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Towanda: le donne dem unite contro un partito ancora troppo maschilista

Scritto da Elisabetta Di Fraia Il . Inserito in Vac 'e Press

towanda

Avete presente il film ‘pomodori verdi fritti alla fermata del treno?’ il termine towanda viene usato spesso. Un modo per dire ‘mai più’. Un grido di protesta e di libertà. Per questo più di 460 donne del Partito Democratico lo hanno scelto per denunciare un partito sempre più chiuso e trincerato in decisioni maschili.
E non si tratta dell’ennesima corrente. Perché se il più importante partito socialista d’Europa, la SPD tedesca, ha appena eletto una donna – Andrea Nahels – a presidente che in Germania è il ruolo partitico apicale, e Silvio Berlusconi va dal presidente Mattarella scortato dal due donne Gelmini e Bermini, allora towanda non può essere una semplice corrente. È molto di più.

È un vero e proprio terremoto rosa, avviato dalle donne del Partito Democratico: parlamentari in carica ed ex, amministratrici, dirigenti, militanti che vogliono tornare ad essere protagoniste e lanciano un pesante atto d’accusa sia contro la vecchia che nuova dirigenza del partito. La rabbia delle militanti democratiche è giustificata dai sotterfugi messi in atto dalla dirigenza, a loro dire studiata per favorire le candidature dei maschi. Un esempio sono le pluricandidature femminili: la stessa donna candidata in più collegi, una volta eletta liberava posti ad altri candidati uomini. E questo ha finito per incentivare l’elezione di più uomini alle politiche del 4 marzo. Le rappresentanti politiche Dem rimproverano alla dirigenza anche un’iniqua suddivisione delle cariche tra i generi in parlamento, a differenza di Forza Italia, che ha eletto due capogruppo donne e consentito l’elezione della prima donna presidente del Senato. Ma non basta. Per la prima volta il Partito Democratico è sovrastato nella rappresentanza femminile parlamentare dal Movimento 5 Stelle e dalla Destra, diventando il quarto partito in parlamento per numero di donne. Una situazione impietosa che ha spinto le donne del partito a compattarsi sotto il grido di towanda affinché il Pd non arretri mai più sui temi legati alle politiche di genere e alla democrazia paritaria ed inizi a comprendere che i tanti risultati positivi conseguiti in materia nella passata legislatura è stato anche e soprattutto per l’impegno, il lavoro costante , le idee e l’intelligenza delle donne elette in parlamento.

Di recente Roberta Mori, presidente della Commissione pari opportunità dell’Emilia-Romagna ha dichiarato: «O si riparte dalle donne e dalla loro centralità o sarà manchevole sia la democrazia paritaria italiana sia quella interna al partito». E ancora Lucia Borgonzone, coordinatrice della conferenza delle donne del PD in Emilia-Romagna, giustifica così l’impegno di Towanda: «Alla fin fine sono le donne a reggere il nostro sistema di welfare, e lavorano pure gratis. È una sfida culturale importante, questo è un Paese che non lascia spazio alle donne, lo si vede anche dai numeri della violenza di genere. Ma ogni volta che noi mettiamo l’accento su questi temi, ci sentiamo rispondere “ma con tutti i problemi che abbiamo…”». E ancora: «finché mancherà il punto di vista di metà della popolazione nell’elaborazione delle politiche, quelle politiche non saranno mai veramente rappresentative». Intanto le donne di Towanda si sono date appuntamento a Roma il 12 maggio per discutere assieme le prossime mosse. Il nuovo ’68 delle donne forse è appena cominciato.