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Attenzioni o interessi verso il porto di Napoli?

Scritto da Leonardo Impegno Il . Inserito in A gamba tesa

In questi ultimi mesi si sta registrando una rinnovata attenzione intorno al porto di Napoli, suscitata dalla prossima nomina del nuovo presidente dell’Autorità Portuale e dalla possibilità di investimenti per opere pubbliche di circa 340 milioni di euro del Grande Progetto del POR Campania 2007-2013. Attenzione più che utile, anche se tardiva, giacché, come è stato ricordato dalla stampa, lo scalo partenopeo rappresenta non solo la più grande attività produttiva di Napoli e della Campania, ma anche una delle (poche) reali e concrete possibilità di rilancio di gran parte dell’economia napoletana e regionale.

E’ evidente che, di fronte a questa ovvia constatazione, ci sarebbe aspettato, dalle istituzioni in primis, chiarezza e certezza sui finanziamenti europei, stato dei progetti e tempi di realizzazione. Invece dopo la visita all’Autorità Portuale svolta dalla delegazione parlamentare del pd aumentano i miei dubbi sulle capacità politiche e amministrative delle istituzioni coinvolte, convincendomi che il rischio di perdere l’opportunità di utilizzare i fondi europei per la trasformazione del porto di Napoli siano reali. Partiamo con ordine.
La Regione Campania, pur disertando il Comitato portuale, tuona contro l’Autorità Portuale minacciando di ritirare i finanziamenti previsti per il Grande Progetto e, di fatto, commissariando l’Ente. Anche se non appare chiaro se è la Regione che minaccia o è l’Europa che non finanzia il grande proggetto per manifesta incapacità della Regione. Comunque una istituzione responsabile non minaccia l’azzeramento dei finanziamenti ma, al contrario, mette in atto tutte le iniziative istituzionali affinché i programmi vengano attuati, verifica lo stato dei progetti, rimodula se necessario il programma stesso. Ci si chiede perché la Regione non programma una vera sinergia dei traffici marittimi tra i porti commerciali della Campania (Napoli, Salerno, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Pozzuoli), che invece vagano in ordine sparso e talvolta conflittuale (leggi le polemiche sterili tra i fans del porto di Napoli e quelli del porto di Salerno), perché non attua un piano di sviluppo organico, con funzioni e ruoli integrati, evitando di chiudersi dentro un mero piano di finanziamenti all’interno di ogni singolo porto, abdicando al ruolo di programmazione economica che la Regione dovrebbe svolgere.
Il Governo, assente nella fase di passaggio pre e post elettorale, sta oggi gestendo solo un delicato, ma conflittuale, rapporto tra i due maggiori partiti che ne fanno parte per la nomina del nuovo presidente dell’Autorità Portuale: nomina contesa tra impegni di partito assunti dal Pdl sul nome del senatore Villari (senza alcuna valutazione di merito) e tentativi del Pd di affermare soprattutto le professionalità e le capacità (ma senza indicare ancora un nome super partes). Sarebbe utile che il Governo svolgesse, invece, anche un ruolo di strategia del porto di Napoli per i traffici del Mediterraneo, indicando anche le politiche necessarie, le sinergie più opportune, finanziamenti aggiuntivi necessari, tenendo conto della concorrenza non solo dei porti nazionali ma soprattutto di quelli spagnoli e dell’africa settentrionale, in relazione allo spostamento nei prossimi anni delle rotte commerciali sulla linea artica. Sarebbe utile che il Governo aiutasse la Regione verso l’UE per legittimare l’utilizzo dei fondi europei da parte di un Ente – l’Autorità portuale – che gode di autonomia finanziaria.
Il Comune di Napoli, nel cui territorio ricade l’intera circoscrizione demaniale marittima gestita dall’Autorità Portuale (non solo il porto commerciale, dunque, ma anche i porticcioli di S. Lucia e Mergellina, la costa del “lungomare”, quella di Posillipo, e l’area di Coroglio-Bagnoli), non ha saputo esprimere con autorità le necessità di sviluppo dell’area portuale in relazione alla città, limitandosi ad indicare, nell’ambito dell’intesa approvata in Consiglio Comunale sul Piano Regolatore Portuale di Napoli, alcune necessità minimali (filari di alberi lungo la via Marina, parcheggi interni al porto, normativa sugli edifici) e dimenticando che si tratta di un’area produttiva. Ma se, come afferma il sindaco De Magistris, è determinante per la città lo sviluppo del porto, perché non istituisce un tavolo permanente tra Comune ed Autorità Portuale per verificare programmi, aree, connessioni, logistica, come da tempo hanno fatto altre città (si pensi all’espansione a mare di 25 ha di colmata che il porto di Barcellona ha realizzato per l’ampliamento del trasporto merci, alla ristrutturazione di Rotterdam o di Amburgo, per esempio), ragionando anche su una più articolata destinazione delle ex aree industriali e petrolifere nell’area orientale o della riqualificazione dell’area storica del porto?
In questo vociare istituzionale, grande assente è proprio l’Autorità (in questo caso si tratta di un ossimoro?) Portuale, priva di programmi, di idee, la cui gestione degli ultimi anni è stata alquanto opaca se non invisibile, ma i cui effetti di degrado e perdita di produttività sono evidenti.
Infine, a cosa allude Lina Lucci, segretario regionale della Cisl, sulle pagine del Mattino dell’8 luglio quando invoca “un segnale di grande moralità e responsabilità” da parte delle istituzioni, “in caso contrario – afferma – non ci resterà che confidare nel lavoro della magistratura”? Cosa si sta annidando verso e dentro l’Autorità portuale in relazione ai prossimi investimenti finanziari? Perché, il Piano Regolatore Portuale è stato modificato, comportando la restituzione da parte del Consiglio Superiore dei LL.PP, quando, l’anno scorso, poteva essere già approvato. Tutto ciò è legittima attenzione verso il porto di Napoli o malcelato interesse particolare?
Il PD, attraverso i suoi rappresentanti istituzionali, intende fare chiarezza su questi dubbi e lavorare per un vero sviluppo sostenibile del porto di Napoli, per questo invitiamo la regione a riallacciare immediatamente un rapporto con UE. In ogni caso non assisteremo all’inesorabile scorrimento del tempo per poi assistere al balletto delle responsabilità e dello scaricabarile. La città ha già dato.