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Regione Campania, lessico del massacro

Scritto da Paolo Donadio Il . Inserito in A gamba tesa

Domande da 2,5 milioni di euro: Batman – Fiorito, il tristemente famoso consigliere regionale del Lazio, è il modello dominante della politica definita come ‘casta’, l’esempio da non imitare perché “tanto sono tutti così”, il mangiapane-parassita per antonomasia? I consiglieri della Regione Campania saranno proprio tutti, indistintamente, affezionati a spese ‘folli’ come tinture per capelli, sigarette e cialde per il caffè? Se il politico ‘ruba’ è colpa del sistema - vale a dire delle regole che non ci sono, del controllore che non controlla, dell’occhio che si chiude - o del singolo individuo che approfitta delle circostanze e delle condizioni favorevoli per il proprio tornaconto personale?


La recente vicenda delle spese apparentemente irregolari effettuate da 53 consiglieri della Regione Campania, invitati a comparire dalla Procura di Napoli, replica quanto accaduto alla Regione Lazio, Lombardia, Piemonte, Calabria, Marche, ecc. E chissà quanti altri enti locali saranno sottoposti a inchieste simili, con titoli roboanti e indignati sui media. Il reato sospettato è quello di peculato, vale a dire appropriazione di denaro o beni pubblici da parte di un ufficiale pubblico, un rappresentante dello stato. Un reato particolarmente odioso, di questi tempi.
Però, pensando all’immagine della politica che emerge dall’ultima ed ennesima ondata moralizzatrice partorita dalla magistratura, viene da chiedere: ma è tutto vero? Ma è proprio vero che la politica locale, in particolare, è principalmente dedicata al mantenimento di poco nobili clientele e reti di consenso che, ovviamente, hanno dei costi? Ma la questione morale è ancora, e per davvero, l’unico grande e macigno che rende non credibile la politica italiana a qualsiasi livello e di qualsiasi colore? E, a livello nazionale, il problema principale della politica italiana è esattamente quello del finanziamento, dei suoi costi?
Io non credo al “reato di massa”, poiché non esiste una fattispecie di reato simile da potere imputare automaticamente a determinate categorie sociali o professionali. Il peculato prevede fino a 10 anni di carcere, ma la Costituzione, per fortuna, ci ricorda che la responsabilità penale è personale. Il cortocircuito culturale, che operazioni del genere creano attraverso la superficialità di buona parte dei media, ci conduce a porre un’equivalenza tout court tra uno status e un reato, tra una scelta di vita e un’intenzione truffaldina. Un po’ come avveniva nei primi anni ’90, la parola ‘politico’ significa ‘ladro’ perché l’azione di pochi o diversi individui, infrangendo le leggi del nostro Stato, viene estesa come rappresentativa e distintiva dell’intera categoria socio-professionale cui quei singoli appartengono.
Difendere la legalità e lo stato di diritto significa anche evitare di sparare nel mucchio, fornire nomi piuttosto che snocciolare numeri, in nome di una presunta colpevolezza che è tutta da dimostrare. Ma chi legge un quotidiano o (peggio) sfoglia la rete, è invitato a intendere che fare politica significa appropriarsi illegalmente di denaro pubblico. E, spesso, l’invito è accolto e il dizionario degli italiani viene arricchito di un ennesimo tassello che si aggiunge al massacro culturale e intellettuale cui si contribuisce da anni, da destra e da sinistra, e da cui non si salva nessuno, alla fine, neppure il più limpido esemplare della cosiddetta antipolitica.
Ormai la nostra sensibilità culturale e capacità di discernimento dipendono da mostri periodicamente sbattuti in prima pagina, che plasmano e impoveriscono le nostre categorie culturali e mentali, oltre che la nostra lingua. Il Politico è un ladro in quanto politico e dire Imprenditore vuol dire evasore. L’Immigrato è, di forza, un clandestino, il Dipendente pubblico, in particolare l’insegnante, è un nullafacente che ruba lo stipendio, i Partiti sono organizzazioni a delinquere, e così via, si potrebbe continuare, se si vuole, in ordine alfabetico.