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Castellammare, la città senza Politica

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Vac 'e Press

municipio castellammare comune 2

Ci risiamo, Pannullo è stato sfiduciato: Castellammare senza politica, ancora una volta. Qualcuno dice che era scontato, che era questione di tempo. Altri parlano di camorra. Altri ancora di ruberie, cricche e mercimoni possibili all’orizzonte. Tanto rumore, poca chiarezza.

Antonio Pannullo (detto Toni) ora, solo ora, vuole avere le mani libere: fesso o furbo, il tempo dirà come stanno le cose.
La verità, però, è che non c’entrano mani, liste e tutta la merda imbarcata pur di vincere. Dopo il disastro targato Nicola Cuomo, era difficile arrivare a Palazzo Farnese senza compromessi. Eppure si è vinto, pagando un prezzo salato alla dignità. Il tema, tuttavia, è più ampio ed abbraccia istituzioni e società civile: Castellammare, ad oggi, propone una classe dirigente indecorosa ed incompetente. Guai, infatti, a pensare che il disarmo istituzionale riguardi una parte. Una sola parte. L’altra. Stabia non “produce” politica, perché ha smesso di “formare” politici. Questo è trasversale agli schieramenti, ai partiti, ai movimenti.

V’è una fuga metodica, un’emorragia in atto: Castellammare è sola, perché senza “padri nobili.” La desertificazione del dibattito pubblico ha reso questa città più debole e più povera. L’ha svuotata e privata di un futuro che poteva essere in linea con le sue risorse. Nell’assenza di politica, noi stabiesi ci siamo impantanati. Abbiamo finita per odiarla, questa maledetta politica. Di lei, però, Castellammare ha disperatamente bisogno. E’ il paradosso del nostro tempo. Da anni, purtroppo, le luci si sono spente. Il dibattito si è arenato intorno alla persona di Salvatore Vozza che, nel bene e nel male, incarna l’ultimo superstite di una politica che non c’è più. In un certo senso, Vozza ha rappresentato Castellammare ed il suo comprensorio a livello regionale (e nazionale) per un decennio e forse più.

E’ stato protagonista, ma non ha lasciato eredi: sopravvivono diversi nostalgici, reduci ed un mare di “minoranze.” E’ questa, forse, la più ingombrante responsabilità politica di Salvatore Vozza: l’assenza di un testimone da lasciare, l’aver contribuito a fagocitare tutto, accentrando su di sé onori ed oneri. Di politici veri, infatti, nemmeno l’ombra. Non me ne vogliano i vari Corrado, Di Martino, Pannullo e tutto il circo equestre: senza determinati percorsi alle spalle, difatti, è più difficile risultare autorevoli. Questo scenario è integralmente riproducibile anche a destra. Nessuno stabiese, infatti, può ritenere Pentangelo (che stabiese non è) un politico di respiro nazionale. E’ poca roba, con visione limitata, quando non assente. Come Di Nardo, del resto.

Persino le truppe pentastellate, a Stabia, si sono dimostrate incapaci di “esportare” candidati degni di nota (Di Maio è di Pomigliano). Otterranno certamente una marea di voti (nonostante la follia suicida riguardante il caso-Vitiello) ma, come già è successo, si tratterà di voti legati al simbolo, non ai candidati: gli eletti a “5 stelle” hanno già ampiamente dimostrato di essere incapaci di “costruire futuro.”

Insomma, Castellammare è acefala: mancano cervelli politici capaci di ripensare il territorio e proporre una narrazione dall’interno che regga alle influenze esterne. A Stabia, la politica ha soffocato la politica. Le tradizioni hanno impedito ai semi di germogliare: livori personali, egoismi e gelosie sono degenerati in un vero e proprio banditismo politico, soprattutto a sinistra. Si è di fronte ad una classe dirigente complessivamente inadeguata, impreparata e senza carattere. Chi si impegna, lo fa nel solco di ciò che c’era, nella stantia riproduzione di ciò che è stato. Se la personalità è sintomo di visione, le nuove leve della politica non sono in grado di osservare la propria città nel profondo. Semmai scopiazzano, seguono i capobastone regionali, risultando perennemente genuflessi a logiche clientelari. Eppure le idee, quelle vere, quelle che possono cambiare un comprensorio, sono tutte mutuate dall’esterno: imbeccate che somigliano sempre più spesso a imposizioni, ad ordini da eseguire.

In questo, in fondo, si è risolta persino la famigerata “filiera istituzionale” di Toni Pannullo. Nel frattempo, in città non sono sorte alternative. Intendo alternative vere, di pensiero, di visione, di opportunità. E non se ne vedono all’orizzonte, di qui al prossimo giugno elettorale. Fermi eravamo e fermi siamo rimasti. I vari Iovino, Esposito, Melisse, Donnarumma sono piaghe cittadine? O esprimono quello che è la città? Sono la causa o il sintomo? Da stabiese, non posso più nascondermi dietro la camorra o il voto delle clientele. Non tollero più le scuse, gli alibi, le paure.

Negli anfratti della macchina comunale, permane il tanfo della putrefazione che connota la scena politica cittadina. Partiti, movimenti, associazioni continuano a non “ri-pensare” la città. Provano “a fottere e a fottersi”, con risultati talvolta modesti.

La verità è che il voto clientelare si batte con il peso specifico delle idee. Il voto clientelare si ridimensiona con l’autorevolezza delle scelte del sindaco e della sua squadra di governo. Il voto clientelare si sconfigge con la Politica, non con le denunce sterili. Vozza non mette piede in Parlamento dal 2001: sono passati diciassette anni. Dopo, un vuoto riempito da dilettanti allo sbaraglio o mezze figure inadeguate e compromesse. La crisi politica stabiese affonda lì le sue radici. In questo contesto, Pannullo viene sfiduciato. Diciassette anni di mancate scelte, di ritardi, treni persi, occasioni sfumate, autogol, errori grossolani. Vent’anni di non-politica. Vent’anni in cui non si è costruito. Vent’anni in cui si è pensato non fosse necessario aprire le maglie della politica tradizionale, in cui si è anteposto il successo personale al bene della comunità.

In vista del prossimo calderone elettorale, Castellammare diventi un “laboratorio politico” di idee, visioni, indirizzi, scelte. Partiti e movimenti (e associazioni pronte al “salto” in Consiglio Comunale) si assumano la responsabilità di programmare una linea coerente con lo stato delle cose, con le prospettive e le risorse della città. Basta fesserie. Basta ovvietà. In politica, servono gli attributi, prima che i voti, le tessere o i clic.

Cercasi Politici veri, dunque. Disperatamente (ps. astenersi perditempo) .