fbpx

Valeria Valente, candidata al Senato nel collegio plurinominale Campania 2

Scritto da Angela Pascale e Riccardo Barone Il . Inserito in Il Palazzo

valeria valente

Valeria Valente, deputato uscente e candidata al Senato nel collegio plurinominale Campania 2 tra le fila del Partito Democratico, ci racconta l’esperienza della legislatura appena conclusa e quella della sua attuale candidatura. Idee, obiettivi e proposte che leggiamo in questa intervista rilasciata a Qdn.

È appena finita la tua prima legislatura, qual è il tuo bilancio?
Un bilancio sicuramente positivo, soprattutto per il PD e per l’impegno che quest’ultimo ha profuso nei confronti della città e del Paese. Sono particolarmente orgogliosa di aver fatto parte di questa delegazione e di questa ampia maggioranza, la quale ha fatto si che la legislatura appesa passata contasse il maggior numero di riforme nella storia repubblicana. Riforme che si attendevano da tempo in particolar modo quelle concernenti temi a noi cari come i diritti civili e il testamento biologico nonché riforme importanti e particolarmente discusse come quella del mercato del lavoro. Penso infatti all’attenzione rivolta ai diritti di tanti che prima rimanevano esclusi come i liberi professionisti e i lavoratori autonomi in generale, che finalmente hanno visto una sinistra attenta alle proprie esigenze o ancora agli interventi a sostegno della maternità. Penso poi alle azioni di contrasto alla povertà, come il REI o il provvedimento, più che simbolico, degli 80 euro divenuti poi una misura strutturale. Insomma, cinque anni fa eravamo davanti ad un’Italia quasi sull’orlo del baratro, che sembrava voler seguire il medesimo destino della Grecia; oggi invece siamo in un’altra fase e questo lo dobbiamo al lavoro del PD, con una legislatura a guida del PD, prima con Matteo Renzi e poi con Paolo Gentiloni.

Perché hai scelto di ricandidarti e quali sono le priorità per la prossima legislatura?
Le mie priorità sono innanzitutto quelle di un gruppo, nell’ambito di un progetto che deve proseguire, ovvero quello avviato in questi anni dal PD. Sono convinta che bisogna parlare al ceto medio ovvero quello che mostra maggiore insofferenza economica e sociale in questo momento storico. Mi entusiasma la misura pensata all’interno del nostro programma per le famiglie per cui, superando la dimensione degli assegni familiari previsti per i soli lavoratori dipendenti, proponiamo nel nostro programma il contributo di 240 euro al mese per figlio fino ai 18 anni. In questi anni abbiamo operato anche sul fronte dell’imprenditoria, favorendo investimenti nel campo delle innovazioni tecnologiche di modo da permettere alle imprese stesse di reggere la competitività del sistema. Accanto a tutto ciò si pongono anche i vari provvedimenti adottati relativi alla decontribuzione al fine di incentivare le assunzioni, soprattutto dei giovani. A queste imprese ora in crescita deve essere garantito un mercato solido che non può essere solo quello dell’export poiché, seppur quest’ultimo registra dati positivi, necessita di essere affiancato da un mercato interno, ovvero quello dei consumi delle famiglie.

Nel tuo ruolo di consigliere e parlamentare stai lavorando per ridare forza al PD a Napoli. Secondo te perché il PD continua ad essere percepito come debole nella nostra città?
Il PD a livello locale ha mostrato il suo volto peggiore fatto di divisioni e frizioni interne. Se poi a tutto ciò aggiungiamo anche il sistema delle preferenze, che sappiamo quanto pesi come modello elettorale e di cultura politica nel Mezzogiorno, si rischia sempre più di costruire partiti fatti unicamente dalla somma della forza dei singoli candidati anziché formazioni unitarie e coese. Tale scenario si intreccia poi con un altro elemento: la crisi dei corpi intermedi e dei partiti che caratterizza questa fase storica. Proprio in tale momento si è offuscato il disegno politico del Partito Democratico per Napoli, facendo troppo spesso prevalere le logiche dei singoli e causando l’allontanamento dei militanti e la chiusura dei circoli di territorio. Ovviamente anche le sconfitte amministrative hanno mostrato questa fragilità strutturale testimoniata innanzitutto dall’incapacità di fare sintesi su un unico nome all’indomani delle primarie, strumento che appunto richiede un partito maturo ed in grado di utilizzare tale modalità di scelta dei propri candidati. Purtroppo a Napoli non è stato così visto che le primarie non hanno creato la coesione che ci si aspettava ma solo continue divisioni che hanno favorito i nostri avversari politici. Mi auguro che questo nuovo sistema elettorale, che quasi ‘impone’ un lavoro di squadra, possa essere per noi un’occasione per il superamento delle pregresse difficoltà.

In cinque anni il PD ha messo in campo numerose riforme e, dati alla mano, il Paese è ripartito. Perché le destre sembrano essere vicine a vincere le elezioni?
Nel Mezzogiorno e soprattutto a Napoli, hanno sempre fatto breccia le derive populistiche e demagogiche, ancor più quando a dilagare è un sentimento diffuso di rabbia ed insoddisfazione. Oggi ci sono due schieramenti politici che, seppur in maniera diversa, sono caratterizzati da tratti profondamente populistici: il Movimento 5stelle ed il centro destra, sempre più legato alla Lega Nord. Queste due compagini stanno oggi cavalcando l’onda in particolare approfittando della rabbia dei cittadini, cercando di indirizzarla verso un nemico individuato ad hoc. Noi invece siamo quelli che guardano a quella rabbia provando a dare delle soluzioni concrete. Per rispondere a tutto ciò è necessario recuperare l’esperienza della militanza, andare casa per casa, parlare con le persone e spiegare quello che siamo stati in grado di fare in questi cinque anni, cercando così di recuperare un pezzo importante di elettorato nonché affermare il PD come prima forza politica del Paese.