sostiene che la priorità sia il controllo, la difesa e dove necessario l’azione senza sconti di pena. Probabilmente questo tipo di approccio terrebbe testa agli indici di criminalità giovanile, aiuterebbe a riscattare l’immagine di Napoli per qualche tempo e forse anche quella del suo sindaco. Insomma ci farebbe sentire tutti più tranquilli, potremmo girare di sera indisturbati e vantare con tono compiaciuto la ritrovata serenità della nostra metropoli. Eppure da qualche parte, quelle stesse figure tanto temute si moltiplicherebbero e continuerebbero ad alimentare il odio e frustrazioni interni, agirebbero in maniera celata e contenuta, passerebbero dalla spettacolarità della violenza al silenzioso ingarbuglio della malavita sotterranea.