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Il Piano Ospedaliero e tanto altro

Scritto da Rodolfo Buccico Il . Inserito in Succede a Napoli

piano ospedaliero

La Campania si è dotata di un Piano Ospedaliero di grande efficacia, un’articolazione compiuta di un prospetto serio di rilancio della sanità. Questa regione, in grande difficoltà per quanto avvenuto da ben oltre un decennio, in special modo sotto il regime del commissariamento, ha assistito a tagli verticali ed all’adozione di criteri stringenti sul piano della gestione contabile della spesa, che ha impattato non poco sulla vita e sulla salute dei cittadini.

Lo strumento approntato con le necessarie modifiche che ne consentano la ratifica a Roma nel mese di febbraio è l’architrave di rilancio. Esso aggiorna la rete ospedaliera con l’impiego di tutti i posti letto previsti in base alla ponderazione della popolazione regionale, riequilibra gli stessi posti letto su base provinciale al fine di aggiustare il mancato bilanciamento tra acuzie e post-acuzie, recupera i presidi ospedalieri a rischio chiusura, apre nuovi PS rispetto al DCA 49/10 con una visione integrata dei livelli assistenziali (dalla continuità assistenziale ai DEA di II livello), prevede l’ingresso dell’Università nelle reti tempo/dipendenti con accettazione sulle 24 ore e include le nuove reti cliniche e specialistiche (gastroenterologia, pediatria, etc.), progetta la riconversione di ospedali dismessi in Ospedali di Comunità, aggrega realtà ospedaliere in maniera funzionale come il Pascale e l’Ascalesi, il Rummo e Sant’Agata dei Goti, Eboli, Battipaglia e Roccadaspide, etc., rimodula l’offerta assistenziale privata per le strutture con meno di 40 e 60 posti letto non a carattere monospecialistico, conserva 7 punti nascita in deroga perchè presenti in zone disagiate.

Tutto questo trova forma in 10 decreti commissariali e sul bando che consente ai creditori di farsi avanti al fine di certificare, a stretto giro, il debito di ASL e Aziende Ospedaliere. Così vi è il piano delle assunzioni con la richiesta di 4000 unità, il protocollo d’intesa per l’edilizia sanitaria e le tecnologie per 170 milioni, l’eliminazione del ticket regionale di 10 euro su prestazioni di costo inferiore ai 56,15 euro, l’autorizzazione semplificata all’apertura ed esercizio di attività mediche e odontoiatriche private, l’accordo con l’AIOP per la definizione e l’adeguamento contrattuale delle Case di Cura, la riconversione delle cliniche accreditate di neuropsichiatria, la riforma delle piante organiche delle farmacie con sblocco dell’iter per 64+20 nuove sedi, l’adeguamento delle tariffe per l’assistenza alle tossicodipendenze da parte del terzo settore, la parametrazione sulla base del ricalcolo del fabbisogno in termini di volumi di attività per la laboratoristica e la riabilitazione accreditata.

Quanto descritto riceve linfa dal consolidamento dei bilanci delle ASL, la riduzione dei tempi di pagamento ai fornitori (32 giorni), lo sforzo per innalzare le coperture vaccinali ai livelli previsti, i controlli capillari su Tubercolosi e Brucellosi da parte della medicina veterinaria, la riduzione dell’incidenza dei parti cesarei, l’incremento degli interventi chirurgici nelle 48 ore successive alla frattura di femore.

Naturalmente il divario negativo della Campania relativamente al livello quali-quantitativo dell’erogazione delle prestazioni sanitarie è del tutto evidente nei confronti del Centro-Nord, ma quello che viene fuori da questi provvedimenti dell’Amministrazione capitanata da De Luca rappresenta l’impalcatura solida sulla quale rifondare l’intero assetto organizzativo-gestionale della sanità regionale.