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CINA: rinnovamento e tradizione

Scritto da Ernesto Nocera e Angela Pascale Il . Inserito in Vac 'e Press

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I popoli che si sono formati con processi secolari, raggiunto un equilibrio difficilmente cambiano la struttura profonda della loro società. La Cina ne è un perfetto esempio. L’impero cinese fu costituto nel 221 a.C. a seguito di una lunga serie di guerre intestine da cui uscì vittorioso l’imperatore Qing.

L’uomo che normalizzò l’immenso territorio unificando monete, sistema fiscale, unità di misura, sistema stradale e gestione elle terre e della fitta rete di opere idrauliche essenziale per la sopravvivenza del regno Qing fu anche l’uomo che organizzò una forte burocrazia statale che gli garantiva la gestione dell’immenso territorio. Questa burocrazia non era ereditaria. Ad essa si accedeva per pubblico concorso e, teoricamente, ogni cinese a prescindere dalla sua provenienza sociale, poteva partecipare. In effetti poiché la prova era difficilissima e richiedeva anni di preparazione, la cosa diventava possibile solo se avevi alle spalle una famiglia in grado di sostenerti. L‘ impero cinese, raggiunta precocemente la sua maturità durò dal 221 a.C. fino agli inizi del ‘900. Ovviamente non fu una storia lineare, fu una storia tragica e tormentata con invasioni, cambi di regnanti rovesciamenti di dinastie.

La società cinese conservò sempre tuttavia alcuni caratteri fondamentali:
1) La struttura burocratica inaugurata dall’imperatrice Wu (624-705 d.C.) che abolì quella proveniente dalla casta aristocratica e la sostituì con pubblici funzionari che, come già detto, assurgevano alla carica per pubblico concorso.
2) l’influenza permanente del confucianesimo , una filosofia di vita basata sul rispetto delle gerarchie e all’autorità.

Il successore di Mao, Deng-Xiao-Ping era un uomo pragmatico che per spezzare la tendenza alla permanenza al potere sempre degli stessi soggetti stabilì un limite d’età per il mantenimento in servizio dei funzionari pubblici e di partito. Non a caso l’ultimo congresso del PCC ha abolito questo principio per consentire a Xi-Ping il mantenimento a vita della carica si segretario generale. Così la Cina ha di nuovo il suo imperatore La crescita impetuosa della Cina si basa sulla nuova funzione della burocrazia statale e di partito. Un forza di 5milioi di persone con l’1% di top dirigenti (500mila persone di alto livello). Questa burocrazia è diventata un’enorme e flessibile macchina che produce profitto. Come spiega la professoressa Yuen Yuen Ang dell’università del Maryland nel suo recente articolo su Foreign affairs: ‘Autocracy with Chinese caratteristics’ (Autocrazia con caratteristiche cinesi). Smentendo tutte le previsioni degli economisti occidentali l’economia cinese non ha rallentato negli ultimi 20 anni. Adesso è seconda dietro gli USA.

La crescita rallenta ora semplicemente perché il livello di reddito raggiunto è più equilibrato. Contrariamente alle aspettativa ciò non ha portato una maggiore democrazia, perlomeno come la si intende in Occidente: più partiti in competizione e libere elezioni. Ma è la sola forma di democrazia o è possibile pensarne altre? Amatrhya Sen, il famoso economista indiano fautore della micro economia come fattore di equilibrio e sviluppo, in polemica con politici USA disse una volta che la democrazia può assumere altre forme facendo l’esempio della vita di milioni di villaggi che sono la struttura dell’India agricola. In essi la vita della comunità è gestita ed amministrata dall’assemblea pubblica degli anziani. Essi si riuniscono al centro del villaggio e discutono e deliberano mentre l’intero villaggio assiste .

Dunque la Cina non è immobile ma si muove velocemente e con efficienza conservando le sue storiche caratteristiche: un imperatore ed una doppia e forte burocrazia verticalizzata, quella statale e quella di partito. Spesso a livello locale queste funzioni si intrecciano: non è raro il caso di un sindaco che è anche il segretario della locale organizzazione del PCC.

Il sistema per rendere efficienti le strutture burocratiche è di una sconcertante semplicità: lo stipendio dei funzionari è basso se non simbolico. Ma ogni livello di struttura ha un suo obiettivo economico, più ci si avvicina all’obiettivo, maggiori sono gli incentivi per i funzionari responsabili. Essi per raggiungerli sono spronati alla maggiore flessibilità. Il che comporta anche un solido rapporto con i cittadini la cui partecipazione è essenziale per il raggiungimento del traguardo fissato. La situazione è tale che, come nota la professoressa Ang, mentre in Occidente la politica e interessante e la burocrazia è considerata fastidiosa, in Cina accade il contrario: è la politica ad essere fastidiosa e la burocrazia ad essere interessante e degna di attenzione. Dalla situazione cinese si possono trarre due lezioni. La prima è che bisogna superare la concezione che la democrazia sia solo collegata ad un sistema di elezioni con più partiti. I vantaggi della democrazia possono essere raggiunti meglio con una riforma della burocrazia che liberi l’iniziativa dei funzionari piuttosto che importando modelli esterni, non adatti alle tradizioni locali. Ciò non vuol dire che gli stati debbono sacrificare la democrazia alla crescita economica ma che l’esperienza cinese ci dice che la democrazia si può introdurre meglio innestando forti riforme in un contesto tradizionale. In poche parole è meglio promuovere cambiamenti politici costruendo su quello che già c’è invece di imporre modelli stranieri. L’Iraq è la riprova negativa della correttezza di questa ipotesi. La seconda lezione è che la presunta dicotomia fra Stato e società civile è falsa. Per la cultura occidentale lo Stato è pensato come un oppressore e perciò la società civile va sostenuta nel suo ruolo di opposizione, di tutela delle libertà. In società come la Cina invece ci sono sempre stai soggetti intermedi fra Sato e società civile.

Come nella Cina antica questo ruolo era svolto da funzionari che accedevano alla carica per pubblico concorso e non provenivano più dalla casta aristocratica di proprietari terrieri, così nella Cina moderna il corpo dei funzionari statali e di partito svolge la stessa funzione, con la notazione importante che l’appartenenza al partito non è condizione dirimente per l’accesso alle cariche civili. Ovviamente ciò non vale per le cariche di partito. La riforma burocratica ha avuto successo perché ha liberato lo spazio per la libera iniziativa dei funzionari statali. La dicotomia Stato/società civile in Cina non ha significato perché, in società molto legate alla tradizione l’esistenza di soggetti dall’identità fluida e sovrapponibile rende la dicotomia priva di significato.

In tali sistemi i funzionari sono inseriti non solo nella struttura statale ma anche nella loro comunità la cui partecipazione diventa essenziale per il raggiungimento degli obiettivi economici e di sviluppo fissati per la singola struttura. E ciò, al fine della valutazione della affidabilità , del pubblico funzionario politico o “civil servant” ha la stessa valenza della democrazia. La scelta della condivisione dei profitti derivanti dal raggiungimento e/o del superamento degli obiettivi fissati dalla pianificazione economica statale per la burocrazia cinese ha rappresentato l’occasione per liberare l’iniziativa di 50 milioni di soggetti per il successo “capitalistico” del Paese. È la dimostrazione delle ragioni del fallimento della politica di Mao basato.

Sul principio dell’iniziativa “top- down” mentre il successo della politica “down top”è la dimostrazione della giustezza di questa scelta che è alla base del clamoroso successo economico della Cina moderna. L’attuale dirigenza cinese dovrà porre molto attenzione nella difesa e nel rafforzamento della politica “ down-top” che sta seguendo.