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È un Napoli da applausi: Storia di una perfetta simbiosi tra squadra e tifosi

Scritto da Simone Santacroce Il . Inserito in Il Pallonetto

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Dopo la vittoria della Juventus sul campo della Fiorentina il Napoli era chiamato a rispondere ai bianconeri per ritornare in testa al campionato. La sfida non era certo delle più semplici, dovendo affrontare la sempre ostica Lazio di Simone Inzaghi, infatti dopo un primo tempo in cui i biancocelesti sembravano aver indovinato la partita della vita, a mettere le cose a posto ci ha pensato Callejon sul finire della prima frazione di gioco dando il via allo show partenopeo.

Il risultato finale di 4-1 non basta però a descrivere ciò che è realmente accaduto lo scorso Sabato sera al San Paolo. Quelli sono freddi numeri (che hanno comunque la loro importanza), ma non riescono a dare un quadro dettagliato della situazione perché per capire davvero come stanno le cose bisogna viverle. Un applauso di un intero stadio che si alza in piedi e continua ad andare avanti per circa 4/5 minuti mentre i proprio beniamini mantengono ininterrottamente il possesso della palla facendo girare a vuoti i loro avversari. Ecco, questo si che è ciò che davvero è accaduto,e per chi era presente come me l'emozione era difficile da non far trapelare. Pelle d'oca, non c'è altro da dire. Una perfetta simbiosi tra la squadra e i suoi tifosi, un legame che ad ogni passaggio sembrava crescere sempre di più come quello tra una madre e i propri figli. All'uscita, dopo la partita, veniva quasi spontaneo chiedersi se si fosse appena conclusa una partita di calcio al San Paolo o una grande opera lirica al San Carlo, le emozioni erano state pressoché le stesse.

Ora non sappiamo di certo come finirà questa stagione,ne tanto meno possiamo prevedere i vari risvolti positivi e negativi (in tal senso va ancora una volta fatto a Faouzi Ghoulam un grande in bocca al lupo) che ci saranno da qui in avanti,ma di una cosa siamo certi: questo Napoli non appaga solo la vista,a tratti appaga l'intelletto come direbbe il buon Federico Buffa. L'intelletto si, perché al di là del calcio giocato e quindi delle emozioni che questo sport naturalmente ci dona, ci sono delle altre sfumature da cogliere e un occhio vigile e attento certe cose non se le fa sfuggire. Dietro i grandi risultati del Napoli, infatti, non ci sono solo grandi giocatori o grandi giocate ma anche (e direi soprattutto) una dose di lavoro e di preparazione di enorme mole tutta derivante da quel genio calcistico che è Maurizio Sarri. Cura dei minimi dettagli, trame di gioco sofisticate che, provate centinaia di volte, sembrano poi a noi tutti estremamente naturali e semplici. Se il Napoli è li e se la gioca per lo Scudetto contro una Juventus nettamente superiore nel fatturato e nell'organico è soprattutto grazie alla dedizione dei suoi giocatori e agli insegnamenti di quell'allenatore che il presidente De Laurentiis farebbe bene a blindare per i prossimi 20 anni se possibile. Non vorremmo mai separarci da lui e dal suo calcio spettacolare, sarebbe uno shock troppo forte dover nel caso vedere ogni Domenica un tipo di gioco così diverso (e quasi certamente meno brillante) da quello proposto da Sarri.

Detto questo, a chi ancora è convinto che si debba giocare male per ottenere dei risultati (ispirandosi così ad una Juventus che in questo modo riesce a vincere solo all'interno della mediocrità italiana),voglio consigliare una rapida visione di una partita del Napoli. Sia chiaro, non lo diciamo per vanteria o per arroganza, ma semplicemente è un invito a godere per circa un'ora e mezza della bellezza che questo sport può regalare quando è interpretato in un certo modo.

La testa adesso dovrebbe essere rivolta alla sfida di andata dell'Europa League di stasera contro i tedeschi del Lipsia,valida per i sedicesimi di finale. Abbiamo qualche dubbio a riguardo,dubbi che ci vengono confermati dalla scarsa presenza di tifosi allo stadio (freddo e scarse motivazioni i principali motivi) e dal sicuro schieramento in blocco delle seconde linee da parte di Sarri. L'Europa ha il suo fascino e per questo evitare brutte figure è fondamentale,ma come dice lo stesso allenatore azzurro bisogna crescere prima a livello nazionale per provare poi ad emergere anche in ambito internazionale,ed è assolutamente vero.

Le motivazioni di tifosi e giocatori sono quasi per intero indirizzate verso il campionato e in una stagione del genere non potrebbe essere altrimenti,ne abbiamo avuto una prova già in Champions League. Qualcuno ci accuserà di mentalità provinciale,ma critiche di così irrilevante importanza non ci devono minimamente sfiorare. La rosa corta decimata dagli infortuni e il voler conservare energie preziose in vista delle prossime sfide di campionato sono motivazioni più che sufficienti a spiegare questa scelta della società e della tifoseria azzurra. Ma,come già detto prima,guai a fare brutte figure. Con la testa alla partita europea ma con il cuore alla prossima sfida di campionato contro la SPAL,ci apprestiamo dunque a vivere una nuova settimana di calcio spettacolo dei nostri campioni.

La corsa a due con la Juventus sarà una delle più entusiasmanti degli ultimi anni,gestiamo bene la situazione e godiamocela fino in fondo. Speriamo che i ragazzi di Allegri (forti della loro "grande" mentalità) provino a superare il turno di Champions con tutte le loro forze e puntino ad arrivare ancora fino in fondo nella massima competizione europea. La loro ossessione potrebbe diventare la nostra felicità.