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Il M5S come partito azienda

Scritto da Francesco Pastore Il . Inserito in Vac 'e Press

azienda 5 stelle

È di questi giorni l’iniziativa dell’On. Stefano Ceccanti (PD) sulla forma partito del M5S. Cogliendo al balzo la dichiarata volontà riformatrice del Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, Ceccanti ha dichiarato: “Il presidente della Camera cosa vuole fare sullo statuto del Gruppo M5S che viola Costituzione e Regolamento? Lo Statuto è costruito non sulla volontà degli associati, sulla volontà di tutti, l’unica compatibile con una democrazia rappresentativa, ma su una mitica volontà generale che in ultima analisi viene a coincidere con quella del cosiddetto Capo politico.

Non si può certo far finta pilatescamente di niente e ammettere che gli statuti costituiscano una zona grigia esente dal dovere di conformarsi alla Costituzione e alle leggi. Per questa ragione il presidente della Camera ha una competenza. Spetta quindi a lui individuare i possibili strumenti per risolvere queste contraddizioni o, qualora ritenga che essi al momento non siano disponibili, individuare un percorso rapidissimo per assicurare il necessario primato della Costituzione e del Regolamento”.

Riteniamo che questa questione sollevata dall’On. Ceccanti sia cosa giusta e buona. Il PD è stato troppo preso dal governo negli ultimi anni per porsi seriamente il problema della democrazia e dei partiti. Però ora che sta all'opposizione deve cominciare ad affrontare anche questi problemi. Non è possibile che ci sia un partito nel quale comandano persone che non hanno alcuna investitura popolare né si sottopongono personalmente al voto. Certo, oggi vincerebbero certamente il loro seggio, ma domani potrebbero perderlo come qualunque politico. Invece, nel caso di Casaleggio e Grillo, qualunque cosa succeda, saranno sempre responsabili altri, mentre i meriti sono sempre i loro.

Ceccanti si riferisce poi alle sciocchezze contenute nello statuto del M5S e negli obblighi cui sono sottoposti i parlamentari grillini. Solo per menzionare alcune delle caratteristiche di incostituzionalità dello statuto del M5S, i parlamentari devono:

a) versare alla Casaleggio & co. (un’impresa privata) 300 euro al mese;
b) rispettare ciecamente il programma della Casaleggio & co. Anche se questo programma viene cambiato notte tempo senza alcun preavviso e continuamente dalla Casaleggio & co.;
c) attenersi a diversi vincoli di mandato e alla volontà del partito chiunque e comunque la formi;
d) pagare una multa molto salata ogni qual volta esprimono un’opinione o hanno un comportamento ritenuto contrario agli interessi del M5S.

Poi, Di Maio si vanta del fatto che, in questa legislatura, il M5S ha un gruppo parlamentare molto compatto. E ci crediamo. Considerati gli obblighi cui sono sottoposti i loro parlamentari, non ci si può meravigliare della compattezza dei loro gruppi.

Il centro-sinistra ha fatto una guerra senza quartiere contro Berlusconi per il conflitto di interessi. Bisognerà fare la stessa cosa contro il M5S e la Casaleggio & co.! Finora si è sottovalutato troppo il M5S e la sua assoluta mancanza di democrazia interna. Speriamo non sia già troppo tardi per porvi rimedio. Oltre ai punti sollevati dall’On. Ceccanti, va notato che la Casaleggio & co. è un'azienda privata

e, in quanto tale, legittimamente persegue il proprio profitto e il proprio interesse personale. La tentazione di quest’azienda di piegare gli interessi del paese ai suoi propri interessi è sicura, forte ed inaccettabile. Non va trascurata.

Il M5S annuncia una legge dura sul conflitto d'interesse in funzione anti-berlusconiana. Ben venga. La aspettiamo da almeno due decenni ed è stato un grande errore del centro-sinistra non averla mai realizzata anche quando era al governo, pur avendola invocata milioni di volte. È stato questo uno dei grandi errori storici del centro-sinistra.

Però, sulla proposta pentastellata sorge spontanea una domanda che non può essere elusa: Questa legge contro il conflitto d’interessi consentirebbe alla Casaleggio & co di fare quello che fa attualmente con i "propri" parlamentari? Poi c'è una questione etica e politica allo stesso tempo che viene troppo spesso sottovalutata. Il M5S dice che non c'è destra né sinistra. Spesso ci interroghiamo sul senso di questa affermazione ineffabile. La destra e la sinistra ci sono sempre state e sempre ci saranno, poiché come direbbe Davide Ricardo, fra i padri dell’economia politica, ogni scelta economica (o quasi) implica una redistribuzione delle risorse fra ceti economici e sociali. Ne segue quasi automaticamente che scelte che comportano una redistribuzione a favore dei ceti più deboli sono di sinistra e scelte che comportano una redistribuzione a favore dei ceti più forti sono di destra. Con questo schemino, si può dire subito se una scelta è di destra o di sinistra: la flat tax è di destra; la eliminazione delle tasse universitarie è di destra; l’introduzione del REI è di sinistra; gli incentivi alle assunzioni dei giovani sono di sinistra (anche se comportano una detrazione anche a favore delle imprese); il reddito di cittadinanza è da vedere, poiché attingendo alla fiscalità generale favorisce una redistribuzione fra chi paga le imposte e spesso sono lavoratori dipendenti a favore dei disoccupati.

Poi si può discutere se una scelta di politica economica sia solo e puramente redistributiva (il reddito di cittadinanza) oppure se favorisca la crescita economica (la defiscalizzazione delle assunzioni dei giovani disoccupati, la detassazione dei redditi da lavoro e la tassazione dei redditi da capitale e delle rendite). Credo che questa sia una differenza fondamentale fra il sostegno al reddito dei poveri tipico del pensiero sociale della destra, sia quella cattolica che storica, e lo sviluppo economico come motore della creazione di nuovi posti di lavoro, tipico della tradizione marxiana, di quella keynesiana e di quella socialdemocratica.

Ma ora che abbiamo chiarito che destra e sinistra non scompariranno mai, torniamo a chiederci: Come mai un’impresa privata che persegue legittimamente il proprio profitto ed interesse personale sostiene che non c'è né destra né sinistra? Beh, è facile capire il perché di questa affermazione una volta che ci si chiede chi è che la fa. L'una vale l'altra dal punto di vista di un’impresa privata il cui scopo è il profitto. E le imprese private sono sempre state ben disposte ad approfittare degli ideali politici di entrambe, sia della destra che della sinistra. Da questo punto di vista, la Casaleggio & co. è ancora peggiore di Berlusconi che comunque a modo suo non si può negare che abbia sempre avuto ideali politici molto chiari di destra.

È anche vero però che in più occasioni Berlusconi ha dimostrato che gli ideali sono importanti, ma mai quanto il suo proprio interesse personale o quello delle proprie aziende. In più occasioni, è sceso a patti con i comunisti quando si trattava di difendere i propri interessi personali e quelli delle proprie aziende. Pur di convincere, ad esempio, Massimo D’Alema a non fare la legge sul conflitto d’interessi gli promise di fare la riforma costituzionale che egli stava scrivendo con la Commissione per le riforme costituzionali presieduta da D’Alema e Massimo Villone.

Insomma, seguendo l'esempio berlusconiano, il M5S non fa differenza fra destra e sinistra. Il suo ideale è chiaro e assomiglia a quello dei potentati italiani quando si ponevano il problema

di quale potenza europea dell’epoca scegliere per farsi proteggere. Come riassunse Francesco Guicciardini, la soluzione era semplice e cinica: “Franza o Spagna por che se magna...”

Non sappiamo chi sia peggiore, fra la Casaleggio & co. e Berlusconi. Sul piano etico, l’immoralità di Berlusconi sembra davvero ineguagliabile, ma non tutti i suoi seguaci sono come lui. Tante persone per bene lo hanno seguito come fanno ora tanti grillini con la Casaleggio & co. Al di là di questo, però, non vedo molte differenze. In entrambi i casi, un'azienda privata “assume” dei giovani o personaggi più o meno conosciuti per portare avanti i propri interessi in Parlamento facendo pagare questo “personale politico” con i soldi dello stato e dei cittadini.

Anche Berlusconi se la prendeva con la vecchia DC proponendosi come il nuovo che avanza e che spazza via l’insulso e immorale passato. La sua forma partito, il partito azienda, e la sua esperienza imprenditoriale, contrapposta a quella dei burocrati di partito, erano sbandierate come una grande novità politica (sic) per il paese e non solo per l’Italia. Egli si proponeva come modello da eguagliare per il mondo intero.

Lui in quanto ricco e potente non aveva interessi personali da perseguire una volta eletto. Questa era uno dei cardini della superiorità della forma del partito azienda rispetto al partito di massa del secolo che stava per chiudersi. Naturalmente, non v'era nulla di più falso nelle sue affermazioni e, come ormai è chiaro e noto a tutti, mai nessun partito ha tratto tanti vantaggi dalla posizione di governo come ha fatto Berlusconi durante la sua esperienza. Vi sono articoli dell’Economist che documentano nei minimi dettagli e quantificano i vantaggi tratti dal gruppo Mediaset durante i governi Berlusconi.

Detto questo, non avendo mai creduto a Berlusconi, ora vogliamo credere al ciuccio che vola quando sentiamo quelli della Casaleggio & co. dire che fanno l'interesse degli italiani e solo quello? Intanto, si stanno prendendo con una famelicità mai vista prima tutte le poltrone che possono e poi si vede.