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Favoreggiamento all’immigrazione: è richiesto l’ingresso in Italia ai fini della configurabilità del reato?

Scritto da Andrea Amiranda Il . Inserito in Linea di Confine

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La Cassazione è stata chiamata nuovamente a pronunciarsi sul tema dell’immigrazione, stavolta a Sezioni Unite. Infatti, con l’ordinanza n. 11889, la Prima Sezione penale ha rimesso al massimo consesso la questione se le ipotesi particolarmente efferate o pericolose di favoreggiamento all’immigrazione clandestina previste dall’art. 12 comma 3 D.lgs. 286/1998 costituiscano una circostanza aggravante o costituiscano un reato autonomo.

Nel dettaglio, tali ipotesi ricorrono quando a) il fatto riguardi cinque o più persone; b) la persona sia stata esposta a pericolo di vita; c) sia ravvisabile un trattamento inumano; d) il fatto sia commesso da tre o più persone in concorso; e) vi sia stata disponibilità di armi. Inoltre, laddove le S.U. ritengano che queste ipotesi configurino un reato autonomo, discusso è se si tratterebbe di un “reato di pericolo” che si consumerebbe con il solo tentativo o se invece sia richiesto l’ingresso effettivo dello straniero in Italia.

Nel caso di specie, la Corte di Appello di Brescia aveva ridotto la pena dell’imputato, accusato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, per il fatto che nessuno dei cittadini pakistani era effettivamente entrato in Italia. Tale decisione è stata impugnata dal Procuratore generale, ritenendo non condivisibile la ricostruzione dei giudici (secondo cui il comma 3 dell’art. 12 D.lgs. 286/1998 integrasse un titolo autonomo di reato anziché una circostanza aggravante), la quale implicava l’avvenuto ingresso nel territorio dello Stato.

La Suprema Corte, prendendo atto di un contrasto in giurisprudenza, se da un lato ha affermato che l’art. 12 comma 3 integri una fattispecie circostanziale aggravata “per aggiunta” rispetto al comma 1, dall’altro ha ritenuto, ricostruendo la struttura della fattispecie come titolo autonomo di reato, che questa integri un reato di pericolo (o a consumazione anticipata), il quale si perfeziona per il solo fatto di compiere atti diretti a procurare l’ingresso dello straniero nel territorio dello Stato in violazione della disciplina del settore. Tuttavia, la Corte non ha potuto fare a meno di prendere atto anche di un’altra impostazione, che contrariamente affermava che le condotte descritte ai commi terzo e terzo bis dell’art. 12 implicassero invece l’effettivo ingresso dello straniero nel territorio dello Stato.

In conclusione, per superare una volta per tutte i dubbi interpretativi, è stata rimessa alle S.U. la seguente questione «se in tema di disciplina dell'immigrazione, le fattispecie disciplinate dall'art. 12, comma terzo, del Dlgs 25 luglio 1998, n. 286 costituiscano circostanze aggravanti del delitto di cui all'art. 12, comma primo, del medesimo Dlgs ovvero figure autonome di reato» e, in tale eventualità, «se il delitto di cui all'art. 12, comma 3, del Dlgs 25 luglio 1998, n. 286 integri un reato che si

perfeziona per il solo fatto di compiere atti di pericolo o “a consumazione anticipata”, che si perfezione per il solo fatto di compiere atti diretti a procurare l'ingresso dello straniero nel territorio dello Stato, in violazione della disciplina di settore, non richiedendo l'effettivo ingresso illegale dell'immigrato in detto territorio». Seguiranno dunque aggiornamenti non appena le Sezioni Unite si pronunceranno sulla questione.