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Il Pomo Della Discordia, di Carlo Buccirosso: Un’Esilarante ed arguta Satira sull’Omofobia

Scritto da Francesco Verdosci Il . Inserito in Teatro

Carlo buccirosso

Dopo aver “rivisitato” il romanzo di Alessandro Manzoni con i suoi oramai celeberrimi “Compromessi Sposi”, Carlo Buccirosso decide di misurarsi con la mitologia greca per questo suo ultimo lavoro, “Il Pomo della Discordia”, tornando in scena con un’esilarante ed arguta commedia satirica ispirata all’omonimo mito della mela dorata (lanciata da Eros al banchetto di nozze di Peléo e Teti, futuri genitori del possente Achille) trasponendo sagacemente la vicenda nella Napoli borghese dei nostri giorni, nella famiglia dell’affermato notaio Nicola Tramontano (interpretato dallo stesso Buccirosso, regista ed interprete partenopeo apprezzatissimo al cinema ed in TV, ormai in stato di grazia).

Achille suo figlio, durante la festa a sorpresa organizzatagli dalla sorella Francesca per il suo trentesimo compleanno, decide di affrontare la famiglia ed il padre in particolare – un integerrimo notaio fondamentalmente buono ma estremamente burbero, spigoloso di carattere e dal sarcasmo quanto mai tagliente, con cui ha da sempre un rapporto contrastato - comunicando ufficialmente la propria omosessualità e la decisione di volersi ridurre, perciò, chirurgicamente il “pomo d’Adamo” ritenuto troppo vistoso.

Achille sarà sostenuto ed aiutato, nell’ardua impresa di dialogo col borghesissimo padre, proprio dall’amatissima sorella con la complicità della madre Angela, dato che Il notaio Tramontano è già a conoscenza del segreto del figlio e non fa assolutamente nulla per nascondere la propria omofobia, sottolineandola ad ogni singola occasione.

Per portare sulla scena quest’interessantissimo personaggio di un uomo tipicamente borghese, conservatore, fortemente rammaricato per i gusti sessuali del figlio - e che dunque si mette contro tutta la famiglia proprio divenendo il “pomo della discordia” del titolo - Carlo Buccirosso non poteva che ambientare la vicenda nella sua amatissima Napoli, città d’origine e degli strabilianti esordi teatrali in compagnia con Vincenzo Salemme, Maurizio Casagrande e Nando Paone: “La mia Napoli è sempre presente nel mio lavoro; Napoli lascia costantemente i segni più forti, familiari, nella mia opera. Certo, la popolarità la trovo dovunque ma quando vado in giro con i miei spettacoli, i segnali più forti li leggo nella mia città ed è nelle strade che trovo la mia memoria. A Napoli, che quando torno non trovo mai cambiata. Napoli è una città stazionaria, nel bene e nel male. Il napoletano poi, si sa, è un abitudinario e nonostante Napoli sia storicamente una città dalla millenaria contaminazione, che accoglie e non caccia mai via niente e nessuno, Il napoletano - in particolare quello borghese - guarda soprattutto al passato e non penso che sia proprio un bel segno. Intendiamoci, il napoletano ha tantissime qualità peculiari ma in alcuni casi ha una scarsa capacità di concretezza e non nascondo che spesso tutto ciò mi fa arrabbiare anche perché non penso che le cose cambieranno in futuro. Soprattutto per questo non potevo non ambientare la vicenda a Napoli”.

Oltre al bellissimo intreccio argutamente adattato dall’autore e regista partenopeo, da sottolineare sono le interpretazioni perfette del grande gruppo di ben 11 attori che danno vita a quest’appassionate opera - su tutti in particolare tanto lo stesso Carlo Buccirosso quanto la splendida Maria Nazionale nel ruolo di mamma Angela (un’interpretazione epicamente convincente e commovente) così come altrettanto perfette sono le musiche scritte da Sal Da Vinci, emozionante colonna sonora del divertentissimo spettacolo.

Possiamo dunque affermare che Buccirosso è riuscito, con garbo e leggerezza, a realizzare uno spettacolo che scorre veloce, gradevole ed estremamente coinvolgente (dura ben due ore e mezzo senza che il pubblico minimamente se ne accorga) regalandoci una gustosa, divertente ed accurata parodia della mentalità omofobica – ahinoi - ancora troppo diffusa, facendo tanto ridere quanto commuovere e soprattutto riflettere lo spettatore come raramente accade in spettacoli di questo genere.

Buona Visione, in Scena al Teatro Diana dal 21 Febbraio al 4 Marzo.