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Dalla Siria ad Israele una polveriera pronta ad esplodere?

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Linea di Confine

Siria

Il Medio Oriente è una polveriera pronta ad esplodere. Lo dimostrano gli eventi degli ultimi giorni e quelli che si prospettano all'orizzonte. È difficile arrivare ad una sintesi comprensiva dell’intero scenario mediorientale in quanto tanti sono i fronti caldi apertisi negli ultimi mesi. Naturalmente la polveriera mediorientale ha origini lontane nel tempo. Sicuramente la famiglia Bush ha influito molto sulle dinamiche createsi in questi anni. Le ostilità hanno coinvolto numerosi Paesi della zona: Iran, Iraq, Libano, Israele e Siria.

Indipendentemente dall’analisi storica - che se nei motivi ispiratori risulta alquanto orientata verso “il voler tutelare le popolazioni oppresse”, nei fatti ha sfumature di assai difficile sintesi - è bene dire che la vicenda Siriana, unita alla vicenda Israeliana (che sta subendo un’accelerata in questi ultimi giorni e che probabilmente coinvolgerà Israele, Libano e Iran) potrebbero condurre ad una guerra mondiale inimmaginabile.

Donald Trump, si sta rilevando per il mondo un personaggio più controverso delle aspettative: difatti se agli albori del suo insediamento ci si attendeva un comportamento demolitore, conservatore e alquanto negazionista in ambito interno, è oggi la politica estera destare più preoccupazioni. Mentre sono in atto trattative con la Corea del Nord, poco tempo fa oggetto dell’attenzione e preoccupazione occidentale, Trump ha rivolto il suo sguardo verso la Siria. Sembra infatti che dopo aver eliminato Saddam Hussein e Mu'ammar Gheddafi (ex Presidente della Libia), gli americani abbiano intenzione di rovesciare anche il governo di Bashar al-Assad (odierno Presidente della Siria), alleato storico della Russia (che tra l’altro è vicino all’Iran, alla Corea del Nord e alla Cina). Ebbene: rovesciare il regime di al-Assad sarebbe una vera e propria follia dato che la Siria è un territorio delicatissimo, casa del fondamentalismo islamico dell’Isis (che il regime del Leader sta bloccando) e che è pericolosamente vicino alla piccolissima striscia di territorio che Israeliani e Palestinesi si contendono da sempre e che potrebbe essere oggetto di un attacco imminente da parte dell’Iran di Hassan- Rouhani, da tempo immemore, ostile ad Israele. Lo stesso al-Assad si è più volte espresso contro Israele. Il Leader Siriano, che appartiene ad un gruppo musulmano minoritario che ha nei sunniti i suoi detrattori, è il rappresentante del più avanzato stato anti-israeliano del vicino oriente e da sempre reclama la restituzione dei territori occupati da Israele in seguito alla sconfitta araba nella Guerra dei Sei Giorni. La Siria da sempre offre ospitalità al terrorismo anti-israeliano e finanzia anche il partito libanese di Hezbollah. Ciò fa sì che al- Assad goda di una popolarità enorme nel mondo arabo e nonostante le opposizioni interne, il leader siriano rappresenta un alleato strategico importante di Iran e Russia. Naturalmente il fatto che il Libano sia perennemente instabile e la Turchia subisca le rappresaglie dei Curdi rafforza il ruolo della leadership di al-Asad.

Tuttavia oggi come non mai il ruolo del Leader è sotto la lente della comunità internazionale in quanto è da otto anni che in seguito alla Primavera Araba in Siria, parte della popolazione vorrebbe le dimissioni di Baššār al-Asad, provocando una vera e propria guerra civile che ha portato la comunità internazionale a definire le trascorse elezioni presidenziali della Siria una "farsa costruita nel sangue" dove i politici sono "burattini" di Assad. Il voto è stato riconosciuto da soli trenta Stati del mondo tra cui Russia, Brasile, India e Iran.

Durante il conflitto sono morte quasi cinquecentomila persone; più di quattro milioni di persone ha abbandonato il Paese dando vita alla Diaspora siriana e più di otto milioni sono gli sfollati. A questo dato aggiungiamo che la comunità internazionale ritiene che in Siria siano state usate armi chimiche sui civili. Una situazione ingestibile, che all’indomani dall’ennesimo sospetto di attacchi chimici a Douma, ha condotto Francia, Regno Unito e Stati Uniti ad attacchi chirurgicamente studiati, volti a mostrare i muscoli al regime di al-Assad, che forte dell’appoggio Russo, ha praticamente ignorato la timida dimostrazione occidentale, volta più che altro a spostare l’attenzione dell’elettorato dei Paesi aggressori dai temi interni ai temi esteri.

Tra l’altro la vicenda, apparentemente lontana da Napoli, ci interessa in quanto secondo De Magistris il sottomarino Usa che ha sferrato l'attacco in Siria è stato nel porto della città Partenopea che è un’area “denuclearizzata”.

Bene è precisare che l’attacco è avvenuto senza nessuna prova certa dell’attacco chimico, tant’è che secondo alcune fonti giornalistiche "La gente del posto mi hanno detto che sono stati i terroristi a fabbricare questo attacco al fine di ottenere un attacco dagli stati occidentali contro l'esercito siriano… ho sentito questa storia da molte, molte persone [...] Ho parlato con il medico capo dell'ospedale e mi ha confermato che quel giorno in ospedale non è morto nessuno per gli effetti di sostanze tossiche". Sembrerebbero quindi confermate le dichiarazioni russe in merito, anche se la posizione dell’attuale Governo Italiano, che si accinge all’essere congedato, è diversa: infatti Gentiloni dice che” non possiamo accettare che si torni a cento anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale a legittimare l'uso della armi chimiche. Negli ultimi 10 giorni, a partire dalla notte del 7 aprile, sappiamo che sono stati usati cloro, sarin o agenti assimilabili. Fonti diverse hanno confermato decine di morti e centinaia di feriti. [...] Sfidiamo la Russia a contribuire con Stati Uniti, Iran, Europa alla soluzione negoziale a questa situazione. Il ruolo della Russia è fondamentale, bisogna farlo ora. La Russia deve essere sfidata sul terreno del contributo a questo negoziato perché non ha nessun interesse a fare il gioco di Bashar al Assad. L'Italia non è un paese neutrale: è da sempre un coerente alleato degli Stati Uniti, chiunque sia a governarli.”

Insomma quella del Medio Oriente è una vicenda complessa, forse in evoluzione, ma che ci si augura si possa risolvere con “iniziative di pace e non di guerra”. La posizione del Governo Pd è chiara, meno chiare sono le posizioni degli altri leader politici che si apprestano a prenderne il posto: sicuramente tutti sono d’accordo nel dire che "L'utilizzo di armi chimiche in Siria è semplicemente abominevole".