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Nuova Musica Napoletana - 3° Puntata: Inner City Affair

Scritto da Roberto Calise Il . Inserito in Musica

2013.07.22 - NMN 3 Inner City Affair

Dopo le prime due puntate, continua il viaggio della nostra testata nella Nuova Musica Napoletana, alla scoperta del meglio che la scena artistica partenopea oggi offre. La terza tappa ci porta nel cuore della città storica, quartiere Montesanto, più precisamente a via Ventaglieri. Qui, in una piccola sala prove di due metri per tre, nel 2009 un gruppo di amici comincia a suonare in libertà, improvvisando. I loro diversi background musicali trovano un punto d’incontro nello ska giamaicano, che si declina nel jazz/funk. Nascono così gli Inner City Affair, il cui rapporto viscerale con la parte più pulsante di Napoli è presente già dal loro nome, preso in prestito da un’espressione colloquiale anglosassone.

L’espressione inner city sta infatti ad indicare la parte generalmente più vecchia, povera e densamente popolata di una città: non la sua periferia, ma la classica downtown. E quale quartiere di Napoli si presta meglio a questa descrizione? Non è un caso che il loro “nuovo, ultimo, primo disco”, come si divertono a definirlo ironicamente, s’intitola Montesanto Roots (radici di Montesanto). Completamente autoprodotto, il disco è uscito nel dicembre 2012, e nasce dall’esigenza di dare finitezza alle numerose jam sessions tenutesi nella saletta ai Ventaglieri, e poi trasferitesi su tanti palchi in giro per l’Italia. A margine del loro ultimo concerto, presso il villino Manina al Vomero nell’ambito della rassegna Garden Aperitif Concert promossa dall’associazione culturale Frammenti, abbiamo incontrato Mattia Leone, tastierista della band, per capire come, fra i vicoli di Napoli monopolizzati dai neomelodici, sia nata quest’esperienza musicale dai tratti più “esotici”.

Mattia, come nasce l’idea di concentrarsi musicalmente sullo ska giamaicano?

La nostra band è il risultato della fusione di più individualità, ognuna con un percorso musicale differente alle spalle. Abbiamo però trovato nella musica giamaicana un filo conduttore tra tutte le nostre singole esperienze. Allo stesso tempo, ci lasciamo molte porte aperte, figlie della nostra poliedricità: spaziamo dallo ska al reggae, dal jazz al funk, alternando ai nostri brani inediti l'arrangiamento di classici degli '60 e '70.

Che ricezione ha avuto la vostra musica in una realtà come quella napoletana?

Napoli ha una cultura reggae molto più radicata di quanto si pensi. Inoltre, la nostra ecletticità ci permette di toccare differenti registri. Noi facciamo generalmente una musica ballabile, adatta a serate vivaci, ma possiamo anche far prevalere un sound più “tranquillo”, in linea con contesti più “soft”. La nostra resta comunque una musica lontana dal mainstream, ma nonostante sia una produzione di nicchia, ha ricevuto una più che buona risposta a livello di pubblico.

Come mai la scelta di autoprodurre un disco e di non affidarsi a un’etichetta?

Il modo di produrre musica è cambiato, ormai molte realtà optano per l’autoproduzione. Noi in particolare non volevamo farci dettare le priorità da altri, volevamo restare padroni del nostro tempo. Inoltre, il nostro interesse non è vendere dischi sic et simpliciter, ma di far girare il più possibile la nostra musica. Per far ciò, preferiamo puntare su molti live, e molte collaborazioni con altri artisti.

Quali sono i futuri progetti degli Inner?

Veniamo da mesi molto impegnativi: la promozione del disco ci ha visto esibirci in una ventina di concerti. Inoltre, siamo stati tra i finalisti italiani per partecipare al Rototom Sunsplash, il più importante festival reggae europeo che si tiene ogni anno in Spagna. Comunque sia, da settembre cominceremo a lavorare al nuovo disco, probabilmente avvalendoci anche di diverse collaborazioni, sulla scia di quanto già fatto su vari palchi quest’anno. Vorremmo continuare a lavorare con vocalist come Simona Coppola, o con percussionisti come Enzo Cannavacciuolo. Sempre a settembre, se tutto va bene, ci sarà una grossa sorpresa, non solo per noi, ma per tutti gli appassionati di musica di Napoli e dintorni. Purtroppo non posso anticiparvi di più… Prima però di andare tutti in vacanza, faremo un ultimo concerto al RIOT Studio, in via San Biagio dei Librai 39, il prossimo mercoledì 24 luglio. Vi aspettiamo numerosi, e prometto che vi faremo ballare!

 

Gli Inner City Affair sono:

  • Adriano Rubino – tromba
  • Riccardo Colicchio – sax tenore
  • Alessandro Tedesco – trombone
  • Mario Tammaro – trombone
  • Dario della Monica – chitarre
  • Mattia Leone – tastiere
  • Dario Gessato – basso
  • Salvio Loffredo – batteria

 

Il loro primo disco, Montesanto Roots, è disponibile nei migliori negozi di dischi o in formato digitale su diversi store online:

 

Per maggiori informazioni, curiosità, i suoi video e le prossime date del tour:

  

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