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Giuseppe Balzamo: "Bagnoli deve essere risarcita"

Scritto da Andrea Esposito Il . Inserito in Il Palazzo

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Con questa prima intervista QdN da inizio ad un filone di inchieste che tendono a capire che cosa si può fare per sbloccare il futuro di Bagnoli. Primo ospite di questa serie di focus è Giuseppe Balzamo, ex presidente della X Municipalità Bagnoli-Fuorigrotta.

In interviste che ha rilasciato in passato, quando era presidente della decima municipalità, ha dichiarato che il suo rimpianto più grande è stato Bagnoli: ci può dire, a distanza di anni, cos’è andato storto quando lei era alla presidenza della municipalità?
“Nel 2006 credevo che c’erano le condizioni per iniziare i lavori, in primis la bonifica poi dopo tutti i lavori inerenti il piano regolatore. C’è stato un errore di valutazione da parte del comune: non si è mai trovato un sito dove stoccare il materiale oggetto di bonifica. Questa disorganizzazione ha fatto sì che si bloccassero tutti i lavori. L’errore della Politica è stato quello di non aver messo ‘Bagnoli futura Spa’ in condizione di iniziare la bonifica. Bloccando la bonifica logicamente si bloccavano tutti i lavori successivi. Questo rallentamento dei lavori ha fatto sì che i terreni perdessero appetibilità agli occhi degli imprenditori. Il blocco dei fondi statali da parte del Governo dell’epoca ha poi fatto il resto. Se io dovessi imputare la responsabilità maggiore per la mancata realizzazione di Bagnoli nel 2006 la do alla mancanza del sito di stoccaggio. In parole povere: non è stato fatto un progetto idoneo per la bonifica.”

Quando lei era presidente fu inaugurato il ‘Parco dello sport di Bagnoli’, una delle opere più imponenti del piano di riqualifica. Campi da calcio, volley, basket, pattinaggio, postazioni per camper e roulotte per un totale di circa 35 ettari e circa 35 milioni di euro investiti o, per meglio dire, buttati dalla finestra?
“Io sono stato uno dei principali fautori della realizzazione sotto la collina di Posillipo del ‘Parco dello sport di Bagnoli’ con l’idea di aprirlo a tutti i cittadini in maniera gratuita. Questa volta si è commesso l’errore di approvare un progetto che non era economicamente fattibile. Questo si sapeva e, durante le riunioni del Consiglio Municipale, è stata denunciata l’esosità dei prezzi. C’è da aggiungere che il parco non è mai stato ultimato per mancanza di fondi, poi l’incuria ha permesso il susseguirsi degli atti vandalici che hanno deturpato le strutture costruite.”

Qualche anno dopo, 2010, il Governatore Caldoro bloccò i finanziamenti (compresi quelli europei) per rispettare il patto di stabilità. Si poteva fare qualcosa di diverso? Se si cosa secondo lei?
“Il blocco dei fondi attuato da Caldoro ha manifestato l’inadeguatezza della classe dirigente regionale, comunale e della società. Il management di Bagnoli Futura si è dimostrato non all’altezza del compito assegnatogli.”

Sul tema del commissariamento del 2014 da parte dell’ex premier Renzi favorendo la figura del Commissario Salvatore Nastasi e l’affidamento della riqualifica ad INVITALIA a discapito del comune di Napoli, lei da che parte sta: De Magistris o Renzi?
“L’affidamento di Bagnoli ad una regia “esterna” e quindi al commissario Nastasi era inevitabile. Forse è stato solo sbagliato estromettere il Comune di Napoli da alcune scelte urbanistiche. Si è esagerato quando si è fatto credere che attuando il commissariamento nel giro di qualche mese si sarebbero risolti tutti i problemi di Bagnoli. Fermo restando che la necessità di un controllo del Governo sui lavori era palese.”

Nell’estate 2017 è stato firmato l’accordo istituzionale per il nuovo piano di bonifica di Bagnoli. Il progetto prevedeva la rimozione della colmata, la creazione di una spiaggia pubblica di 2 km e l’arretramento della Citta della Scienza tutto entro il 2024. Alla firma erano presenti il Governatore De Luca, il sindaco De Magistris e il ministro del mezzogiorno De Vincenti. Lei cosa può dirci in merito a questo progetto?
“La concertazione ed il dialogo tra i diversi organi istituzionali è necessaria ed in questo caso specifico anche molto redditizia. A mio avviso però si sarebbe dovuto iniziare da quei terreni dove la bonifica non è necessaria, ad esempio il sito delle ferrovie dello Stato situato in via Campegna e poi il lotto di via Diocleziano.”

Dall’alto della sua esperienza politica, come interpreta la chiave di lettura che ha creato un ‘file rouge’ lungo 20 anni in chiave Bagnoli, ovvero la volontà di rendere sempre i lavori Pubblici evitando eventuali privatizzazioni e/o il coinvolgimento di privati?
“Io ero convinto allora e resto convinto oggi che a Bagnoli ci sia bisogno dell’intervento pubblico, è una pura illusione rivolgersi ai privati. Questo quartiere ha visto e vede tutt’oggi morire la propria gente, queste terre sono state martoriate per più di 100 anni. Dico di più quando affermo che ora Bagnoli ha bisogno di un risarcimento. Le risorse non vanno sperperate come è stato fatto in passato. L’ingresso dei privati nella riqualifica di Bagnoli deve essere minoritario. La riqualifica deve essere fatta con fondi pubblici perché, ribadisco il concetto, quest’area di Napoli deve essere risarcita, lo Stato DEVE risarcire Bagnoli.”

Come si esce da questa situazione?
“Io mi auguro che non ci siano più intoppi sulle bonifiche. Quando arriverà il giorno dove non si discuterà più sulle bonifiche, allora si potrà seriamente cominciare a parlare su cosa realizzare in quelle zone. Visto che dalla stesura piano De Lucia ad oggi è passato molto tempo, io sono dell’avviso che qualcosa possa anche cambiare, ad esempio: la costruzione di tutte quelle cubature non la trovo così necessaria al giorno d’oggi. Bisogna sviluppare in città una discussione sul futuro di Bagnoli mantenendo alcuni capisaldi del progetto originario come il grande Parco Verde ed il ripristino completo della costa che va da Nisida sino a La Pietra. Partendo da questi due punti poi si può discutere se aprire alla possibilità di costruire qualche abitazione in più rispetto al progetto iniziale, oppure altre idee. Poi per il discorso riguardante le proprietà del gruppo Caltagirone (edifici ex Cementir), anche qui è necessaria una trattativa con lo Stato per vedere questi territori che fine dovranno fare.”